Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  gennaio 17 Martedì calendario

RISCHIO DISDETTE SULLE CROCIERE

Fino a ieri il mercato delle crociere, nonostante qualche segnale di stanchezza registrato nel 2011, era considerato in espansione, almeno in Europa (un po’ meno negli Usa, dove il settore è più maturo).
Fino a ieri. Perché la tragedia di Costa Concordia, la più grande unità passeggeri naufragata al mondo, rischia di cambiare tutto. Anche se la compagnia italiana del gruppo statunitense Carnival e alcune agenzie di viaggio sperano in una flessione solo momentanea delle prenotazioni. Da Milano a Roma, per scendere a Napoli e Palermo, agenti e tour operator registrano clienti che disdicono prenotazioni o che telefonano preoccupati indecisi se confermarle. Anche Pier Luigi Foschi, ceo di Costa , ha detto ieri di credere che il naufragio possa avere un impatto solo temporaneo sulle crociere e sulla nostra compagnia (si veda l’articolo a pagina 21). Qualcosa di più di una speranza, visto che Costa si appresta a battezzare una nuova nave nel maggio 2012 e ha già in ordine un’altra unità in consegna in ottobre 2014.
Per dare un’idea del business che creano le crociere in Italia e nel mondo basta sfogliare i dati raccolti dall’Italian cruise watch 2011, il report di ricerca realizzato da Risposte Turismo, società guidata da Francesco Di Cesare. Secondo lo studio, sono quasi 11 milioni i crocieristi imbarcati, sbarcati e transitati nei porti italiani nel 2011 (+16% rispetto al 2010).
A livello mondiale, secondo indagini della Clia (Cruise line international association), il turismo crocieristico mondiale è finora cresciuto, senza soste significative, dai 500mila crocieristi circa dei primi anni ’70 ai quasi 5 milioni del 1990, fino ad arrivare intorno ai 10 nel 2000 e sfiorare quota 19 milioni nel 2010. Un numero che gli operatori considerano (finora) destinato a crescere, se si pensa che 50mila cittadini nordamericani dichiarano di voler fare una crociera nei prossimi tre anni e che, in generale, il tasso di penetrazione del prodotto nel mercato è ancora basso, dal 3,4% degli Stati Uniti al 1,1 % medio in Europa (1,4% in Italia con 900mila persone che hanno effettuato una crociera nel 2010). Una domanda in crescita supportata da un’offerta in crescita, con il numero di posti letto disponibili nelle navi in circolazione che passa dai 217mila del 2000 ai 461mila del 2010 fino ai 501mila previsti per il 2012 (sono 117 le navi varate tra il 2000 e il 2010 e 21 dal 2011 al 2013, di queste il 43% con capacità superiore ai 3mila posti letto). Quattro i principali gruppi che si contendono il business: Carnival Corporation (azionista di Costa), Royal Caribbean Cruise ltd, Genting HK e l’italo-ginevrina Msc detengono quasi l’80% del mercato. Sempre secondo stime della Clia, l’impatto dell’industria crocieristica sugli Stati Uniti è pari a 38 miliardi di dollari; quello sull’Europa, calcolato dall’European cruise council, è di 14,4 miliardi di euro (di cui 4,5 sull’Italia), che diventano oltre 35 se si aggiunge indotto e servizi.
Tra gli scali italiani che hanno ospitato navi da crociera nel 2010, tre hanno superato quota un milione di movimenti passeggeri (Civitavecchia, Venezia e Napoli,) ed altri 4 (Genova, Livorno, Savona e Bari) sono andati sopra la soglia dei 500mila. I primi tre concentrano quasi il 50% del traffico nazionale, che sale all’80% se si aggiunge la movimentazione degli altri quattro porti. Civitavecchia e Venezia, inoltre, sono i porti italiani compresi nella top ten mondiale 2010 degli approdi crocieristici. Lo scalo laziale col 2011 ha toccato i 2,5 milioni di passeggeri, mentre il terminal lagunare 1,8 milioni. Il 21% del traffico complessivo 2010 delle crociere nei porti europei, inoltre, è concentrato in quelli italiani. Civitavecchia, Venezia, Napoli, Genova, Livorno, Savona, Bari, Palermo, Messina e Catania sono stati i primi dieci porti crocieristici italiani nel 2010, con un movimento passeggeri compreso tra i quasi 2 milioni di Civitavecchia e i 250mila di Catania. Le proiezioni sul consuntivo 2011 vedono Cagliari prendere il posto di Catania, con gli altri porti a confermarsi nella top ten ma con posizioni differenti: Savona e Genova invertono i posti e così fanno Bari e Palermo. Per quanto riguarda le singole regioni, il Lazio, con la sola Civitavecchia, ha il primato con il 20% dei movimenti passeggeri e il 18,5% delle toccate navi. Segue la Liguria, con il 18% e il 12,6%. Le altre regioni che concentrano più del 10% del traffico complessivo nazionale sono il Veneto, la Campania e la Sicilia.
