a. jac., Corriere della Sera 18/01/2012, 18 gennaio 2012
ORO, BENE RIFUGIO ANCHE PER LE BANCHE
L’oro cresce ancora sui mercati asiatici dove guadagna l’1% a 1.659,73 dollari l’oncia. E se ancora non si tratta di sorpasso, il bilancio di fine anno fotografa una Cina che recupera terreno sulla più sfarzosa India, la «principessa» che ama ricoprirsi del metallo scintillante. Tanto che la Terra di Mezzo avrebbe praticamente colmato il gap che ancora a settembre 2011 dava la domanda di oro di Nuova Delhi a 743 tonnellate contro le 612 di Pechino. Ma un altro dei record segnato dal metallo prezioso nel 2011 è quello del prestito di lingotti dagli istituti centrali alle banche per aiutarle nella difficile impresa di raccogliere dollari. Un ammontare cresciuto a un livello mai così alto da dieci anni, secondo il Financial Times. Ma nonostante le banche centrali possiedano un sesto di tutto l’oro estratto, la loro attività in lingotti è avvolta nel mistero. Oltre che per le riserve, alcune banche commerciano l’oro, «prestandolo» sul mercato per ottenere alti rendimenti. Le stime della società di consulenza Gfms, confermano: l’incremento nei prestiti di oro si deve alle banche dell’eurozona che in crisi di liquidità si rivolgono agli istituti centrali per poi scambiare sul mercato oro contro dollari. E l’impatto sul prezzo? Difficile da definire, dicono gli esperti. Comunque secondo Gfms il prezzo potrebbe tornare sotto pressione a fine anno, toccando un picco «sopra i 2.000 dollari» a cavallo con il 2013. Le banche centrali lo scorso anno hanno comprato 430 tonnellate per le riserve, per Gfms il valore più alto dal collasso di Bretton Woods, 40 anni fa, e l’ultima volta in cui il valore del dollaro fosse collegato a quello del metallo giallo.
a. jac.