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 2012  gennaio 18 Mercoledì calendario

Notizie tratte da: Natalia Aspesi, Festival e funerali. Dai costumi ai malcostumi: una storia italiana, Il Saggiatore 2011, pp

Notizie tratte da: Natalia Aspesi, Festival e funerali. Dai costumi ai malcostumi: una storia italiana, Il Saggiatore 2011, pp. 456, 16,50 euro.

• 1960. […] la paga di cinquemila lire: quanto spetta, nei film italiani, alle comparse, per ogni giorno di lavorazione. (p. 19)

• 1961. Il twist. Il ballo in questo momento è molto di moda […]. Il ritmo del twist è senz’altro travolgente, come lo si sente vien voglia di sbarazzarsi di ogni inibizione e lasciarsi andare […]. Però un’esibizione del genere, in pubblico, può venire giudicata poco decorosa, soprattutto se il «twister» è un uomo che occupa una posizione importante, e ha da un po’ superato i quarant’anni. Si spiega così la ragione per cui mentre i dischi di questo nuovo ritmo vengono venduti in quantità allarmante nei negozi di Milano, i frequentatori di night clubs e di hoîtes sono piuttosto restii a lasciarsi trascinare nel folle dimenamento di ginocchia, fianchi e braccia. Sino a dieci giorni fa i dischi di twist più venduti erano quelli del giovane spettinato che l’ha lanciato in America, Chubby Cheker, e di un altro giovanetto agitato, Conway Twitty. […] Peppino di Capri che ormai viene considerato, in Italia, il più profondo esperto in materia, dopo aver mostrato come si fa a ballarlo, malgrado gli occhiali e una certa gracilità, a milioni di spettatori, in una puntati di Studio uno.
In 10 giorni gli italiani hanno comprato ottantamila copie del suo Let’s twist again e adesso lo acquistano al ritmo di diecimila copie al giorno, record mai visto prima, […]. Il twist ha un gran vantaggio sugli altri balli: lo si impara subito, anche perché assolutamente elementare. Gambe divaricate, ginocchia piegate, ondeggiamento dei fianchi oltre il limite della decenza, corpo rigido, piegamento prima a destra, poi a sinistra, eventualmente movimento di gamba piegata verso l’alto. Tuttavia è possibile far brutte figure, soprattutto se non si è giovanissimi e agili: per questo mai come in questi giorni i più rinomati maestri di ballo sono stati occupati in lezioni private con amministratori delegati e parrucchieri di moda […].
Il twist è nato nei quartieri negri di Detroit, Baltimora e Cleveland più di due anni fa, e si chiamava «madison». Col suo nome attuale è arrivato a New York pochi mesi fa, assieme al cantante negro Chubby Cheker, in un bar molto popolare della 45°’ strada, il «Peppermint Lunge». I ricchi di New York hanno scoperto il locale, solitamente frequentato da barbuti beatniks, leggendo la colonna mondana di jolly Knickerbocker, e l’hanno immediatamente invaso. II twist che si balla a Milano non è però importato dall’America. Viene invece da Parigi, dove Chez Regine, una delle solite caves di Saint-Germain-des-Prés, lo si balla ininterrottamente, per tutta la notte. (pp. 26-28)

• 1962. […] I 140 chilometri del percorso della prima incredibile giornata di questo Cantagiro, da Milano a Novi Ligure. […] Per ora, questa loro premura per la pubblicità la si nota soprattutto nella scelta delle automobili. Solo Nunzio Gallo e la graziosa Jenny Luna e TOnina Torrielli osano viaggiare su macchine di serie (spider alla portata di cittadini senza fama). L’inaudito Little Tony sorride invece continuamente da una magnifica Maserati spider rossa, Miranda Martino sta rodando la sua Maserati berlina nera, Nilla si accontenta della Citroën, Celentano fa ronzare una lunga Jaguar spider verde smeraldo e si fa scortare da una Thunderbird dello stesso colore, carica della sua guardia del corpo. Teddy Reno viaggia invece su una 508 del 1925, dipinta di rosso e coperta di fotografie di dive in bikini. Il mezzo più sensazionale è però quello di Joe Sentieri, che è riuscito a farsi imprestare da una ricca famiglia genovese una Rolls Royce 1934 carrozzata Farina, a 12 cilindri, 5000 di cilindrata. […] prepararsi per l’importantissimo primo scontro della sera, che è avvenuto, davanti a cinquemila amanti della canzone, nel campo sportivo di una grossa industria. […] Anche Enrico Maria Salerno ha avuto i suoi applausi dal pubblico che non si era addobbato a festa per questa costosa serata (da 500 a 2500 lire il posto) […] però malgrado tutta la sua buona volontà, innocentemente lontano dal mondo della canzone, al punto da chiamare Torelli la Torrielli, e Little Cony lo scatenato giovane notissimo ai suoi fans come Little Tony. (pp. 31-34)

• 1962. Alla Bussola hanno suonato le orchestre di Bruno Martino e di Lelio Luttazzi. (p. 35)

• 1962. […] Solo per il weekend Portofino, Santa Margherita e rapalo si riempiono gli uomini. […] La mancanza di uomini durante la settimana, ha fatto venir molto di moda i cani. Non c’è signora (e anche parecchi giovanotti) che non passeggi per Portofino con almeno una coppia di bassotti o di barboncini nani, non tosati, coi quali parlano lungamente, però solo in francese perché non va assolutamente che il cane si abiti all’italiano. L’amore per il cane ha fatto riscoprire il dimenticano cimitero dei cani che sta sopra Rapallo e dove Maupassant seppellì il suo amato Bel Ami. (pp. 41-42)

