Morya Longo, Il Sole 24 Ore 17/1/2012, 17 gennaio 2012
IL PROBLEMA NON È NEI VOTI, MA IN CHI LI UTILIZZA
Quando Moody’s, Fitch e Standard & Poor’s declassano uno Stato o un’impresa, e portano il suo rating vicino oppure sotto la soglia cosiddetta «speculativa», tanti investitori di tutto il mondo sono costretti a vendere le obbligazioni emesse da quello Stato o da quell’azienda. Per un motivo automatico: i fondi che per mandato devono investire su obbligazioni con rating superiori alla "Tripla B", non possono tenere in portafoglio titoli speculativi. Non è una scelta, ma un obbligo: devono vendere. Ecco come un’opinione dell’agenzia di rating (perché di opinioni si tratta) può creare un effetto automatico a valanga. In tutto il mondo.
La domanda, di fronte a questo spettacolo che potrebbe interessare presto anche l’Italia, sorge spontanea: la colpa è delle agenzie di rating che valutano gli Stati, o di tutto il mondo finanziario che usa il rating come parametro principale per decidere cosa comprare e cosa vendere? È colpa delle agenzie che troppo spesso zoppicano, oppure dei milioni di gestori in tutto il mondo che vanno con gli zoppi e non provano neppure a cambiare compagni di viaggio? Il mondo politico ed economico, negli ultimi anni, ha puntato il dito solo sulle agenzie di rating: le proposte di riforma, per cercare di imbrigliarle, si sono moltiplicate sia negli Usa che in Europa. Per ora lo sforzo è stato vano.
Eppure il problema, più che nel rating, sta in chi lo utilizza: se tutto il mondo compra o vende obbligazioni in gran parte guardando un unico parametro, è ovvio che quel parametro diventa troppo importante e troppo in grado di condizionare il mercato. Una vera riforma, dunque, dovrebbe partire da qui: dovrebbe ridurre la dipendenza del risparmio gestito e dei mercati finanziari dal rating. Si potrebbero usare altri parametri, magari sommandone più di uno. Se questo accadesse, se un giorno la finanza abbandonasse il rating come unico faro, impareremmo tutti a prendere il rating per quello che è: un’opinione. A volte giusta, a volte sbagliata. Ma mai determinante.