Eugenio Occorsio, la Repubblica Affari e Finanza 16/01/2012, 16 gennaio 2012
La Disney per i 90 anni si regala la Cina – La Walt Disney, maggior media conglomerate del mondo con 41 miliardi di dollari di fatturato e 5 di utile netto nel 2011, compie novant’ anni e si rinnova
La Disney per i 90 anni si regala la Cina – La Walt Disney, maggior media conglomerate del mondo con 41 miliardi di dollari di fatturato e 5 di utile netto nel 2011, compie novant’ anni e si rinnova. Non è certo la prevalenza dell’ aspetto avventuroso di Topolino su quello bonario impressa dal Ceo Bob Iger a partire dal videogioco Epic Mickey del 2010 (che ha peraltro lasciato interdetti i puristi), ad attirare l’ attenzione degli analisti finanziari, bensì il cambio di marcia complessivo negli equilibri della corporation. Un cambio fatto di massicci investimenti per potenziare le produzioni interattive (giochi online, fumetti su Internet, chat) ma soprattutto è la novità economicamente più rilevante di rilancio dei parchi a tema. Episodiochiave è il via ai lavori, poco prima di Natale, per la costruzione della Disneyland di Cina a Shanghai. È il 14° parco dei divertimenti del gruppo e sarà inaugurato nel 2015, sessantesimo anniversario dell’ apertura della prima Disneyland a Los Angeles. Nel centralissimo distretto di Pudong, avrà un’ estensione di 4 chilometri quadrati, 963 ettari: per capirsi Eurodisney a Parigi è vasta 245 ettari e quella di Hong Kong 345. Comprenderà l’ immancabile Magic Kingdom con tutto il paraphernalia disneyano che fa sognare i bambini in ogni angolo del pianeta, l’ area downtown con negozi e ristoranti, due alberghi, parcheggi, un fiume artificiale a circondare l’ intero comprensorio navigabile con battelli e motoscafi così come il lago interno. Il tutto per un investimento di 4,6 miliardi di dollari, uno dei più consistenti dell’ eraIger, cominciata nel 2005 dopo quella di Michael Eisner (che si era concentrato sul rilancio della divisione film producendo tra l’ altro lo spettacoloso Re Leone del 1994, uno dieci maggiori incassi della storia del cinema in assoluto). Un modo grandioso per festeggiare i 90 anni della casamadre. Era il 1922 quando il ventunenne Walt si spostò da Chicago ad Hollywood, non prima di aver convinto a seguirlo il fratello Roy (di otto anni più grande e anima razionale della famiglia) per creare la Disney Commercial Artists. Con sede nell’ immancabile garage (quello del cartoonist Ub Iwerks associato nell’ impresa) la compagnia cominciò a produrre cartoon per la pubblicità, poi qualche cortometraggio, poi sperimentò la formula mista di personaggi umani e cartoni animati che doveva essere molti anni dopo una delle chiavi per la sua fortuna, da Mary Poppins a Roger Rabbit. Ma allora il successo commerciale tardava. Finché Walt si ritrovò a fissare con curiosità un topo che si aggirava per il garage, lo copiò a carboncino e gli mise braghette, guanti e scarpe. Mickey Mouse debuttò in Steamboat Willie nel novembre 1928: era uno dei primi film parlati, e la voce del "topastro" era quella di Walt (lo rimase fino al 1944). Da allora, Topolino è stato protagonista di 130 film e di un numero incalcolabile di episodi televisivi. Nel 1930 è nato il settimanale a fumetti che porta il suo nome ed è ancora il più letto da grandi e piccini in tutto il mondo: nel ’ 32 uscì l’ edizione italiana, con i personaggi che si davano del voi secondo i dettami fascisti, e curiosamente hanno continuano a darsi del voi fino agli anni ’ 70. Il successo di Mickey Mouse permise a Walt di trasferirsi in quelli che tuttora sono, con tutti gli ampliamenti, i Disney Studios a Burbank vicino Hollywood. E di finanziare un’ opera ambiziosa: un vero lungometraggio, il primo film fullcolour nella storia del cinema, con tanto di colonna musicale originale composta da musicisti di rango. Quando Snow white and seven dwarfs debuttò il 21 dicembre 1937 al Carthay Circle Theatre di Los Angeles di fronte a celebrità quali Frank Capra e Clark Gable, ebbe una standing ovation di 15 minuti. Il successo planetario dette l’ abbrivio a una stagione irripetibile di capolavori: fra il 1940 e la sua morte, Walt Disney curò personalmente Pinocchio, Fantasia, Dumbo, Bambi, Cerentola, Alice nel paese della meraviglie, Lilli e il vagabondo, La bella addormentata, La carica dei 101, La spada nella roccia, Il libro della giungla, ognuno pluripremiato: ricevette il numero record di 27 Oscar compresi diversi al di fuori della categoria d’ animazione per la colonna sonora o la scenografia. Walt morì nel 1966, Roy nel 1971. La società senza il carismatico padrepadrone e l’ alter ego amministrativo, ebbe un sussulto e rischiò la bancarotta. Finché il board nominò Ceo il capo della Paramount, Michael Eisner, che seppe rivitalizzarla e riavviò la crescita, puntando sul cinema come macchina da soldi ma rendendo più capillare la diversificazione: dai parchi a tema all’ editoria, dal merchandising dei Disney Store e degli accordi commerciali (da McDonald’ s a CocaCola) ai viaggiavventura e divertimento (il gruppo possiede due navi crociera da 85mila tonnellate e 17 alberghi con 22mila stanze). La stagione dei successi riprese con Little Mermaid ("La sirenetta") nel 1989 fino alla consacrazione del Re Leone, per preparare il quale un team della casa rimase otto mesi in Kenia a studiare animali, paesaggi, usanze, stregoni. Intanto Disney acquisiva nella televisione l’ Abc, uno dei tre canali storici americani, e l’ Espn (numero uno delle cabletv), nonché una serie di stazioni a pagamento per rafforzare i vari Disney Channel. E nel cinema la Miramax rafforzò la distribuzione già forte con Touchstone e Buena Vista. Quando Eisner lasciò per essere sostituito da Iger, il gruppo alzò ulteriormente il tiro delle acquisizioni comprando da Steve Jobs la Pixar, maestra negli effetti speciali, nel 2006 per 7,4 miliardi, poi nel 2009 la Marvel madrina dell’ Uomo Ragno per 4,3 miliardi. E ripresero anche, inevitabile per un gruppo da sempre all’ avanguardia tecnologica, gli investimenti nel Disney Interactive Media Group. Oggi quasi metà del fatturato, 19 miliardi su 41, viene da media networks, cioè tv e pubblicazioni. Dieci miliardi vengono da park and resorts, divisione che comprende anche la Disney Cruise Line e la Disney Adventures, 9 miliardi dagli studios (cartoon, documentari, film): la sola serie dei Pirati dei Caraibi ha incassato finora 4 miliardi di dollari. Infine, il fatturato del merchandising è di 2,5 miliardi, di 1,7 quello degli interactive media: ma il forte sviluppo di quest’ ultimo lascia immaginare un rapido "rimpasto" di queste quote.