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 2012  gennaio 17 Martedì calendario

Periscopio – È inutile che Roberto Maroni si illuda. La Lega è di Umberto Bossi e finirà con lui

Periscopio – È inutile che Roberto Maroni si illuda. La Lega è di Umberto Bossi e finirà con lui. Basta prendere il caso di Varese, per capire come vanno le cose. Al congresso provinciale della Lega, il candidato di Maroni aveva il 90% dei consensi della base. Ma Bossi ha imposto Maurilio Canton come candidato unico. E Maroni ha subito ritirato il suo. Leonardo Facco, ex leghista ed ex redattore della Padania, autore del libro Umberto Magno. La Lega, partita per sconfiggere «Roma Ladrona», ha invece portato su, nel suo Nord, tante logiche «romane»: la fame di poltrone, l’affarismo, i tatticismi, la mancanza di democrazia interna. Ferruccio Sansa. Il Fatto. Sul sito delle prenotazioni online «Lastminute» la crociera sulla nave Costa Concordia che si è arenata all’Isola del Giglio, si vende ancora, probabilmente per una svista. Una settimana di navigazione con quella nave in Mediterraneo (partendo da Cagliari o da Palermo) costa a gennaio a partire da 295 euro con uno sconto, recita l’offerta, di ben il 64%. Alfredo Faieta. Il Fatto. Perfino Bersani si è accorto, con il solito ritardo, che la cancelliera di Berlino sta scherzando con il fuoco. Giuliano Ferrara. Il Giornale. Quando il presidente della Repubblica parla a reti unificate (Rai1, Rai2, Rai3, Canale5, La7) se accendi la tv non puoi che ascoltare il suo discorso di fine anno. Una cosa assurda, un’imposizione senza senso che vorrebbe porre l’accento sull’importanza dell’avvenimento e invece lo sminuisce, facendolo diventare un compito obbligatorio. I media hanno parlato di boom di ascolto. Possiamo parlare di boom anche se solo il 16% degli italiani hanno ascoltato il presidente (pur non avendo alternative possibili)? Claudio Sabelli Fioretti. Io Donna. Mario Monti è un grande comico involontario; dopo gli exploit di Berlusconi, vedere un uomo che, anche nell’esprimersi, è così misurato, fa morir dal ridere. Paola Cortellesi, attrice. Oggi. Salvo l’occasionale colpo di coda di Cosentino, la politica, anzi l’Italia, è entrata in uno stato di torpore perché il Nemico è sparito o si è diffuso fra più soggetti, si è spalmato, è uscito dalla corrida politica, si è allargato a banche, Equitalia, categorie, governi stranieri, entità imprecise. Marcello Veneziani. il Giornale. Mia nipotina di dieci anni ha confidato a un suo amico che, con l’influenza, è stata molto male e ha vomitato i succhi sacri. Voleva dire: succhi gastrici. Piero Soldati. Silvio Berlusconi è un grande uomo, un grande imprenditore. Con un unico difetto (che ha pagato pure in politica): non sapersi scegliere i collaboratori. Per esempio, quando misi in vendita Radio Deejay la offrii a Mediaset ma dovetti poi venderla al Gruppo L’Espresso perché a Mediaset mi dissero che a Silvio non interessava. Quando venne fuori la notizia della mia cessione, Berlusconi mi disse: «Perché non l’hai venduta a me?». E io: «Ci ho provato, ma mi hanno detto che a te non fregava nulla». Lui: «Dimmi i nomi». Glieli feci, da Galliani in giù. Claudio Cecchetto. Oggi. Il più perdonabile e socialmente il meno pericoloso dei vizi capitali è la gola che, oltretutto, è anche l’unico che ricade su chi lo pratica. Cesare Marchi. il Giornale. Nei miei ricordi c’è mio padre stagnino che mi diceva: «Enzo, fa la fame ma compra libri e gira il mondo». E la mia maestra che mi assegnava l’ultimo banco, non perché fossi somaro, ma per mettere davanti i bambini più poveri e sfortunati. Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose. Libertà. Oggi, per esempio, non fallisce più nessuno. Al massimo si va in default. Nanni Delbecchi. Il Fatto. L’Italia non sa vivere senza ideologie, ora va di moda il montismo. Jena. La Stampa. L’ostensione della lingerie della vecchia megera di San Giovanni a Teduccio contro i finanzieri all’opera contro gli spacciatori di droga è un’oscena metafora della perdurante perifericità fisica ed economica del Sud rispetto al resto d’Italia. Meschina fiancheggiatrice di miserabili commerci. Ernesto Mazzetti. Corriere del Mezzogiorno. Il mercenario è un uomo che non crede in niente, salvo che nel suo mestiere. È poca cosa ma è già qualche cosa. Arturo Perèz-Reverte. Nouvel Obs.