Nonostante questi numeri, il 2011 non è stato un anno felice per le compagnie crocieristiche che, per riempire le navi hanno dovuto praticare, in ragione anche della crisi mondiale, una forte politica di ribasso delle tariffe e, ciò nonostante, hanno registrato una crescita limitata o, in alcuni casi, una lieve decrescita. Una situazione che si riflette nell’attuale dimezzamento, rispetto al 2007, ultimo anno pre-crisi,degli ordini ai cantieri navali di nuove unità da crociere, da parte delle principali compagnie. Raoul De Forcade • CARNIVAL AFFONDA IN BORSA A LONDRA - Carnival, reduce dalla tragedia della Costa Concordia al largo dell’isola del Giglio, affonda anche in Borsa: il colosso mondiale delle crociere che ha in portafoglio il marchio italiano, quotato sia a New York ieri chiusa in osservanza del Martin Luther King Day che a Londra, ha ceduto sulla piazza britannica fino al 23%, la flessione più brusca in dieci anni, terminando la seduta in calo del 16,5 per cento. Le obbligazioni in scadenza l’anno prossimo hanno contemporaneamente visto i rendimenti impennarsi di 54 punti base, spingendolo gli spread con i titoli del Tesoro ai massimi dal 2009. Effetto sia del colpo all’immagine che delle perdite legate a un disastro con pochi precedenti, costato la vita ad almeno sei persone.
L’amministratore delegato e presidente del gruppo, Micky Arison, figlio del fondatore e che tuttora con la famiglia controlla il 47% della società, ha rotto il silenzio del lungo fine settimana festivo americano per esprimere anzitutto le condoglianze alle famiglie delle vittime. «Siamo profondamente addolorati» ha detto. Ma Carnival, davanti alle tensioni sui mercati, ha anche deciso di rompere il silenzio sull’impatto economico: la società ha quantificato perdite tra gli 85 e i 95 milioni di dollari solo a causa del mancato futuro utilizzo della nave, aggiungendo che altri costi e danni restano «da valutare».
La posta in gioco, però, è più elevata dei conti immediati. Potrebbero esserci ripercussioni sulle strategie: Carnival ha in arrivo due enormi navi da Fincantieri – 3.600 passeggeri ciascuna – che devono entrare in servizio nella primavera del 2013 e del 2014. Inoltre date le sue dimensioni – controlla quasi metà del mercato globale delle crociere, seguita da Royal Caribbean con un quarto – l’intero settore potrebbe risentire di una crisi di fiducia in una stagione, il primo trimestre dell’anno, considerato cruciale per le prenotazioni. S&P, che ha un rating d’investimento di BBB+ sul gruppo, pronostica ora un declino del 3% nelle entrate da crociere anzichè una modesta crescita. «Le conseguenze di lungo termine possono essere significative», ha rincarato l’analista di Natixis Geoffrey d’Halluin. «Ci saranno interrogativi legittimi sull’adeguatezza del management e della gestione delle emergenze», ha continuato Wyn Elis di Numis Securities. Dopo una forte crescita nell’ultimo decennio – con il raddoppio dei passeggeri a 18,8 milioni l’anno – tempi magri per le crociere erano oltretutto già in agguato: Carnival stessa a dicembre aveva abbassato i prezzi per il 2012 citando la debolezza della domanda in Europa, che da sola genera 35 miliardi di euro di fatturato, compreso l’indotto, per il comparto.
Carnival ha indicato che la Concordia, anche in presenza di un eventuale recupero, rimarrà ferma almeno per l’intero anno fiscale, che si concluderà in novembre. Né è detto che gli ulteriori passivi ancora da verificare siano di poco conto: secondo alcuni analisti le perdite potrebbero ammontare a centinaia di milioni di dollari. Anche se dovrebbero essere assorbiti in buona parte dalle assicurazioni: la nave è assicurata per 405 milioni di euro da una cordata che comprende XL e Generali, con società specializzate in polizze marittime che coprono costi legati a denunce e danni alle persone. La società ha indicato che la franchigia a suo carico potrebbe essere di 40 milioni.
La tragedia ha tuttavia scosso un gruppo che – con undici marchi, oltre diecimila dipendenti, 101 navi e asset per 37,5 miliardi – da tempo domina i mari. Nell’ultimo anno ha riportato un giro d’affari e profitti in crescita, a 14,5 miliardi e quasi due miliardi rispettivamente. Per il 2011 l’attesa media per gli utili è di 2,47 miliardi. Un dominio conquistato a colpi di acquisizioni nel corso di decenni che l’hanno vista salire in vetta a un settore al centro di sempre maggior concentrazione. Nasce solo nel 1972 dalle ambizioni dell’armatore americano di origine israeliana Ted Arison nelle acque della Florida (uno dei quartieri generali è tutt’ora a Doral, vicino a Miami, l’altro a Southampton in Gran Bretagna). A Wall Street sbarca nel 1987, collocando un quinto della società, mossa che permette di rastrellare risorse per i piani di espansione: due anni dopo compra Holland America, altri tre anni e tocca a Seabourn. Nel 1998 arriva Cunard e nel Duemila nel mirino finisce l’italiana Costa, protagonista europeo delle crociere.
