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 2012  gennaio 18 Mercoledì calendario

E PENATI FA L’«INVESTIGATORE» SUL CRAC DEL SAN RAFFAELE —

Una squadra di undici consiglieri regionali incaricata di indagare sul crac miliardario del San Raffaele. Nella formazione della futura commissione d’inchiesta del Pirellone c’è anche il nome che non t’aspetti: Filippo Penati. L’uomo forte del Pd lombardo, il presidente della Provincia di Milano e poi sfidante di Formigoni per la Regione, ma anche il papà del «sistema Sesto» e delle presunte tangenti nell’ex Stalingrado. Un paradosso. Un’assurdità, suggerisce qualcuno. Soprattutto considerati i rapporti tra lo stesso Penati e Renato Sarno, l’architetto indagato a Monza dal pm Mapelli e che per don Verzé aveva progettato il San Raffaele Quo Vadis, l’«ospedale del benessere» in provincia di Verona.
La questione ha però una spiegazione «regolamentare» prima che politica. Penati, sull’onda dello scandalo politico, ha lasciato nello scorso settembre il gruppo del Pd. In qualità di unico rappresentante del gruppo misto, la sua cooptazione ora nella commissione è un passaggio pressoché obbligato. Nessuna scelta, nessuna premeditazione. Burocrazia d’aula, piuttosto. Eppure il caso ha sollevato ieri la sua buona dose di polemiche. «Non prova vergogna il Pd per l’ingresso del plurindagato Penati nella commissione sul San Raffaele?», ha chiesto per esempio il capogruppo pdl Paolo Valentini, nel tentativo di difendere Formigoni dalle accuse piovute per l’affaire Ponzoni. «Entra in quanto unico componente del "misto", poiché tutti i gruppi devono essere rappresentati per regolamento. La polemica è chiaramente strumentale», la replica immediata dal centrosinistra.
Ma come ha ricordato ieri lo stesso Formigoni la «colpa» di Penati è quella di non essersi mai dimesso dal Pirellone. La nascita di un nuovo gruppo consiliare — ha sottolineato anzi lo stesso governatore — costituisce un onere aggiuntivo per le casse della Regione. Secondo una stima, 150 mila euro all’anno tra dirigenti, funzionari, spese di comunicazione varie. «Troppi», dice il dipietrista Stefano Zamponi, che oggi presenterà un progetto per abolire i minigruppi.
Andrea Senesi