Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  gennaio 17 Martedì calendario

“Un nuovo Titanic? Oggi siamo più abili” - Bisogna essere costantemente vigili. E per far questo preparo in maniera scrupolosa ogni mio viaggio»

“Un nuovo Titanic? Oggi siamo più abili” - Bisogna essere costantemente vigili. E per far questo preparo in maniera scrupolosa ogni mio viaggio». Era il 2010 e Francesco Schettino, il comandante della Concordia, rispondeva alle domande che la giornalista del quotidiano ceco «Dnes» gli poneva. «Non vorrei mai trovarmi nel ruolo del comandante del Titanic, obbligato a navigare nell’oceano tra gli iceberg - aveva detto Schettino - anche se oggi è più sicuro navigare grazie ai progressi fatti nel campo delle attrezzature e grazie a Internet. E in caso di errore, siamo più preparati perché siamo in grado, molto di più che nel passato, di fronteggiare possibili emergenze e complicazioni. Attraverso Internet sappiamo subito le condizioni meteo e la situazione che troveremo nei porti dove siamo diretti. È quindi più facile prendere decisioni importanti. Il capitano, oggi, non porta più un grande fardello di responsabilità come nel passato, anche se il verdetto finale spetta, ovviamente, non alle macchine ma sempre a chi le conduce». Sollecitato dalle domande, il comandante della Concordia racconta della sua carriera e della sua famiglia. Spiega che naviga per «quattro mesi a rotazione su navi diverse» per poi riposarsi due mesi a casa. Si sofferma su sua moglie e sua figlia ormai «abituate a vivere parte dell’anno separatamente». Un sacrificio compensato solo, spiega Schettino, «dal fatto che la mia famiglia sia felice. Mi piace rendere le persone felici». Il comandante di Meta di Sorrento racconta poi delle notti insonni passate al ponte di comando «quando il tempo è brutto», perché quando ci sono dei problemi «il capitano deve avere tutto sotto controllo per essere dove serve». Non lo ha mai spaventato, sottolinea nell’intervista, il rapporto con un equipaggio «multiculturale» e sempre diverso. Questo perché «sono tutti ben istruiti e sanno cosa fare. Per garantire la sicurezza su una nave - spiega - deve dominare una disciplina quasi militare. Per questo il capitano deve essere anche un po’ psicologo per conquistare la fiducia della squadra». Quando si parla di lui, Schettino non esita a rivelare che «non esiste un giorno più bello della sua carriera perché sono tutti belli», e che «mi piace il momento in cui accade qualche cosa di imprevedibile, quando si deraglia dalla procedura standard. È una sfida da affrontare». Sul momento peggiore passato nella sua carriera, il comandante campano confessa che «ogni momento a bordo della nave è importante per me ma non sono mai stato in una situazione pericolosa, o in una situazione che non sono riuscito a fronteggiare. Penso che questo sia dovuto al fatto che mi preparo ogni giorno del viaggio. Devo essere costantemente vigile».