Non tutte le avventure vanno a buon fine: si lancia nei voli charter, con una compagnia aerea, Carnival Air, poi ceduta a PanAm e finita, con lei, al collasso nel 1998. La maggior acquisizione, che la consacra leader del settore, deve però ancora arrivare: nel 2003 scatta la fusione con la britannica P&O Princess Cruises. Quest’ultima società vanta il titolo di più antico gruppo al mondo nelle navi passeggeri: faceva parte dell’impero Pensinsular & Oriental Steam Navigation Company fiorito agli inizi del’800. P&O è stata da allora ribattezzata Carnival Plc, pur mantenendo una propria autonomia, un azionariato separato e la responsabilità su numerose attività europee. Marco Valsania • SFUMA IL PRIMATO DI CIVITAVECCHIA - Un calo compreso tra il 20 e il 30%, che impatterà con forza sul traffico di Civitavecchia. Gli operatori impegnati nel porto smentiscono, minimizzano. Ma la tragedia della Costa Concordia al largo dell’isola del Giglio sembra destinata ad avere un impatto pesante sul giro d’affari dello scalo laziale, diventato negli ultimi anni uno dei principali poli crocieristici del Mediterraneo. E, da ormai un paio d’anni, in fase di sorpasso rispetto al primatista di questo settore, Barcellona.
Per capire quanto possa pesare un evento di questo tipo, basta guardare qualche numero. La Costa Concordia era una delle ammiraglie di Costa crociere. Che, insieme a Royal Carribean e a Msc, è il principale operatore di Civitavecchia. In tre detengono il 63% del mercato del porto e fanno transitare ogni anno nelle sue acque oltre 1,5 milioni di passeggeri. Queste cifre così imponenti girano attorno a un numero relativamente basso di imbarcazioni. Da qualche anno a questa parte, infatti, la tendenza del mercato è a realizzare navi sempre più grandi. Che, da sole, movimentano decine di migliaia di persone all’anno.
Le statistiche della Costa Concordia sono impressionanti. Nel 2011 è passata da Civitavecchia una trentina di volte che, a spanne, fanno oltre 100mila passeggeri transitati sull’ammiraglia della Costa. Nel 2012 aveva già 17 passaggi programmati nel Lazio: si tratta di 65mila passeggeri che adesso andranno collocati su altre navi. «Non sappiamo ancora quale soluzione adotterà Costa – dice un operatore -, se deciderà di prendere in affitto un’altra nave per sostituire la Concordia. Di certo, per loro si tratta di una perdita pesantissima». Da Civitavecchia passano appena una decina di navi così grandi.
E il timore è che nei prossimi mesi questi giganti cominceranno ad essere vuoti: «La ricaduta – spiega Andrea Costanzo, presidente di Fiavet Lazio – non sarà solo su Costa crociere ma su tutto il comparto». Come si può quantificare? «Parliamo del 20 o del 30 per cento. Lo dice l’esperienza: quando ci sono stati eventi simili in passato l’impatto sul settore è stato di questo livello. L’ultima volta è successo per le rivolte del Nord Africa. E gli italiani, in particolare, fuggiranno per un po’ dalle crociere perché tendono a risentire molto di questo tipo di situazioni».
Sembra, allora, destinata a frenare la corsa di Civitavecchia verso il primato nel settore delle crociere. Nel 2011, per la prima volta, lo scalo laziale ha sfondato la quota storica di 2,5 milioni di passeggeri, in salita rispetto agli 1,8 milioni dell’anno precedente (+34%). Senza contare che il traffico passeggeri sui traghetti ha sfondato quota 4,4 milioni. Grazie a queste performance sono stati affiancati i numeri stratosferici del primo scalo del Mediterraneo, il porto di Barcellona. Per effetto di quanto accaduto in Toscana, però, nel 2012 questa corsa frenetica sembra irrimediabilmente destinata ad arrestarsi.
Anche se Pasqualino Monti, presidente dell’Autorità portuale di Civitavecchia, Gaeta e Fiumicino, minimizza: «Qualche impatto negativo ci sarà di sicuro, ma mi aspetto che sia minimo. Perché le crociere sono un tipo di vacanza che resta molto sicuro e perché si è trattato di un errore umano e non di un’avaria della macchine. Che, quindi, non è destinata a ripetersi in futuro». Giuseppe Latour