Natalia Aspesi, ”Festival e funerali. Dai costumi ai malcostumi: una storia italiana”, Il Saggiatore, pp. 456, euro 16,50., 18 gennaio 2012
2010. Casalinga superstar È la figura femminile che ci voleva: opima e giudiziosa, priva di erotismo anche quando si leva impacciata la giarrettiera rossa, famoso oggetto di deliquio maschile da lei reso del tutto oratoriale
2010. Casalinga superstar È la figura femminile che ci voleva: opima e giudiziosa, priva di erotismo anche quando si leva impacciata la giarrettiera rossa, famoso oggetto di deliquio maschile da lei reso del tutto oratoriale. Non ha l’aria della ragazza che con un uso più oculato di quella stessa giarrettiera arriverà in parlamento, né sarebbe possibile annoverarla tra le «signorine di qualità» che pullulano nelle ultime intercettazioni tra lenoni, imprenditori, politici e cosiddetti servitori dello Stato. In questo momento di vistoso degrado dell’immagine della donna, Clerici è una boccata d’aria meno inquinata, se pur odorosa del soffritto che ancora idealmente stagna nei suoi ricci, dai tempi d’oro della Prova del cuoco, quando giorno dopo giorno assaggiava entusiasta ambigui e frettolosi manicaretti. Buona parte del successo esagerato di questo Festival, inaspettato persino dai pomposi dirigenti di Rai Uno, è dovuto proprio a lei: la bionda signora fuori tempo, fuori moda, capace di essere ligia alla necessaria banalità del ruolo sanremese, che non si vergogna di dire che la sua droga è la famiglia, né di leggere le parole insensate di una canzone come fosse una poesia salvifica. Probabilmente sincera, non ipocrita come chi le ha tolto l’artista maledetto, inadatto non alla tv in genere ma solo per quel santuario di un’italianità mai esistita che è il Festival, arrivato alla sua 60° edizione, svuotato di senso, più simile all’osannante pubblicità di un detersivo che a uno spettacolo interessante. Nel suo grigiore impagliato perfetto per l’oggi. Infatti, successo stratosferico, una vera notte al museo, anche se sono stati milioni, la prima sera, i transfughi sfuggiti al dovere patriottico sanremese, i famosi radical chic a inseguire su Sky Desperate Housewives e Ugly Betty, e i nemici del fare attaccati a Ballarò. Se si tiene conto dei danni procurati dai parrucchieri ai cantanti ambosessi, del livello delle canzoni, della prima fila degli spettatori vip contentissimi, della seria minaccia che la serata finale sarà invasa da Maurizio Costanzo, già quotidiana presenza nella rubrica diurna «Parliamone» (del Festival naturalmente), è la signora Clerici a trionfare. Vestita malissimo la prima sera, in un rosso eccessivo e sbrindellato, ridà luce alla donna matura e robusta, sconfiggendo il modello minorenne ambito dai vecchi sporcaccioni; neppure quando fa ballare il suo seno abnorme o si unisce alle ballerine di can can del resto già celebri per la loro frigidità, fa venire cattivi pensieri. Ma piuttosto evoca asettico borotalco sul sedere dei neonati o caste leccate al cucchiaio del gelato. È la moglie tradizionale che tutti gli uomini che sognano le escort vorrebbero, ma che nessuna donna è o vuole essere, prima di tutte lei. Se è vero che questa volta oltre ai soliti ottuagenari stanno seguendo il Festival anche i giovani, è forse quella materna figura soccorrevole che parla facile («chi ben comincia è a metà dell’opera» e anche «amo la conduzione sobria») ad avvincerli, facendoli scivolare quietamente nel sonno, davanti alla visione delle sue poppe inoffensive. Il direttore di Rai Uno, Mauro Mazza, entusiasta per la presenza tra il pubblico del Festival della da lui venerata donna Assunta Almirante, commenta: «Il Festival di Sanremo è sempre stato storicamente lo specchio della società italiana, e anche questa edizione assomiglia all’Italia di oggi». Bruttissimo segno se è l’Italia di questi giorni, degli ennesimi episodi di corruzione, meretricio e spaventosa volgarità. (pp. 434-435)