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 2012  gennaio 17 Martedì calendario

Aziende colpite dalla crisi: fallimenti cresciuti del 61% - Il conto della crisi si fa pesante sui bilanci aziendali

Aziende colpite dalla crisi: fallimenti cresciuti del 61% - Il conto della crisi si fa pesante sui bilanci aziendali. I numeri dell’anno d’imposta 2009, forniti dal Diparti­mento delle Finanze (dichiarazioni presentate fra il 2010 e il 2011), sono, purtroppo, eloquenti: il reddito medio delle imprese è in calo; si registra un for­t­issimo incremento delle società in fal­limento, oppure estinte; cala il nume­ro dei soggetti che hanno presentato la dichiarazione Irap; e diminuisce an­che il numero dei contribuenti sogget­ti agli studi di settore. Il dato che più colpisce è quello dei fallimenti e delle estinzioni di società. Rispetto a un anno prima, le aziende fallite crescono di un impressionante 61%, mentre quelle che hanno chiuso i battenti sono aumentate del 52,08%. Le Finanze riconoscono che «il forte in­cremento si spiega con la crisi econo­mica, e la congiuntura negativa si riflet­te anche sulla quota di società in utile, calate di oltre due punti percentuali». In cifre, le società in utile rappresenta­no il 57,9 % del totale, quelle in perdita salgono al 37%. Il reddito medio dichia­rato dalle imprese, pari a quasi 257 mi­la euro, si riduce del 6,7% rispetto al­l’anno di imposta 2008, mentre calano del 3,3% le dichiarazioni Irap. C’è an­che ci si ridimensiona: cala infatti il nu­mero di soggetti che aderiscono agli studi di settore, mentre aumentano del 24% le adesioni al regime dei contri­buenti minimi. Nonostante tutto, le entrate tributa­rie dei primi undici mesi del 2011 ten­gono ancora, raggiungendo i 364,388 miliardi di euro (+0,4% rispetto allo stesso periodo del 2010). Cala il gettito di Ire (la vecchia Irpef)e Ise,ma in com­penso aumenta quello dell’Iva grazie al prelievo sulle impostazioni; in au­mento le entrate derivanti dalle impo­ste sul gas metano (+ 10%) e sugli oli mi­nerali. Tuttavia, anche i segnali sul fronte delle entrate sono preoccupan­ti: novembre è andato male, anche a causa dello «sconto» sugli acconti Ire, considerando che da gennaio a otto­bre il gettito era aumentato dell’ 1,5% ri­spetto ai primi dieci mesi del 2010. Inol­tre, quell’incremento dello 0,4% è il più basso dei principali Paesi europei. Nello stesso periodo le entrate sono au­mentate dell’8,5% in Germania, del 5,5% in Gran Bretagna, del 3,2% in Francia. Analoga alla nostra la posizio­ne della Spagna. Il 2011 si chiude negativamente an­che sul fronte dei prezzi. Il tasso d’infla­zione medio annuo ha raggiunto il 2,8%, mentre era all’1,5% a fine 2010. I prezzi al consumo di dicembre hanno segnato un aumento dello 0,4% rispet­to a novembre, ma l’inflazione tenden­ziale si è mantenuta al 3,3%. Per fortu­na, Bankitalia comunica un numero positivo: in novembre il debito pubbli­co è calato di circa 4 miliardi rispetto a ottobre: però resta al livello stellare di 1 .905 miliardi di euro.