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 2012  gennaio 17 Martedì calendario

Così lo Stato regala ai petrolieri l’oro nero lucano - Ma lo sa il premier Monti (e quelli che lo hanno preceduto) che il petrolio luca­no- se fosse venduto a prezzi di mercato, e non svenduto com’è adesso - ripianereb­be in breve gran parte nel nostro debito pubblico? Ad esempio, in un anno, i 70 mi­liardi frutto dei potenziali proventi del­l’oro nero «made in Basilicata» già com­penserebbero i 24 miliardi della manovra in corso e persino degli ulteriori 20 miliar­di paventati per la primavera 2012

Così lo Stato regala ai petrolieri l’oro nero lucano - Ma lo sa il premier Monti (e quelli che lo hanno preceduto) che il petrolio luca­no- se fosse venduto a prezzi di mercato, e non svenduto com’è adesso - ripianereb­be in breve gran parte nel nostro debito pubblico? Ad esempio, in un anno, i 70 mi­liardi frutto dei potenziali proventi del­l’oro nero «made in Basilicata» già com­penserebbero i 24 miliardi della manovra in corso e persino degli ulteriori 20 miliar­di paventati per la primavera 2012. Da un governo di «bocconiani», iscritto d’ufficio al Club Bilderberg, sarebbe leci­to attendersi un intervento in questo sen­so. Invece è facile far cassa raschiando il fondo del barile delle pensioni dei poveri­cristi; più complesso raschiare il fondo dei barili (di petrolio). Quando sono in bal­lo i patrimoni delle «Grandi Sorelle», allo­ra fanno tutti i distratti. O peggio: si allea­no, in una sorta di consociativismo mac­chiato dal greggio e da iniziative giudizia­re che hanno scoperchiato verminai di corruzione (nell’inchiesta «Totalgate» si parla espressamente di «sistematiche pra­tiche illegali»). Così sinistra centro e de­stra fanno scudo nel Far West degli idro­carburi. Col cartello delle compagnie pe­trolifere che mostra una scritta emblema­tica: «Grazie per far arricchire solamente noi!». Non è una boutade, ma la pura veri­tà. Accade in Basilicata, dove ci sono i gia­cimenti petroliferi più grandi d’Europa su terraferma e attualmente circa il 90% del territorio della regione Basilicata è interes­sato da perforazioni, da permessi di ricer­ca, di coltivazione e da istanze di permessi di ricerca delle compa­gnie petrolifere. Da 15 anni qui - nella Val d’Agri e nella Val Cama­stra - si estraggono 80mila barili di petro­lio al giorno (l’equiva­lente di circa 210 milio­ni di euro al mese) in cambio delle royalties più basse al mon­do. Le royalties sono una forma di «com­pensazione ambientale » pagata dalle hol­ding petrolifere per i danni causati dalle perforazioni del sottosuolo (di proprietà dello Stato) e dalle attività estrattive. La Basilicata riceve per il «suo» petrolio (pari all’80% della produzione nazionale di greggio e al 6% del fabbisogno energeti­co italiano) un’aliquota del 7% (così ripar­tita: 30% per lo Stato, 55% per le Regioni, 15% per i Comuni) sul valore dei barili pro­dotti: un’inezia, consi­derato ad esempio che Libia e Indonesia incas­sano l’85%, Russia e Norvegia l’80%, Alaska 60%, Canada 50, Ka­zakistan e Nigeria 45%. Uno scandalo di cui i principali organi di in­formazioni sembrano non comprendere le di­mensioni. L’Eni (uno degli enti concessio­nari che, insieme alla Total, gestiscono i pozzi lucani. Ma in «lista d’attesa» ci sono pure Shell, Mobil, Esso, Edison gas ed un folto manipolo di imprese minori) preci­sa: «Noi rispettiamo solo le leggi, ci chiedo­no il 7%? E noi gli diamo il 7%». Intanto i lu­cani sono alle prese con l’ennesima beffa: la card-benzina, un bonus che dovrebbe garantire agli automobilisti un risparmio annuo di 90 euro al momento di fare il pie­no. La scheda (tipo bancomat) è arrivata tramite Poste agli aventi diritto, ma-a tut­t’oggi- risulta «vuota»: insomma, zero eu­ro caricati. Ma anche quando il benefit sa­rà accreditato, ricorderà molto da vicina l’elemosina del comandante Achille Lau­ro che negli anni ’ 50 elargiva ai napoletani scarpe e pacchi di pasta in cambio di voti. In Basilicata si tornerà alle urna l’anno prossimo. Molti lucani stanno rispeden­do il bonus- benzina al mittente. La digni­tà vale molto più di un pieno di benzina.