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 2012  gennaio 14 Sabato calendario

Benzinai pronti alla serrata di sette giorni ecco cosa serve per fare scendere i prezzi – Se l´efficacia di una liberalizzazione si misurasse sulla reazione della lobby interessata, l´intervento allo studio del governo Monti sui benzinai sembra aver colto nel segno

Benzinai pronti alla serrata di sette giorni ecco cosa serve per fare scendere i prezzi – Se l´efficacia di una liberalizzazione si misurasse sulla reazione della lobby interessata, l´intervento allo studio del governo Monti sui benzinai sembra aver colto nel segno. I gestori che aderiscono a Confcommercio hanno proclamato sette giorni di sciopero, ancora da definirsi. Sono contrari a tutto: dall´abolizione dell´esclusiva che obbligherà il gestore a rifornirsi almeno per il 20% dai grossisti ai self completamente automatizzati. Ma il fronte è spaccato. Una parte dei gestori, legati a Confesercenti «guardano con interesse e speranza alla liberalizzazione». In particolare, alla possibilità di poter vendere anche generi non oil, come tabacchi e giornali, per aumentare i ricavi e abbassare i prezzi. Il governo punta ad aprire il mercato all´ingrosso riducendo i vincoli di esclusiva con le compagnie petrolifere I sindacati Anisa e Figisc annunciano una settimana di sciopero contro "le ipotesi di liberalizzazione" 5 BOX Razionalizzare l´offerta troppi 22 mila punti vendita – In Italia sono tantissimi, oltre 22mila punti vendita. E nonostante i tentativi di razionalizzazione, dal 2003 al 2008, secondo i dati secondi dati Cermes-Bocconi, sono addirittura aumentati. Il self service è ancora poco sfruttato (in non più del 35% dei casi si paga direttamente alla cassa dopo il rifornimento in autonomia). Il problema è che per il 90% i gestori sono legati a contratti con i gruppi petroliferi e si devono adeguare alle variazione dei prezzi decisi dalle compagnie. E non avendo altre fonti di ricavi (le attività non oil sono ancora molto limitate) la possibilità di incidere sui prezzi è ridotta al minimo. La liberalizzazione del settore, non a caso, non punta sull´aumento dei punti vendita (anzi, sarebbe auspicabile una ristrutturazione) ma sulla possibilità di aumentare i fatturati per consentire economicamente ai gestori di abbassare i prezzi alla pompa. Meno potere ai petrolieri per fermare i rincari alla pompa– Per aumentare la concorrenza, e quindi arrivare al calo dei prezzi alla pompa, il governo non punterà sull´aumento dei punti vendita. Ma sul recidere i legami tra gestori e grandi gruppi petroliferi (con l´abolizione del contratto di esclusiva) e sull´ingresso di nuovi attori (le compagnia saranno obbligate a cedere un terzo dei distributori di proprietà). In questo momento, i distributori "autonomi" che si riforniscono dai grossisti sono solo il 10% (erano il 6,3% nel 2008). Per aumentarne il numero il governo farà leva sulla creazione di concorsi che gestiranno i punti messi in vendita "per legge" e sulla spinta della grande distribuzione a entrare sul mercato, fenomeno che in altri Paesi ha portato a maggior concorrenza sui prezzi. I centri commerciali (non a caso Coop ha già un progetto per portare da 4 a 15 i suoi distributori in due anni) hanno tutto l´interesse a vendere carburanti a prezzo più basso per attirare clienti Troppi ostacoli dagli enti locali agli impianti alternativi – Tra le voci che gli esperti segnalano come concause per l´elevato prezzo del carburante in Italia non manca l´arretratezza della rete. Il cui ammodernamento è stato a lungo ostacolato sia dalla legislazione nazionale, ma soprattutto da quella delle Regioni. Inoltre, il fatto che ogni amministrazione locale abbia delle regole tutte sue ha complicato progetto su scala nazionale e ha, in qualche misura favorito, il lavoro delle lobby che hanno lavorato per lo status quo. L´apertura di distributori non legati alle grandi compagnie è stato sfavorito da norme che obbligavano il gestore ad aprire pompe per il gpl o il metano in caso di nuovi impianti. Il che non rende di certo vantaggioso, ad esempio, per i piccoli operatori, puntare su carburanti per cui sono necessari ingenti investimenti. Per non dire delle regioni che hanno imposto vincoli di sicurezza molto restrittivi che hanno sfavorito l´apertura di distributori nei centri commerciali All´estero si guadagna con supermarket e servizi – Solo un anno fa i prezzi italiani della benzina si situavano in media al decimo posto tra i paesi dell´Eurozona. Con gli ultimi aumenti, il pieno del serbatoio è ora tra i più cari del Vecchio Continente, con una differenza che può arrivare anche ai dieci centesimi al litro. E questo nonostante la rete nei paesi come Francia e Germania abbia un numero di distributori che è la metà dell´Italia. Come è possibile? In Europa, i gestori non sono legati in esclusiva alle compagnie petrolifere e, soprattutto, da tempo hanno puntato sulla grande distribuzione e sulle attività "non oil". In Germania, per esempio, di notte è un classico andare a comprare, in caso di emergenza, cibi e bevande al chiosco legato al distributore. Grazie a queste attività - e con un erogato superiore a quello dei colleghi italiani - i gestori degli altri Paesi possono giocare sulla leva del prezzo. Tasse e petrolio pesano al 90% ai gestori solo il 2,3% dei ricavi – Su un punto i gestori non hanno torto: non è certo la quota dei loro proventi a pesare sugli aumenti dei prezzi, visto che pesa per il 2,3% sia per la verde sia per il gasolio. Nella torta che rappresenta i costi per l´automobilista, inutile dire che la fetta più grande è quella dello stato ingordo: tra accise e Iva, il peso su un litro di benzina è pari al 57%, mentre è un po´ meno per il gasolio si scende, ma di poco, al 52%. Mentre la materia prima pesa, rispettivamente, per il 33 e il 38%. Un rapporto che si ribalta anche sugli ultimi aumenti, da un anno a questa parte: se il pieno ci costa nettamente di più, gli aumenti sono dovuti per l´80% alle accise che sono salite a più riprese e per il 20% al fatto che il barile di greggio è tornato sopra i 100 dollari. Proprio per la rigidità della struttura del prezzo, il governo Monti ha deciso di concedere ai gestori di diventare "venditori" anche di altri generi commerciali.