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 2012  gennaio 18 Mercoledì calendario

CANDIDATI REPUBBLICANI, LA FIERA DELLE GAFFE —

Uscita di scena Michelle Bachmann, che voleva «curare gli omosessuali» e sosteneva che il terremoto e gli uragani del 2011 nella East Coast erano stati «un avvertimento dell’Onnipotente» arrabbiato, l’Oscar delle stupidaggini tocca sicuramente a Rick Perry, il governatore del Texas che a suo tempo arrivò a minacciare la secessione del suo Stato dall’Unione.
Al dibattito tra i candidati repubblicani di lunedì sera, Perry ne ha sparate due sensazionali: prima ha definito la Turchia un Paese governato da «terroristi islamici», sul quale «è tempo di discutere se debba o meno continuare a far parte della Nato». Poi, novello Stranamore, ha detto che con lui presidente il confine con il Messico diventerebbe impenetrabile all’immigrazione clandestina. Come? Semplice, mandando i droni Predator, gli stessi che gli Usa usano per colpire le bande di Al Qaeda al confine tra Afghanistan e Pakistan.
Erano solo le ultime perle, naturalmente. Pochi giorni prima, per spirito di corpo avendone lui stesso fatto parte, Perry aveva difeso i marines immortalati a urinare sui cadaveri dei talebani, definendo «eccessiva» la reazione di condanna e rovesciando sul presidente la definizione «spregevole», con cui Obama ha bollato lo scempio. Di più, il texano insiste che l’evoluzionismo è una teoria come le altre, ha molti buchi e per questo «in Texas è insegnato insieme al creazionismo».
Benvenuti nella galassia delle corbellerie repubblicane, forse il miglior regalo che il fronte conservatore sta facendo al presidente Obama in questa fase preliminare e sicuramente una delle ragioni principali del successo di Mitt Romney, il più presentabile, il meno erratico, il solo candidato credibile, con una chance di conquistare a novembre quel centro moderato, senza il quale ogni scalata alla Casa Bianca è destinata a fallire.
Non che Romney sia del tutto immune da scivolate. Ma al confronto con i suoi avversari, le sue sono quisquiglie. Per esempio, ha teorizzato con Perry che gli Stati Uniti dovrebbero «tornare in Iraq». Ed è stata solo una gaffe di cattivo gusto, quella che lo ha spinto a dire a una platea di disoccupati in Florida che come candidato alla presidenza, anche lui è «senza lavoro». Dimenticando di aggiungere: con un patrimonio di 200 milioni di dollari.
Nulla a che vedere con Newt Gingrich, che pure sta recuperando in South Carolina e gli crea qualche preoccupazione, in vista delle primarie di sabato prossimo. I palestinesi? «Un popolo inventato», ha sparato pochi giorni fa l’ex speaker della Camera dei Rappresentanti. L’America di domani? «Se non vinceremo la nostra battaglia, un Paese ateo e secolare, potenzialmente dominato da islamisti radicali». Lo spettro di un ayatollah alla Casa Bianca.
Dulcis in fundo, lunedì Gingrich ha proposto che gli studenti poveri lavorino part-time come addetti alle pulizie nelle loro scuole per un piccolo salario: «Sarebbero meno inclini ad abbandonare gli studi e farebbero qualche soldo, il che è positivo se si è poveri».
E Rick Santorum, il cattolicissimo candidato anti-gay e anti-aborto, che portò a casa il cadaverino del figlio nato prematuro, affinché gli altri figli «coccolassero» il loro fratellino morto? Beh, ha smesso di paragonare il sesso tra gay al sesso tra uomini e bestie. Ma in compenso sostiene che «nella Costituzione americana non c’è alcun riferimento alla divisione tra Stato e Chiesa».
Il che è tecnicamente vero, ma la sua lettura confessionale della Repubblica fa rivoltare nella tomba i padri fondatori.
Resta Ron Paul, libertario e liberista senza compromessi, ma è un caso a parte. Perché le cose che dice sono talmente surreali, da farlo risultare un simpatico mattacchione. E non solo perché teorizza la legalizzazione della marijuana. Ma propone anche di abolire la Federal Reserve, uscire dalla Nato, isolare gli Stati Uniti riportando a casa tutte le truppe. Dice anche che a Osama Bin Laden avrebbero dovuto essere garantiti tutti i diritti di un imputato. E poi dicono che Romney non ha avversari.
Paolo Valentino