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 2012  gennaio 17 Martedì calendario

«Che fa, va a dormire?» Ecco le telefonate che inchiodano il capitano - Inizia col sesto morto e finisce col terzo indagato la giornata del­la svolta nell’inchiesta sul disa­stro del Giglio

«Che fa, va a dormire?» Ecco le telefonate che inchiodano il capitano - Inizia col sesto morto e finisce col terzo indagato la giornata del­la svolta nell’inchiesta sul disa­stro del Giglio. Ecco le intercetta­zioni e gli interrogatori che dise­gnano uno scenario in cui annega­no le bugie e si inabissano le ver­sioni di comodo. «Ciao comandante ci sei?». «No…». La Procura dice di avere in mano una telefonata tra l’ex Commodoro Mario Palombo, pre­sunto destinatario del saluto, e il comandante. Schettino è stato il suo secondo. A pochi secondi dal­la tragedia trilla il cellulare. Il co­mandante saluta il maestro: «Ciao Mario.. come stai?». «Bene, bene». «Stiamo passando al Gi­glio ». «Ma non ci sono, sono a Grosseto... ci sono gli altri». «Co­mandante, ma qui c’è acqua?». A quel punto la chiglia viene squar­ciata. La telefonata s’interrompe. Palombo contatta la Costa. L’am­miraglio però al Giornale smenti­sce la telefonata. «A Marsiglia fece di peggio». In un verbale un ufficiale riferisce che circa due mesi fa Schettino aveva rischiato e tanto in Francia: «Me lo ricordo quel giorno, era una giornata pazzesca, in mare le onde erano gigantesche. Una tem­pesta, oltre 75 nodi di vento. Erava­mo sicuri di restare in porto e inve­ce ha voluto partire. La nave? Era il Concordia…». Il blitz in ospedale. I pm hanno sentito Palombo dopo che questi aveva fatto visita a sorpresa in ospedale al commissario-eroe Manrico Giampetroni (che non a caso è stato interrogato subito do­po). Perché tutta questa fretta, si domandano gli inquirenti, per in­contrare il commissario di bordo? «Ha fatto una manovra spregiudi­cata- dice l’eroe a verbale- non ha alcuna giustificazione per quello che ha fatto». «Schettino ma dove vai? A dor­mire? » Due bugie e l’abbandono della nave. Sono le 21,49 e la Con­cordia risponde alla Capitaneria: «È tutto ok».Falso.Stanno già stan­no imbarcando acqua. Nuova tele­fonata. «Solo un problema tecni­co, tutto sotto controllo». Poi, il si­lenzio. Il comandante viene con­tattato alle 00.32. È già sullo sco­glio, ma finge di essere a bordo: «Ci sono 200/300 persone a bor­do, mancano all’appello una qua­rantina di persone». Falso: i soc­corsi sono appena iniziati. «Ora torno sul ponte. Ero andato a pop­p­a per capire cosa stava succeden­do ». «Rimarrà solo lei?». «Credo di rimanere solo io». La bugia è scoperta. L’ufficiale della Guar­dia costiera gli rinfaccia l’abban­dono: «Cosa vuole fare, vuole an­dare a casa? A dormire?... ci sono già dei cadaveri». «Quanti?». «De­ve dirmelo lei!... Adesso lei va a prua, risale la biscaggina e coordi­na l’evacuazione. Ci dice quante persone ci sono ancora: se ci sono bambini, donne, passeggeri e il numero esatto di ogni categoria. Vada a bordo. Cosa fa, lascia i soc­corsi? ». «Ok, sto andando». Falso. Schettino resta sullo scoglio. L’ufficiale: «Era paralizzato, non faceva niente…». Alessan­dro Di Lena, primo ufficiale della Concordia, racconta a verbale che Schettini stava ininterrotta­mente al telefono, forse con Pa­lombo, forse con i vertici della Co­sta. «Era fermo, impalato, stava lì all’apparecchio e a un certo punto ha chiamato l’unità di crisi della Costa. Ma a noi non diceva niente, lui era paralizzato. Non sapeva­mo cosa fare. Il tempo passava ine­s­orabile e la situazione che peggio­rava. Se avesse ordinato subito l’evacuazione molti sarebbero vi­vi. La motivazione dell’accosto? Sì il maitre c’era ma il motivo era un altro». Lo conferma un quarto ufficiale: «Prima di inclinarsi la na­ve è rimasta diritta un’ora». L’ammutinamento e il video choc. La nave inizia a svuotarsi un quarto d’ora prima che il coman­d­ante dia ufficialmente la comuni­cazione. Gli ufficiali decidono au­tonomamente di­far calare le scia­luppe in acqua pressati dai passeg­geri. La nave, come dimostra un vi­deo della Capitaneria, resta in po­sizione di navigazione più di 1 ora. C’era tempo per salvare tutti. Nessuna manovra eroica. Con la sala macchina allagata, non era possibile far spiaggiare la nave e Schettino non ha compiuto mira­coli. L’accostamento al porto è sta­to propiziato dal caso. La nave era in balia delle onde. Lo conferma­no tre ufficiali. «Aveva bevuto».Il test antidro­ga. Schettino questa mattina sarà interrogato dal gip e, nelle prossi­me ore, verrà sottoposto a test anti­droga e antialcol. Un teste inglese ha raccontato di averlo visto pa­recchio sbronzo, durante la cena, mentre abbracciava una donna. Il terzo ufficiale sotto inchie­sta. Stessi reati degli altri due. Era presente nella plancia di coman­do, con Schettino, l’ufficiale in se­conda di origine greca Dimitris Khistidis finito formalmemte sott’ inchiesta. In un’intercettazione si fa più volte il suo nome. Il black out dello Ias. Il sistema satellitare che segue la traiettoria della nave sarebbe stato disattiva­to in plancia di comando per 15 mi­nuti, giusto il tempo dell’inchino all’isola del Giglio. L’autore del sa­botaggio? Indovinate un po’… (Ha collaborato Simone Di Meo)