Vincenzo Iurillo, Il Fatto Quotidiano 17/1/2012, 17 gennaio 2012
AL SUO PAESE LO CHIAMANO TOP GUN. E LO DIFENDONO
Lo avevo soprannominato Top Gun perché era al di sopra di media, per tenuta della guardia e capacità di navigazione. È stato il mio terzo e secondo ufficiale di bordo alla Tirrenia, sono stato io a spingerlo a cercare altre opportunità di lavoro perché da noi era sprecato”. Il comandante in pensione Michele Miccio presiede la Casina dei Capitani di Meta, centro di ritrovo della gente di mare. E sulle capacità professionali di Francesco Schettino metterebbe la mano sul fuoco. Non è l’unico. Il 52enne comandante della Costa Concordia, continua a godere di una stima unanime su un territorio che discute nella piazza del Casale di manovre marinare come altrove si discute per la nazionale di calcio. Qui tutti difendono il loro concittadino: “È stato bravissimo – dice un ufficiale di bordo di una compagnia concorrente – a salvare più di 4000 persone nella notte, con un comandante meno capace il bilancio sarebbe stato più grave”. Schettino vanta un buon curriculum: diploma all’Istituto Nautico di Piano di Sorrento “Nino Bixio”, apprendistato presso le petroliere Agip, poi la Tirrenia, l’esperienza di ufficiale di bordo per la Renaissance, quindi il passaggio dieci anni fa alla Costa Crociere. Tra Meta, Piano di Sorrento e la costiera sorrentina circa 900 famiglie vivono grazie a un imbarcato che si è adeguato alle dure regole di questo lavoro: 4 mesi a bordo e 2 a terra, fino a quando la pensione non ti riporta a casa definitivamente. Tra queste famiglie c’è quella di Schettino: moglie (che si è precipitata a Grosseto), una figlia adolescente, un fratello, Salvatore, anch’egli nel settore come ispettore di corpo marittimo e una sorella, Giulia, che si è trasferita dall’anziana madre per proteggerla e che afferma di non sentirlo dal giorno dell’incidente. Poi aggiunge: “Non vogliamo rilasciare dichiarazioni, ma sono amareggiata per come i media stanno affrontando la vicenda, senza riportare i giudizi positivi su mio fratello che pure ci sono stati. Abbiamo figli piccoli e hanno dovuto sentire ‘ah, tuo zio è in galera’, a dei bambini non si dovrebbe parlare così”. Il comandante della Costa due anni fa in un’intervista a un giornale ceco, disse: “Non vorrei mai trovarmi nel ruolo del comandante del Titanic, obbligato a navigare nell’oceano tra gli iceberg. Ma ritengo che grazie alla preparazione, si possono controllare tutte le situazioni e prevenire eventuali problemi”. Intanto su Facebook è nato un gruppo in suo sostegno che ha raccolto quasi duemila adesioni.