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 2012  gennaio 17 Martedì calendario

Sofri è un uomo libero Ma la sua pena non l’ha mai scontata - Quella della liberazione di Adriano Sofri, formalizzata ieri, è una non notizia

Sofri è un uomo libero Ma la sua pena non l’ha mai scontata - Quella della liberazione di Adriano Sofri, formalizzata ieri, è una non notizia. Noti­zia vera, intendiamoci. Dopo aver scontato la pena che gli era stata in­­flitta ( 22 anni di reclusione per l’uc­cis­ione del commissario Luigi Cala­bresi) Sofri non ha più pendenze con la legge. Ma la notizia vera sot­tintende una realtà assai diversa, se si pensa a come questo personag­gio­ha trascorso gli anni che ufficial­mente erano di prigionia. Nessun uomo li­bero è stato più libero di lui nel­lo scrivere, nel dibattere, nell’at­teggiarsi a maestro, nel vestire i panni del perseguitato, nell’in­tervenire sui problemi italiani. E nessun detenuto è stato, tra ar­resti domiciliari, permessi, cure mediche, meno detenuto di lui. Di questo, sia chiaro, mi ralle­gro. Il carcere è sempre motivo di inquietudine, lo è particolar­mente quando per tutta una se­rie di processi viene affacciata e sostenuta la teoria dell’errore giudiziario. Comunque il mar­chi­o d’omicida non è stato d’im­paccio per Adriano Sofri. Ha col­laborato assiduamente a un quotidiano dell’importanza di Repubblica ; e la sorte ha voluto che, pagato il suo debito con la legge, se ne sia subito andato al­l’isola del Giglio, e di là abbia in­viato un reportage sul naufragio della Costa Concordia. Un vero scoop in gergo giornalistico. Nell’occasione Sofri s’è dimo­strato disposto a scrivere non a colloquiare. Ha congedato i gior­nalisti che volevano porgli do­mande con un «Come sto? Sto a modo mio ma non parlo. Magari tornate tra qualche giorno, ma solo per offrirvi un caffè, mi spia­ce » . Comprensibile la sua riserva­tezza, ma prevedo che lascerà presto il posto a una ancor più in­tensa attività pubblicistica. E al riemergere di mai veramente so­piti motivi di polemica. Un col­pevole che ha espiato la sua pe­n­a non deve essere soggetto a di­scriminazioni, il passato è passa­to. Abbiamo visto del resto con quale rapidità e abilità si siano riaffacciati alla ribalta, redenti e contenti, alcuni truci protagoni­sti degli anni di piombo. Ma la lo­ro situ­azione presenta una diffe­renza fondamentale in confron­to alla situazione di Sofri. Loro sono stati riconosciuti colpevo­li - da tutti i mezzi d’informazio­ne indicati come tali - e colpevo­li si riconoscono. Sofri si proclama estraneo al crimine che avrebbe compiuto, secondo la sentenza definitiva di condanna, insieme con Gior­gio Pietrostefani, Ovidio Bom­pressi, e Salvatore Marino. Le ri­vendicazioni d’innocenza sono quasi una regola, nell’universo giudiziario. Ma per Adriano So­fri quella rivendicazione è fatta propria da uno schieramento trasversale che include buona parte della sinistra e anche, per citare un nome, Giuliano Ferra­ra. Per tanti, direi per troppi, il Sofri che si toglie di dosso gli ulti­mi lacci penali non è un omicida da recuperare alla società: per­ché proprio la società è colpevo­le delle sue sofferenze. Fin dal primo momento non c’è stato nessuno più recuperato di lui, sui quotidiani e in televisione. Ha acquisito una invidiabile ca­ratura culturale. Per i suoi esti­matori è un povero Fornaretto dei tempi moderni. L’insistenza e l’arroganza con cui questa tesi è stata ed è de­clamata mi sembrano eccessi­ve. Lo sembrano soprattutto se vengono da chi grida che le sen­tenze devono essere rispettate e che la Procura di Milano - cui spettò inizialmente di indagare e incriminare - rappresenta di solito, ma non per Sofri, un insu­perabile modello di struttura giudiziaria. Non che siano man­­cati, in questo groviglio proces­suale, elementi inquietanti a co­minciare dalla tardività della in­criminazione, venuta 16 anni dopo l’assassinio del commissa­rio. Negli anni della P 38 i valori umani e morali subirono una sorta di collasso sanguinario, di sicuro il Sofri di oggi non ispira né apprensione né avversione. Il non aver mai chiesto la grazia - invocata invece da Bompressi e concessa, Pietrostefani ha asi­lo in Francia - attesta in lui una fierezza e coerenza straordina­rie. La cupa stagione del terrori­smo è remota, il terrore attuale viene dallo spread. Sarei tenta­to di augurare a Sofri che si goda questo momento, ma non lo fac­cio perché è superfluo. Sta già godendo da tempo.