• 1965. Sta per scoppiare anche a Milano la guerra dei capelli. […] I capelloni sarebbero oggi, a Milano, più di un migliaio. C’è il nuovo Intra’s al Corso, a meno di cento metri dal Piper, in cui cartelli proibiranno l’accesso a chiunque non sia andato dal parrucchiere da tre settimane. (p. 44)

• 1965. Al Copacabana, cantina piccolissima di corso Europa […] con trecento lire si ha la Coca-Cola e la possibilità di dimenarsi per un’ora o due. […] Il bar dell’Intra’s apre alle sei del pomeriggio: con cinquecento lire si ha l’aperitivo, un panino e il juke box in funzione. (p. 46)

• 1965. Attempati (notare che tale termine viene usato per chiunque abbia più di ventidue, ventitré anni). (p. 46)

• 1967. Gianni Morandi: «[…] In fondo mi sono guadagnato solo nove giorni di CPR, di cella di rigore. Esperienza orrenda naturalmente, tavolaccio al posto del letto, due coperte, niente sigarette, né libri, mezz’ora di aria al giorno. […] E del resto non ero stato punito per qualcosa di grave, ma solo perchè avevo fatto uno scherzo ad un compagno: cose da ragazzi» (p. 53)

• 1968. Aristotele Onassis non legge mai perché non ha tempo, possiede dei Tiziano e dei Tintoretto che gli sono stati comprati dagli arredatori. […] Onassis, soprannominato «Il greco d’oro»., […] Quando Onassis sta a Skorpios, un aereo gli porta tutti i giorni i giornali e la verdura fresca: e poiché l’isola è priva di acqua, tre cisterne fanno la sposa in continuazione. […] Lo yacht Cristina […] con otto motoscafi disponibili, il campo d’atterraggio per l’aereo personale, e 50 uomini di equipaggio. È decorato con quadri di Rubens, Tintoretto, El Greco. (pp. 60-61)

• 1970. Al Bano, in quattro anni di sforzi vocali, grazie anche alla sua parsimonia contadina, ha stivato almeno 100 milioni. «Io non butto via i soldi, non me ne importa di niente, neanche delle automobili. Io metto lì, mi hanno consigliato di investire anche in gioielli, ma io perdo il lume della testa coi terreni, come li vedo non resisto. A Cellino San Marco, il mio paese, ho comprato il terreno per la mia prossima casa, 650mila metri quadrati, roba da farne un castello». (p. 63)

• 1970. Linda Christian […] se ne è andata a Montecarlo […]. E ha lasciato il suo regalo di nozze, dall’inestimabile valore simbolico: un ritratto di Tyrone Power da lei stessa dipinto. Quasi un monito al genero che secondo lei è un cacciatore di dote: che cioè avrebbe sposato la bella e giovanissima Romina per entrare al più presto in possesso dei beni lasciati dal padre. L’entità di questi beni non sembra tuttavia cospicua, senz’altro inferiore alla montagna di bigliettoni nascosti sotto il materasso del cantante […]. «E invece ci siamo sposati per amore» dice Al Bano. «Non è poi neanche tanto difficile da credere, mi sembra. È stato un colpo di fulmine, siamo stati insieme per tre anni, andiamo d’accordo su tutto, ci piacciono le stesse cose. Io voglio vivere in campagna, e Romina pure, io voglio farmi uno zoo e Romina va matta per gli animali, lei dipinge e lo pure, lei scrive poesie e io canzoni che sono poi poesie. Persino nei mobili abbiamo le stesse preferenze e la casa di Roma, la casa di Cellino, tutta in rustico spagnolo ce le facciamo. E poi io per Romina sarò la famiglia che non ha mai avuta, faremo tanti figli che non andranno in collegio e non lasceremo mai soli, sarò un perfetto marito italiano, anzi meridionale.» (p. 64)

• 1980. […] arrotolarsi «cannoni» che adesso devono essere molto grossi, lunghi dieci centimetri, piegati all’insù secondo la moda Marley e chiamarsi quindi «spliff»? (p. 67)

• 1980. […] i cantanti percorrono le autostrade con autotreni carichi di costosissime attrezzature e decine di musicisti e tecnici, chiedono perciò 30 milioni a sera (Miguel Bosé), 40 milioni (Renato Zero), 80 milioni (Bob Marley). (p. 67)

• 1980. Bob Marley […] assicura che Dio è in terra e che si comunica con lui attraverso il sesso, e dosi massicce (per lui trenta grammi al giorno) di ganja, la canapa indiana che è la massima ricchezza illegale del suo paese […]. Naturalmente è sempre la Bibbia a consigliare ai rastafarians l’uso pesante della marijuana, «l’erba della saggezza» perché cresciuta sulla tomba di re Salomone. (p. 68)

• 1981. Al matrimonio di Carlo e Diana d’Inghilterra […] Le signore della famiglia reale tutte vestite in corto color pastello: la regina esultante per avere accasato come si deve l’erede al trono in turchese pallido, la Regina Madre in verde pallido, la principessa Margaret molto dimagrita in salmone pallido, la principessa Anna in bianco e giallo pallido. Tutte le signore invitate avevano prediletto il blu smalto, il rosa e il crema: sia l’ex signora Spencer, madre di Lady Diana, che la signora Spencer, attuale moglie del padre di Diana, avevano scelto lo stesso colore, l’azzurro madonna. (p. 72)

