Eugenio Scalfari, la Repubblica 18/1/2012, 18 gennaio 2012
I REFERENDUM DIVERSI
Sul "Fatto Quotidiano" di ieri intitolato «Scalfarendum» Marco Travaglio mi dedica due colonne che per tre quarti sono citazioni di articoli da me scritti su "Repubblica" nel 1991 e ´92 sul referendum allora promosso da Mario Segni che riscossero grandissimo consenso elettorale e determinarono un cambiamento radicale della pubblica opinione e il passaggio dal proporzionalismo al maggioritario elettorale negli anni successivi.
Fa sempre piacere rileggersi su un altro giornale e ringrazio Travaglio (e il suo direttore Padellaro) per questa carineria nei miei confronti. Naturalmente una carineria intinta nel veleno: Travaglio vuole infatti dimostrare che lo Scalfari di domenica scorsa, in cui parlo anche del referendum bocciato dalla Corte costituzionale difendendo la Corte dall´accusa di faziosità lanciatagli addosso da «alcuni editorialisti qualunquisti e demagoghi», è una persona molto diversa dall´autore degli articoli del 1991. Allora inneggiavo ai referendum proposti da Segni, oggi invece sostengo che i referendum elettorali andrebbero aboliti «perché la democrazia parlamentare non può restare neppure per un minuto senza una legge elettorale, buona o cattiva che sia». Travaglio non ha citato questo passaggio del mio articolo che è alla base del mio ragionamento e della sentenza di inammissibilità emessa dalla Corte. Neppure ha citato un´altra frase del mio predetto articolo dove scrivevo che i referendum elettorali sono ammissibili se si limitano a modificare la legge elettorale sopprimendone una frase ma lasciandone in piedi l´impianto.
Questo fu il referendum di Mario Segni: si limitava a portare i voti di preferenza da cinque a uno soltanto. Apparentemente una modifica priva di qualunque importanza, ma Segni tecnicamente non poteva far altro, non poteva cambiare il meccanismo elettorale della proporzionale perché il referendum può soltanto abrogare e non proporre una nuova legge e abrogare la legge elettorale non si può.
Dov´è dunque la contraddizione tra le mie posizioni del ´91 e quelle di oggi? Allora sostenni il referendum che modificava il numero delle preferenze e che la Corte aveva giustamente ammesso; oggi difendo la Corte da accuse qualunquiste e demagogiche perché ha giustamente bocciato l´abrogazione d´una legge elettorale. Su quella detta "Porcellum" ho più volte scritto che merita soltanto di essere mandata al macero, compito che spetta esclusivamente al Parlamento e non al referendum.
Il veleno di Travaglio è dunque acqua fresca. Io non l´ho nominato nell´articolo di domenica scorsa ma lui si è riconosciuto nella frase «editorialisti qualunquisti e demagoghi». Se si è riconosciuto è segno che quella mia definizione gli si attaglia perfettamente per sua stessa ammissione.