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 2012  gennaio 16 Lunedì calendario

2012, la frenata pechino pronta a rivedere il suo modello – La crisi di Europa e Usa morde anche in Cina e per la seconda potenza economica del mondo il 2012 potrebbe essere l’ anno della grande frenata

2012, la frenata pechino pronta a rivedere il suo modello – La crisi di Europa e Usa morde anche in Cina e per la seconda potenza economica del mondo il 2012 potrebbe essere l’ anno della grande frenata. L’ eccesso di capacità produttiva, la domanda globale stagnante, un mercato immobiliare debole e un’ inflazione difficile da combattere, inducono a prevedere un atterraggio duro. «Bank of China» stima che quest’ anno la crescita del Pil cinese non supererà l’ 8,8%, rispetto al 9,3% del 2011 e alla crescita a due cifre del decennio precedente. A dicembre l’ inflazione è scesa al 4,1%, un punto in meno rispetto a novembre e in notevole diminuzione rispetto al 6,5% registrato in luglio. Su base annua i prezzi sono però aumentati del 5,4%, molto di più rispetto al tetto del 4% fissato dalle autorità. A far correre i prezzi sono gli alimentari e le materie prime, in particolare i metalli, su cui giocano gli speculatori. Il mercato immobiliare preoccupa invece per l’ inarrestabile caduta dei listini, scesi in un anno di oltre il 20%. Secondo gli analisti in una metropolicampione, come Pechino, nel 2012 si potrebbero vendere 90 mila nuovi immobili, con un calo del 18% sul 2011, ma quasi del 50% rispetto al 2009, quando furono acquistate 180 mila nuove case. «Bank of China» prevede che il calo della crescita inizierà a farsi sentire in modo massiccio nel primo trimestre, per toccare il minimo nei secondi tre mesi dell’ anno. E’ dunque attesa una politica di allentamento monetario, che dovrebbe indurre una fragile ripresa nella seconda metà del 2012. Anche le esportazioni sono destinate ad accentuare la caduta già intravista nel 2011. Zona euro e Stati Uniti assorbono sempre meno prodotti, emergono nuove potenze produttive a basso costo, nel Sudest asiatico, in Africa e in America del Sud, e il modelloCina si trova per la prima volta in ritardo nel riprogrammare il proprio sviluppo. Non deve così ingannare la controtendenza delle importazioni cinesi di materie prime, rimaste a livelli elevati nonostante il calo dell’ attività industriale. In dicembre le importazioni di rame hanno registrato un aumento del 48% su base annua, battendo il record storico. Il dato deriva in parte dai contratti di fornitura a lungo termine, soddisfatti in genere a fine anno. La realtà è però che su tutto il comparto delle materie prime la Cina sta approfittando dei prezzi bassi per accumulare depositi in modo strategico, in attesa di rimettere merce sul mercato appena i prezzi, spinti dalla carenza, torneranno a salire. A inizio anno il rame è salito ad esempio del 9% e i mercati scommettono che grandi quantità di metallo andranno all’ asta entro aprile, nonostante la crisi del settore immobiliare. La gelata economica su Pechino è accresciuta da quello che gli analisti hanno battezzato «effetto2012». Quest’ anno la Cina si appresta a cambiare i propri leader politici e il partito comunista non può permettersi tensioni esterne sulla stabilità del potere. Le principali regioni produttive sono così costrette ad alzare i salari minimi, sebbene migliaia di aziende abbiano i conti in rosso, o si apprestino a chiudere. Anche i governi locali, in cerca di consenso, premono per un aumento dei salari, già cresciuti in media del 22% negli ultimi due anni. Shenzhen, epicentro industriale del Gangdong, ha appena concesso un aumento degli stipendi del 16%, portando le paghe minime all’ equivalente di 210 euro. A Pechino il nuovo aumento è stato dell’ 8,6%, per un salario minimo mensile pari a circa 140 euro. Per le imprese cinesi ciò significa morire, o ristrutturarsi radicalmente per riuscire a sopravvivere. La grande frenata 2012 potrebbe dunque rivelarsi una grande rivoluzione: generando un’ economia cinese totalmente nuova.