• 1981. II primo agosto sarà lo stesso Carlo a portare la moglie con un jet dell’Air Farce a Gibilterra, dove si imbarcheranno sullo yacht reale Britannia per una luna di miele di quindici giorni nel Mediterraneo: finalmente soli con un equipaggio di trecento persone. (p. 73)

• 1982. [dei Rolling Stones] Miguel Bosè, molto bello e molto pallido dice: «piacciono ancora perché sono oggetti sessuali, anche a me la gente chieder solo questo, di suscitare sogni loschi» (p. 78)

• 1982. [Per le nozze con Ranieri] Grace Kelly, come le miliardarie americane del passato, era arrivata a Montecarlo su un transatlantico, il Constitution, con 80 bagagli, quanti nel 1930 ne aveva portati dal Belgio la principessa Maria José che sposava Umberto di Savoia. Era salita sullo yacht del futuro sposo, il Deo juvante che è il motto dei Grimaldi; da un idrovolante, per ordine di Onassis, era caduta su di lei una pioggia di garofani rossi e bianchi; il gran cappello bianco, da diva, le fu rimproverato come prima e unica gaffe, viso luminoso e felice. (p. 80)

• 1985. Nel 1956 il casto e arguto Poveri ma belli, diretto da Dino Risi, ebbe un incasso folgorante, quasi un miliardo di lire, e sembrò a molti troppo disinvolto: il manifesto, ritenuto sconveniente, fu sequestrato e il Centro cattolico cinematografico lo giudicò «escluso per tutti per superficialità desolante, mancata valutazione del bene e del male, compiaciuta esibizione di indumenti succinti». (p. 84)

• 1986. [Per il giorno del matrimonio di Pippo Baudo e Katia Ricciarelli] gli unici due cinema del paese, Tempio e Fucile, che danno solo film porno, avevano gentilmente coperto i manifesti di Titillation e di Doppie labbra. (p. 88)

• 1986. Serena Grandi. A 12 anni aveva già quel seno immenso e non si trovavano reggiseni adatti a lei. (p. 92)

• 1989. Raissa Maksimova […] la signora Gorbaciov […] scarpe con il tacco alto, sua irrefrenabile passione. (p. 95)

• 1997. Filippo d’Inghilterra […] per quella nuora [DIANA] a lui odiosa al punto di chiamarla, spressantemente, la Bambinaia. (p. 104)

• 1961. «L’autentico frequentatore di Portofino lo si distingue subito» spiega Giannetto Papeschi, giovanotto milanese che oltre a lavorare compone canzoni molto romantiche. «Ecco qua come ci vestiamo tutti quanti, badando bene a non commettere stranezze: mai pantaloni corti per nessuna stagione, mai giacca nera la sera e di conseguenza mai cravatta. Mai calze e neppure sandali ma solo mocassini. I pantaloni devono essere preferibilmente chiari, le magliette scure in tinta unita: il tipo Lacoste è un po’ andato giù, ma molto di più il tipo Monza con il circuito della pista ricamato in rosso e bianco sul petto».
Le ragazze che piacciono ai grandi partiti del Tigullio sono sui venti anni, di statura media, sottili, con capelli sotto le orecchie schiariti dalle meches. Odiate le piccoline, le tozze, le non miliardarie. […] L’eleganza femminile deve essere costituita da pantaloni lunghi e camicie di seta dello stesso colore di giorno: mai i pantaloni la sera se non per qualche romantica fuga a due. Per il night le ragazze indossano abiti scollatissimi leggeri ricamati, molto femminili. Assolutamente disgustosi i pantaloni corti, i vestiti di cotonina, il cappello di paglia. Qualsiasi altro modo di vestire relega immediatamente uomini e donne fra quelli «non di pala» che vuol dire fuori dal giro: una ragazza brutta o carina ma senza classe fa esclamare poi: «Non esiste, non c’è, non è mai nata».
Una bella ragazza viene definita «da seduta», una 40enne ancora piacente non si chiama più «tarda» ma «ninfona». […] la sera quando arriva il momento di ballare solo lenti, basta cha-cha [..]. Ma poiché oltre che sportivi ci tengono a passare per scapestrati, hanno lanciato un gioco, che è piaciuto subito a tutti i giovani proprietari (e sono molti) di motoscafi. Il gioco sa di competizione sportiva e consiste nel lanciare il motoscafo contro le onde facendolo girare più vicino possibile agli scogli. Di solito il danno per rottura di; albero ed elica si aggira attorno alle 300 mila lire il che è assolutamente niente rispetto al divertimento che se ne cava.

