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 2012  gennaio 17 Martedì calendario

L’ANDAF REGISTRA LA STRETTA CREDITIZIA

Un contesto di mercato decisamente più difficile per via della crisi economica, al punto che gran parte delle aziende ha subito negli ultimi tre anni significative contrazioni di fatturato e redditività. Un contesto che ha reso più difficile l’accesso al mercato dei capitali (sia di debito che di equity), mentre la richiesta di garanzie resta una prassi molto diffusa fra le banche, soprattutto nei confronti delle aziende più piccole o a conduzione familiare. Sono alcune delle evidenze che emergono nel primo rapporto Andaf (associazione dei direttori finanziari) e Sda Bocconi, effettuata tra un centinaio di Cfo di imprese con un fatturato di almeno 10 milioni di euro.
L’indagine che verrà presentata domani nel corso di un convegno a Milano, ha preso in esame la struttura finanziaria, le condizioni di accesso al credito, il rapporto tra banca e imprese e il capitale di rischio. La crisi ha avuto un impatto negativo su due terzi delle imprese, causando un’espulsione degli operatori marginali con conseguenza un consolidamento dei settori. Ecco allora che la priorità per il 75% delle aziende è diventata quella di giocare a perimetro costante: difesa delle quote di mercato o crescita organica. Solo un’azienda su 4 punta in questa fase all’internazionalizzazione. Le altre (il 68% del campione) hanno cercato di riorganizzarsi, adeguando le proprie risorse finanziarie e manageriali.
Sul fronte finanziario, le policies seguite negli ultimi anni sono state conservative, ma la situazione sta cambiando. Se in passato il 64% delle aziende si finanziava a spread inferiore ai 200 punti base, oggi circa il 40% degli intervistati avverte la necessità di intervenire sulla struttura finanziaria aziendale.
Il rapporto con le banche è il passaggio più delicato, improntato su parametri ben noti: tendenza a usare un elevato numero di istituti di credito (il 55% ha più di 5 banche) con il credito concesso prevalentemente a fronte di garanzie. Flussi di cassa e coventants si stanno diffondendo, ma riguardano ancora solo il 50% delle aziende. Proprio i flussi di cassa vengono richiesti sempre più di sovente dalle banche, ma tendono ad essere valutati quasi più come un compendio informativo, mentre il monitoraggio delle informazioni derivante dalla canalizzazione dei flussi finanziari pesano molto di più sulle decisioni di lending delle banche.
Fanno parziale eccezione solo le aziende di dimensione maggiore o quotate, nei confronti delle quali l’enfasi tende a spostarsi sul posizionamento nel mercato e sulla capacità di generare flussi di cassa sufficienti a ripagare i finanziamenti e a sostenere la crescita. Del resto, il rapporto banca-impresa è diventato più conflittuale proprio a causa della crisi, anche se la situazione appare stabilizzata e si guarda al futuro con un certo ottimismo: circa un terzo delle imprese rimprovera alla banche una qualità del servizio non adeguato e un livello di professionalità del gestore inadeguato. Le aziende chiedono quindi agli istituti più consigli su come migliorare la propria classe di rating e come ridurre la rotazione del personale interno, mentre una su quattro si ripropone di perseguire il miglioramento della qualità e della frequenza delle risorse fornite e di procedere ad un rafforzamento patrimoniale. Chi pensa a un rafforzamento patrimoniale lo fa perché costretto da rapporti conflittuali e spesso logorati con istituti di credito, dipendenti e controparti economiche. Qualora se ne abbia la capacità, la prima scelta è quella di ricapitalizzare con risorse proprie, salvo aprire il capitale a terzi, ma solo come ultima ratio.