Michela Marzano, la Repubblica 17/01/2012, 17 gennaio 2012
Anticonformisti per non sentirsi più prigionieri – Chi sono i transgender? Si può essere al tempo stesso uomini e donne? Esiste un "terzo sesso"? Come spesso accade nella vita, la risposta a questo tipo di domande è tutt´altro che semplice
Anticonformisti per non sentirsi più prigionieri – Chi sono i transgender? Si può essere al tempo stesso uomini e donne? Esiste un "terzo sesso"? Come spesso accade nella vita, la risposta a questo tipo di domande è tutt´altro che semplice. A meno che non ci accontenti della solita scelta secca tra il "sì" e il "no". La famosa logica dualistica che pensa il mondo in modo binario: il bene e il male, il vero e il falso, l´anima e il corpo, gli uomini e le donne. Peccato che quando si parli di identità di genere, tutto sia molto più complicato. Perché in ogni persona esistono degli elementi di femminilità e di mascolinità, anche se poi, nel corso della propria vita, si ha tendenza a stabilizzarsi all´interno di un genere specifico. A parte i transgender certo, che a differenza dei transessuali, non rivendicano affatto il diritto di cambiar sesso, ma quello all´indeterminazione sessuale. Per i transessuali, lo scopo è riconciliare "identità psicologica" e "sesso anatomico": si tratta di persone convinte, fin dalla più tenera età, di appartenere all´altro sesso. Per un brutto scherzo della natura, alcune donne si ritrovano in un corpo d´uomo e alcuni uomini in un corpo di donna, e allora cercano solo di "rimettere le cose a posto". A differenza di tutti coloro per i quali il sentimento di appartenenza all´uno o all´altro genere coincide con la propria conformazione genitale e il proprio corredo cromosomico, i transessuali soffrono a causa dell´esistenza di un divario tra "corpo" e "identità", di uno "sfaldamento" cui vogliono mettere fine, per non sentirsi più prigionieri di un "corpo" o di un "nome" che non riconoscono. Da questo punto di vista, i transessuali non hanno alcuna intenzione di sovvertire l´ordine delle cose: vogliono solo adeguarsi all´immagine che, da sempre, hanno di loro stessi. Ecco perché anche coloro che non vogliono sottoporsi ad un intervento chirurgico, vogliono poter modificare il proprio nome sulla carta di identità. Per diventare agli occhi di tutti quello che loro sanno di essere fin da piccoli. Rispetto ai transessuali, i transgender sono molto più sovversivi. Rifiutando ogni opposizione binaria, vogliono mettere in scena la dualità uomo/donna senza scegliere a quale sesso appartenere: vogliono essere al tempo stesso uomini e donne. È per questo che la maggior parte dei transgender rivendica l´etichetta queer - letteralmente strano, bizzarro, eccentrico - e trovano all´interno della teoria queer quegli strumenti necessari per rivendicare il diritto di vivere al di fuori delle categorie di genere tradizionali. A differenza dei transessuali, i transgender non si definiscono come prigionieri di un "corpo sbagliato". Non cercano un "vero corpo". L´idea che possa esistere una "verità" legata alla materialità del corpo viene completamente rigettata. Tutto è artificio, protesi, impianto, trucco, vestito… Tutto pur di arrivare a un "corpo accettabile", ossia a quell´apparire ambivalente e androgino, che è poi l´unico ad incarnare il "compromesso". È per questo che la cultura transgender rifiuta drasticamente l´idea di un passaggio definitivo: la transizione da "lui" a "lei", o da "lei" a "lui", non sarebbe altro che la prova dell´assoggettamento di un individuo ai discorsi e alle pratiche che cercano di normalizzarne l´esistenza assegnandolo ad un´identità specifica. Essere transgender vuol dire, per definizione, incarnare l´eccentrico, sfuggendo a ogni ambito sociale e a qualunque dispositivo istituzionale, anche al linguaggio: il fatto stesso di parlare "del" o "della" transgender significherebbe d´altronde tradirne l´identità multipla. Il/la transgender è sempre "uomo e donna", "né uomo, né donna". Un "terzo sesso" allora? Ognuno di noi vive come può il rapporto con il proprio corpo. Ognuno organizza la propria identità cercando di accettare le proprie contraddizioni. Rivendicando la possibilità di passare da un sesso all´altro (transessuali) o il diritto di non scegliere a quale sesso appartenere (transgender), i (le) trans ci spingono in fondo a interrogarci non solo sulla nostra identità sessuale, ma anche sui limiti intrinseci della nostra corporeità. E in questo, sono profondamente sovversivi. E hanno ragione. Perché è forse l´unico modo per uscire definitivamente dagli atavici dualismi ontologici. Si può, tuttavia, essere e volere veramente "tutto"? Nel momento in cui rifiutiamo il nome che ci è stato dato e ne scegliamo uno nuovo, non finiamo lo stesso con l´identificarci ad un genere ben preciso? E poi, c´è veramente bisogno di "ontologizzare" un terzo sesso per vivere fino in fondo le ambivalenze della nostra identità de genere?