• 1963. Salice Terme. Titolo di donna ideale. Per essere considerata ideale una donna deve:
a) Non essere molto bella perché la bellezza fisica è un difetto;
b) Non essere molto colta. Meglio essere ignorante e riconoscerlo;
c) Saper stirare le camicie e saper cucinare almeno un piatto regionale;
d) Non ammettere il divorzio, se non in casi particolari, il marito ergastolano;
e) Perdonare il marito traditore, tutt’al più dopo una bella scenata;
f) Non saper ballare il twist e saper rinunciare al bikini;
g) Non saper cantare, ma suonare uno strumento o saper giocare a ping pong.
Davanti alla giuria […] che ne ha tratto edificanti quanto confusi ritratti chiedendo: quanti flirts ha, la cera la dà sul pavimento bagnato o no, ucciderebbe il marito se la tradisse, scrive alle piccole poste, le piace Celentano. (pp. 112-113)

• 1963. Vigilia di Natale a Cortina. […] Tutti davanti o dentro il bar del Posta dove il barman Renato […] continua a riempire i bicchieri di quel che si usa quest’anno come aperitivo: americano e moltissimo champagne. (p. 121)

• 1973. C’è una poesia cinese del terzo secolo che dice: «Ah come è triste nascere donna. Non c’è atto che valga così poco». (p. 123)

• 1973. Pier Paolo Pasolini. […] Lei sa cos’è una femminista? «Credo sia una persona che ha un’esigenza di mediocrità, che scivola nell’ordine di idee mistificatrici della piccola borghesia. Il bello non sta mai nel mezzo delle cose ma solo negli estremi […]» (p. 124)

• 1973. […] Frase scritta da Freud alla fidanzata: «Caro tesoro, mentre, tu gioisci per le cure domestiche io sono attratto dal piacere di risolvere l’enigma della struttura del cervello»? (p. 125)

• 1973. Pier Paolo Pasolini: «È più giusto, più buono, un mondo repressivo di un mondo tollerante, perché nella repressione si vivono le grandi tragedie, nascono la santità e l’eroismo. Nella tolleranza si definiscono le diversità, si analizzano e isolano le anomalie, si creano i ghetti. Io preferirei essere condannato ingiustamente che essere tollerato.» (p. 126)

• 1973. Pier Paolo Pasolini: «credo che la maggior parte delle donne e degli uomini sognano di essere come le persone che si vedono nei caroselli. Se fossi una donna io mi offenderci anche a vedere le annunciatrici, che trovo tremende: donne decorative, senza anima, inesistenti, in un ruolo di lacché.» (p. 127)

• 1973. Pier Paolo Pasolini. Quando lei pensa alle donne, come le vede?
«Come degli amici.»
Cosa è per lei una femminista?
«Un’estremista con tutti i difetti degli estremisti, con cui devo entrare in polemica critica.»
In che modo lei manifesta il suo rispetto per le donne?
«Considerandole appunto degli amici. Non usando l’atteggiamento offensivo di non criticarle quando è giusto. Trattandole come uomini.» (p. 127)

• 1977. Nel 1871, in piena e pudica età vittoriana, il governo acconsentì a portare l’età del consenso, quella in cui era permesso prostituirsi, da 12 a 13 anni e dopo forti scontri parlamentari. (p. 132)

• 1978. Minigonna. Gennaio ’68: presso Torino, un barista infuriato spara una fucilata alla figlia quindicenne in minigonna; giugno ’69, a Napoli una ragazza di 16 anni rimproverata per la minigonna si getta dal terrazzo e muore; marzo ’71, a Bergamo uno sconosciuto in motorino laccato di rosso, prende a coltellate nelle gambe le ragazze a gambe nude; aprile ’72, a Monreale un bracciante agricolo brucia tutte le mini della figlia. Prima che la minigonna, diventata microgonna, si trasformi in minigonna, longuette, maxigonna o più semplicemente venga sostituita dai pantaloni, prima che scompaia del tutto, cioè più o meno nel 1973, riesce a creare una ondata violenta di antifemminismo, diventa il simbolo e la causa dell’iniquità femminile. Un’inchiesta condotta tra i poliziotti americani stabilisce che tra loro il 91 per cento è convinto che sia la minigonna la causa dell’aumento della violenza carnale. Una ricerca dell’università di Camden scopre che le ragazze, che portano la mini sono afflitte da complessi di inferiorità. Altri sondaggi accertano che la minigonna è responsabile del calo di produttività e che negli uffici gli uomini sprecano almeno due ore di lavoro al giorno in «occhiate rapide», «sguardi intensi», «osservazioni attente». […] A Roma il pretore Lombardi nel ’71 condanna a una settimana di arresto due donne la cui minigonna «desta per la sua stessa scostumatezza un senso di riprovevolezza».
In San Pietro, una suorina di nome Fiorella, è incaricata di misurare Ie gonne delle turiste, ne allontana 35 al minuto, si prende l’esaurimento. Anche Paola del Belgio viene respinta dalla basilica vaticana per le sue ginocchia principesche ma nude, mentre Claudia Cardinale è ricevuta da un Papa Paolo VI indulgente che, senza guardare il suo abitino nero tagliato venti centimetri sopra il ginocchio, le dice «Usi bene i suoi talenti». Dalle scuole medie di New York vengono allontanate le studentesse con gonne corte e, in seguito alla protesta dei genitori, si stabilisce che a sette centimetri sopra il ginocchio le gonne possono entrare in aula. […] a Vigevano un preside di scuola media si mette a misurare le gonne di tutte le sue studentesse, con l’approvazione del comitato scuola-famiglia. […] In Uganda, Idi Amin espelle dal paese le ragazze in minigonna, […] in Russia si invoca tolleranza per le ginocchia nude e le ragazze se le fabbricano da sé, nell’Afganistan si spara contro le gonne corte, a Formosa si arrestano un migliaio di ragazze in minigonna, in Grecia i colonnelli la bandiscono. (pp. 139-140)

• 1978. gli economisti inglesi stabiliranno che ogni volta che le gonne si sono allungate, come negli anni ’30 e ’50, la sterlina ha perso valore. (p. 141)

• 1992. L’Ispes, Istituto di studi politici economici e sociali, fa una sua ricerca sulle donne al potere e scopre dati addirittura agghiaccianti: le poverine non hanno quasi mai marito! Non sono mamme! Diventano importanti dopo i 50 anni! Provengono a frotte da Macerata! […] l’Ispes, […] sa, come del resto la gran massa della gente, che la vera felicità per una donna è essere sposata e mamma, a carico di qualcuno, eternamente giovane. […] Il 74,3 % delle signore che contano non ha figli! Il 63% non ha marito! Le meno mamme di tutte sono le politiche, senza figli per il 90,9%. (pp. 150-151)

• 2000. Negli anni ’60, quelli della fantomatica liberazione sessuale, al settimanale ABC uomini dubbiosi scrivevano per sapere se la lunghezza del loro pene era normale e non li rassicurava sapere che anche Napoleone l’aveva piccolo, ed ecco che più di trent’anni dopo i nuovi esperti si trovano ancora a dover rassicurare gli angosciati che non contenti di misurarselo adesso anche lo pesano (a riposo 75 grammi, eretto 150 grammi, e se è 130, che frustrazione!). Negli anni ’70 un benemerito mensile per signore, Due più, aveva un prezioso inserto chiuso, in cui si davano alle massaie esplicite ricette sessuali. (p. 166)

• 2006. […] quando ai cosiddetti miei tempi, alle ragazze miopi le mamme raccomandavano di non portare gli occhiali, non tanto per ragioni estetiche quanto perché avrebbero potuto far sospettare una propensione alla lettura e quindi alla cultura, il che avrebbe costretto alla fuga qualsiasi giovanotto benintenzionato. (p. 175)

• 2006. […] celebri anoressiche furono l’imperatrice Sissi e anche santa Caterina da Siena.

• 1994. «I seni della donna elegante sono come i seni comprati nel negozio dei seni eleganti, sono i più cari, ma sono come confezionati dalla sarta, benché quella che li ha fatti sia la migliore sarta dei seni. I seni della donna elegante sono come seni di biancheria, e sono tanto uguali tra di loro, come sono uguali tra di loro solo le cose eleganti». Così scriveva nel 1917 Ramòn Gòmez de la Serpa, nel suo bellissimo Seni […]. (p. 189)

• 1998. A gennaio sulle passerelle di Parigi, prima di tutto il modello più sensazionale, di Terry Mugler, composto da nient’altro che un velo sospeso ai capezzoli da due anellini (p. 193).

• 2000. Oggi, mediante intervento chirurgico, […] il seno delle donne è diventato uniforme, uguale per tutte, un prodotto massificato come un tempo la giacca Mao dei cinesi. […] il risultato è sempre quello. Tutte le donne hanno al posto del seno due palle gonfiate in alto e spinte l’una contro l’altra come due guantoni da boxe nel momento dello scontro. (p. 200)

• 2000. Il primo push up è del 1969. (p. 201)

• 2006. Il nome baby-doll, dato a una camicia da notte tagliata all’inguine, deriva dal titolo di un film di Elia Kazan, (appunto Baby Doll) in cui l’allora quindicenne (oggi ne ha 75) Carroll Baker, una biondina paffuta e ossigenata, indossava un corto camicino trasparente succhiandosi il pollice, sdraiata in una vecchia culla. Intorno a lei, omacci pecorecci sullo sfondo del povero Mississippi rurale, la bramavano, come fecero gli spettatori di allora. (p. 209)

• 1963. In alcune ditte, le impiegate non possono fumare , «a meno che non siano laureate» (p. 216)

• 1963. L’Oreal sforna 400 000 confezioni di 800 diversi prodotti per la bellezza popolare, la Facis 3000 abiti da uomo al giorno. (p. 226)

• 1963. La balera di moda adesso, tra le domestiche di Genova, è quella in cima a Sant’Eusebio, che raggiungono con l’autobus 80. 350 lire gli uomini, 100 le donne, […] vino rosso per i giovanotti, spuma per le signorine, pochi twist, spesso fischiati, molto richiesti i valzer, le polke, i tanghi e le mazurke. (p. 242)

• 1963. Le commesse delle Upim in grembiule azzurro, della Standa in grembiule blu con colletto e polsi bianchi o rosa, del Coin, in abito grigio con colletto e polsi bianchi. (p. 246)

• 1963. Lei sa cos’è il coefficiente Serpieri? Glielo spieghiamo noi: è una “schivezza” per cui il lavoro della donna viene valutato al 60 per cento rispetto a quello dell’uomo. E visto che a noi ci attribuiscono 160 giornate di lavoro annuo contro le 280 dell’uomo, finisce che le nostre giornate lavorative si riducono a 96, in un anno. […] I vari lavori della terra hanno diverse paghe sindacali, da 244 a 358 lire l’ora: per esempio la zappatura è pagata meno, la potatura degli alberi più. (p. 251)

• 1963. Celentano, il quale chiede 800 000 per sera […]. Il prezzo del biglietto è l’indice più sicuro della popolarità di un cantante, da queste parti: contro le mille lire di Celentano, ne spendono cinquecento per la Foligatti, trecento per Narciso Parigi. (p. 255)

• 2006. Le scarpe con la zeppa […] piacquero subito a Carmen Miranda, che con le stesse riuscì così a raggiungere il metro e cinquanta di altezza. (p. 275)

• 2006. Nel 1938 lo scienziato littorio Nicola Pende aveva decretato che la perfetta indossatrice per la moda italiana doveva avere questa tipologia: «Altezza 1,56/1,60, peso 55/60 chili» (p. 277)

• 2009. «Le labbra sono il nuovo oggetto della bellezza per gli uomini». Notizia agghiacciante, comunicata da Patrizia Gilardino, esperta di chirurgia plastica, che ha visto aumentare del 40% la richiesta di tumidi labbroni da parte della sua clientela maschile. […] Le labbra carnose sono richieste soprattutto da trentenni- quarantenni, ma anche dai più anziani, che vedono come una perdita di status, oltre che di fascino, l’assottigliarsi inesorabile delle labbra. (p. 285)

• 1960. Gino Paoli. Il più grande sogno di questo cantastorie come lui ama definirsi, è di andare in Cina a imparare dai saggi l’autocoscienza, la vita come emanazione e la capacità di sentirsi quercia, o sasso o fiori. Poi vorrebbe conoscere Henry Miller […].

• 1962. Mike Bongiorno. «[…] Ricevo circa 3000 lettere al mese al giornale Confidenze, circa cinquemila a Topolino, 4-5000 alla televisione, un centinaio al giorno a casa. Faccia lei i conti, sono più o meno ventimila lettere di ammiratori e ammiratrici al mese». Gli chiedono denaro, aiuti di tipo magico, consigli amorosi, e soprattutto la sua fotografia con dedica. «Sa che siamo arrivati ai due milioni di fotografie distribuite? Pensi, due milioni di persone che tengono la mia foto sotto il cuscino» (p. 291)

• 1962. Mike Bongiorno. Gli hanno detto per esempio avarissimo. «Ma che avaro, io guadagno con fatica, i soldi non mi piace buttarli via, io vivo con poco, la mia casetta, la mia macchina, i miei sport». Che per apparire bello non porta gli occhiali anche se non ci vede e che usa il cerone anche fuori scena. «Gli occhiali non li porto sempre perché mi stancano. Il cerone non lo uso neanche quando siamo in onda, è che io son sempre abbronzato, sci d’inverno, nuoto d’estate, capirà.» (p. 293)

• 1962. Mike Bongiorno: «[…] in America: ho cominciato dal niente, facevo il log keeper, dovevo cioè soltanto contare i minuti di durata di trasmissione della rete per cui lavoravo. Poi sono diventato lettore di testi pubblicitari, poi annunciatore, infine capo degli annunciatori della mia stazione. » (p. 294)

• 1968. Patty Pravo: «Quando non lavoro sono me stessa, Nicoletta Strambelli, una semplicissima: quando sono sul palcoscenico divento Patty Pravo e mi monto da sola, sono una tigre, quindi anche bellona. Del resto mi trovo carina: avessi mani e gambe più lunghe, sarei entusiasta di me stessa. […] E se non ero carina mica mi notavano al Piper, mica mi avrebbe lanciata l’avvocato Crocetta, il creatore del Piper.» (p. 298)

• 1972. Paolo Villaggio può chiedere […] 80 milioni a film […]. Allora, racconta Paolo Villaggio, in quei sette anni sepolto all’Italsider di Genova, a fare un lavoro che, lui ne è certo, non serviva a nessuno, la vita era molto più intensa ed avventurosa: «Alle 12 e 30 ogni giorno, d’estate, c’era la gioiosa fuga dall’ufficio e via con le nostre macchinette verso il mare: stavo in acqua due ore, poi rientravo ancora sgocciolante e allora le impiegate sapevano dalle pozze d’acqua che noi di seconda categoria avevamo ripreso il lavoro. Certe volte, il pomeriggio, con un collega avvocato, scappavamo pericolosamente dalle finestre sino sui tetti e andavamo a giocare a tennis: non se ne accorgeva nessuno, tanto eravamo indispensabili. Alle sei ogni sera poi, c’era l’emozione della gara per battere il primato di chi per primo lasciava la ditta: eravamo in migliaia, la corsa aveva un sapore da Olimpiade». Se era così bello, perché non ci torna, a fare l’impiegato? «Per un naturale bisogno di affermazione. Perché il successo per quanto avvilente sia è la misura della propria potenza. Perché in un mondo che ha come metro di giudizio il denaro, più si guadagna e più si è se stessi. Anche se poi il denaro è difficile da spendere, per uno come me: al primo soldo mi ero comprato una Jaguar, poi me ne sono vergognato e l’ho venduta. Metto tutto via, a16 per cento. […] Per un attore gli incassi sono tutto, Buzzanca, che fa accorrere le folle, può chiedere ormai 180 milioni. lo per Senza famiglia ho guadagnato 14 milioni. Ma poiché il film fa soldi, adesso posso pretenderne almeno 80». […] Villaggio confessa di vivere ancora di rendita, per quel che riguarda la sua vena d’attore: «Sette anni in mezzo alla gente hanno creato il Fantozzi sfortunato, il Fracchia vinto, l’insopportabile prestigiatore tedesco Kranz, i personaggi che ho portato al cabaret, alla radio, alla televisione e che hanno fatto la mia fortuna. Sento con terrore che la mia vena e la mia umanità, lontano dalla gente, si stanno spegnendo. Ho paura di non aver più molto da dire, purtroppo. Il mondo in cui vivo adesso è ristretto, incolore, gretto e senza fantasia. Il cinema è disumano. Roma è l’inferno: certe volte vado tra le buche, il fango, i crateri, l’avvilimento della speculazione edilizia romana per abituarmi alla degradazione dell’inferno. Ho pochissimi amici con cui divido anche la fede politica». Paolo Villaggio è uomo di sinistra sicura […]. Paolo Villaggio è genovese, ha 35 anni, suo padre Ettore è ingegnere, sua madre Maria insegna tedesco, suo fratello gemello Pietro è il genio della famiglia, insegna matematica, pure alla Normale di Pisa, adesso l’hanno chiamato a tenere un corso in un’università degli Stati Uniti. Villaggio ha una moglie, Maura, a cui è molto affezionato, e due figli, Elisabetta di 13 anni e Pierfrancesco di 9. Fu proprio per amore di Maura, incontrata durante una vacanza a Londra, che Villaggio piantò l’università al terzo anno di legge e con la raccomandazione del padre entrò all’Italsider. Prima aveva tentato la strada della canzone; amico di Tenco e di Paoli era riuscito a far incidere Carlo Martello di non grande fortuna. Poi giudicandosi pigro e cialtrone, preferì l’impiego sicuro: «Stavo benissimo, non mi sentivo un artista frustato, non mi sai mai sognato di fare l’attore. Ma in tre mesi, alla fine del 1967 la mia vita cambiò completamente». Ogni anno l’azienda organizzava una rivista; in cui si scatenava anche l’impiegato Villaggio, grande mattatore dei satrapi e delle vittime aziendali. Aveva sempre grandissimo successo, le telefoniste lo trovavano irresistibile. Una sera Chiesa, direttore del Teatro Stabile di Genova, per noia andò a vedere lo spettacolino aziendale e si infiammò subito di questo giovanotto che maltrattava con tanto successo il suo pubblico. «Mi fece chiedere tre mesi di aspettativa, tre mesi senza stipendio: e intanto si era dimenticato di me, preso dai problemi del vero teatro. Poi il solito colpo di fortuna da fumetto: in un cabaret di Genova, dava uno spettacolo Durano: una sera si ammala e buttano me sul palcoscenico, con la luminosa promessa di 5 mila lire. Io rifaccio il mio Fracchia, il Fantozzi e il Kranz, minaccio il pubblico, faccio ridere. Un pazzo presente, Maurizio Costanzo mi offre un milione al mese se le stesse cose vado a farle in un cabaret romano: là un altro pazzo mi offre di partecipare ad uno spettacolo televisivo a Milano intitolato Quelli della domenica. Così sono diventato un divo, roba da non credere. Pazienza».(pp. 299-302)

• 1978. Eugenio Montale […] guarda alla sua governante, la signora Gina, con la speranza del suo ottimo zabaione. (p. 303)

• 1987. Coco Chanel arrivò a licenziare trecento operaie che nel 1936 avevano osato chiedere vacanze pagate e un orario meno pesante. (p. 315)

• 1987. Claudio Villa. Nei suoi quarant’anni di carriera mai appannata ha girato 27 film di grande successo […]. Ha inciso 3200 canzoni, venduto 42 milioni di dischi in tutto il mondo, partecipato a 13 festival di Sanremo, vinti 4, meritato 500 coppe, 82 diplomi, 3 dischi d’oro, sei maschere d’argento. (p. 319)

• 1990. La Corte assolve […] Aldo Busi […] per non aver commesso il fatto. Il fatto, secondo la citazione del procuratore capo Francesco Simeoni era di aver scritto allo scopo di farne commercio il libro Sodomie in corpo 11 pubblicato dall’editore Mondadori, avente contenuto altamente osceno in quanto caratterizzato da un esasperato e ossessivo sessualismo fine a se stesso. […] Busi ha concluso: «Peccato che di questo libro non ce ne è più in giro una copia: e proibirò di ristamparlo perché ormai solo gli imbecilli, dopo il glamour del processo, vorranno leggerlo. Io di altro clamore non ho bisogno. Persino al mio paese, Montechiari, sono profeta in patria, tutti mi vogliono, tutti mi toccano. Mi hanno invitato addirittura alla festa dell’Avis, senza neanche chiedersi se sono sifilitico». (pp. 320-323)

• 1991. Madonna. La rivista Forbes ha calcolato che il suo guadagno lordo nel 1990 è stato di circa 40 miliardi di lire. […] Legge soprattutto scrittrici donne, da Sylvia Plath a Carson McCullers, i suoi personaggi ideali sono donne, George Sand, Martha Graham, Anna Magnani. Uomini? «Nessuno, sono sempre così poco vitali, anche quando sono dei geni. È la ragione per cui sono sola, senza un innamorato. […]» (pp. 326-327)

• 1991. Luc Besson. Nato in Grecia da genitori hippie e vagabondi, il muscoloso regista ha cominciato a nuotare sott’acqua a 2 anni. Trova subito qualcuno che gli dà i miliardi per fare un film: anche quel Le Grand Bleu, grande successo in Francia, che in Italia non è stato ancora distribuito perché ne ha chiesto il sequestro Enzo Majorca che si è sentito offeso da un antipatico ritratto. (p. 329)

• 1997. Camilla Cederna […] prima di presentarsi ai tanti processi che le furono intentati, andava sempre dal parrucchiere. (p. 338)

• 1997. Osservazione di Voltaire in una lettera a Madame du Deffand del 12 settembre 1760: «Se la natura non ci avesse fatto un po’ frivoli, saremmo molto infelici: proprio perchè è frivola, la maggior parte della gente non si impicca». (p. 338)

• 1997. Ecco, nel 1968, che Camilla [CEDERNA]scopre un lato frivolo del solenne poeta Eugenio Montale, che coi suoi capelli è in polemica, e dice «li vorrei corti e lisci, che sono più seri e invece mi è venuta questa stupida criniera riccia e di un giallume antipatico, almeno fossero decisamente bianchi». (p. 339)

• 1997. [CAMILLA CEDERNA] dichiara: «Si sa, la maldicenza affratella le anime». (p. 339)

• 1997. Camilla Cederna a Lietta Tornabuoni che la intervistava aveva detto: «Quelli che volevano sposarmi io non li volevo, anzi capitava una cosa strana. Al minimo contatto fisico, subito mi veniva il palato secco. Succedeva soltanto con quelli che volevano sposarmi. A me piacevano magari altri, che non mi volevano o potevano sposare». (p. 339)

• 2000. Il poeta Allen Ginsberg andava dallo psichiatra per «guarire» dall’omosessualità. (p. 346)

• 2004. Brigitte Bardot. In una vecchia intervista la ragazza che rappresentava la libertà femminile aveva detto: «La mia vita è diventata impossibile, la mia anima non mi appartiene più. Lo star system è un universo mostruoso, che mi impedisce di vivere come vorrei. lo esisto solo nell’ombra. Se in casa mia desidero un po’ d’aria, non posso aprire la finestra: c’è sempre un fotografo sul tetto o in faccia. Io non posso andare a comprarmi un vestito o a mangiare un gelato. Ogni uomo che saluto il giorno dopo sui giornali viene indicato come il mio nuovo amante. I miei amori sono stati bruciati da una inumana bardolatria». (pp. 355-356)

• 2006. Oriana Fallaci […] finì col considerarsi la vedova di Alekos Panagulis, eroe della resistenza greca contro i colonnelli, assassinato nel 1976, al quale dedicò uno dei suoi romanzi più amati dai lettori, Un uomo. Però era stata lei a lasciarlo, raccontò a un giornalista, perché lui una volta aveva osato chiederle di lavargli i calzini. (p. 359).

• 1993. Il massimo dispregiatore dei salotti, Umberto Bossi, entrando con baldanza nei salotti, si è comportato benissimo, e non come aveva previsto il simpatico Daverio: «Se entra in una delle case importanti di Milano, fa un rutto e uccide tutte le signore, che pure lo adorano». (p. 372)

• 1993. […] Gli si consiglia per il prossimo anno una grande mostra intitolata «Arte e Poppata negli anni Trenta»: quando il Duce premiava le signore che, in gara, avevano la più alta e pesante produzione lattifera, simile a quella delle mucche: e lo studioso Carlalberto Grillanzoni, nel suo dotto volume I caratteri del fisico e del vestire considerati come fattori demografici, portava dati agghiaccianti ma così poco salottieri da poter essere apprezzati anche dal brillante Daverio 60 anni dopo: e per esempio a Grosseto risultavano più prolifiche le donne coi denti guasti, a Montironi meno prolifiche quelle con le sopracciglia sottili, mentre fortunatamente a Grosseto su 391 donne prolifiche solo quattro avevano i baffi. (p. 374)

• 1989. Sanremo. Romina Power e Albano. La canzone dei due coniugi, […] Cara terra mia, è accusata con troppa severità di fare dell’ecologismo scemo: «Ma io amo davvero la mia terra, sono davvero contro l’inquinamento e la droga, sono persino abbonato ad Airone». Dice il serafico proprietario di tanta terra pugliese e di un villaggio turistico che è stato attaccato come opera di grande bruttura da un settimanale «solo perché gli avevo negato l’esclusiva della nascita del mio quarto figlio». (p. 396)

• 1992. Quando le gonne di colpo si allungarono nel 1947 con il New look di Dior, le donne se ne innamorarono e gettarono via i vestiti al ginocchio, che ricordavano la guerra e le privazioni. Quando dopo l’esplosione degli anni Sessanta, la minigonna divenne il simbolo della liberazione sessuale femminile, ci fu subito la controrivoluzione delle maxigonne che però non ebbe grande successo. Oggi nell’allungarsi delle gonne c’è una contraddizione, almeno secondo gli economisti: quando le cose vanno male, di solito le gonne si accorciano, come nel ’29. (p. 403)

• 1992. Basic Instinct. Michael Douglas […] per mostrarsi sullo schermo totalmente nudo (ovviamente di schiena, sul davanti gli attori maschi hanno meno narcisismi e sicurezze) ha perso quindici chili e guadagnato 15 miliardi. (pp. 404-405)

• 1993. Quirino Conti, stilista : «[…] Se oggi soprattutto la pubblicità si serve, attraverso fotografi confusi, della confusione dei sessi, è perché cerca un nuovo modo di rendere inoffensivo il sesso. Era inoffensivo quello esagerato delle bellissime modelle grandi e molto femminili: per osar portare a letto una come Carla Bruni, un uomo medio avrebbe dovuto andare due anni dall’analista». (p. 408)

• 2009. Miss Italia. La televisione aveva scoperto l’ormai annosa manifestazione sin dal 1979, quando per la prima volta al concorso erano arrivate le telecamere, quelle di Telealto Milanese, di proprietà di un lungimirante imprenditore in ascesa, Silvio Berlusconi, allora anche lui ben lontano dalla politica, e che quella volta, entusiasta di tante bellezze, volle curare personalmente la regia delle riprese. (p. 425)