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 2012  gennaio 17 Martedì calendario

L’esperto di recuperi “Svuotare le cisterne? servono settimane” - Costa Crociere conta i primi danni e cerca i primi rimedi

L’esperto di recuperi “Svuotare le cisterne? servono settimane” - Costa Crociere conta i primi danni e cerca i primi rimedi. Costa Concordia è costata sette anni fa alla compagnia di navigazione controllata dal gruppo americano Carnival ben 450 milioni di euro. Il presidente Pierluigi Foschi ha dichiarato che sinora i danni «immediati» ammontano a 93 milioni. Non si tratta, quindi, soltanto di liberare i fondali del Giglio da quelle 115 mila tonnellate di acciaio appoggiate sul fondale di fronte al porticciolo. Bisogna vedere se si può fare recuperando, almeno in parte l’investimento. Una "mission impossible" che la società ha affidato alla Smit Salvage di Rotterdam e ai loro soci della genovese Cambiaso e Risso service. Un’operazione che loro stessi definiscono «ciclopica, mai compiuta prima d’ora su questo genere di navi». Come si procederà? «La prima cosa da fare - spiega Max Iguera, che guida il settore "rimorchio, salvataggio e riparazioni" della Cambiaso Risso - sarà svuotare le 17 cisterne che si trovano a poppa. Per fare questo occorreranno settimane. Dall’Olanda sono già partiti sei camion carichi di materiale per eseguire questa parte del lavoro. Il carburante all’interno della Concordia dovrà essere riscaldato: si tratta di Ifo380, un combustibile molto denso, che va quindi scaldato per poter essere pompato fuori». Le cisterne contengono circa 2 milioni di litri di Ifo380 e le operazioni di svuotamento sono particolarmente delicate. Una volta effettuata l’operazione di svuotamento e tappate le falle («Tenendo conto che vanno risolte almeno venti variabili che possono intervenire»), inizierà lo studio per effettuare il recupero della nave, le cui dimensioni sono tali da imporre accuratissimi calcoli. «Le tecniche per recuperare una nave così - spiega Iguera - sono diverse a seconda delper le condizioni del mare, della stabilità dello scafo, delle condizioni meteorologiche e via dicendo». C’è il sollevamento con i palloni ipotizzato dal presidente Foschi, che però potrebbe anche non essere possibile dato il peso e l’instabilità della nave. Oppure il sezionamento in più tronconi dello scafo, «operazione che viene generalmente effettuata con telai diamantati collocati su pontoni, ma che potrebbe richiedere anche un anno». Ma si possono studiare altri tipi di intervento. «In linea generale prosegue Iguera, che precisa che sinora non è stato privilegiato alcun piano di intervento per la Concordia - è possibile agganciare lo scafo e tirarlo con alcuni rimorchiatori, oppure usare argani particolarmente potenti su chiatte e infine utilizzare pontoni con i verricelli. Una volta ancorati i pontoni e agganciato lo scafo, è possibile azionare i verricelli all’unisono tentando di stabilizzare». Ovviamente sarà anche necessario svuotare la nave dall’ acqua penetrata all’interno. Operazione anch’essa subordinata alle condizioni del mare. Costa Concordia appoggia su un fianco a circa 20 metri di profondità.«Dobbiamo accertarci che la parte che non poggia sul fondo non subisca una spinta di sollevamento tale da farla muovere - conclude il tecnico della Cambiaso e Risso - Il che significa spostarsi ben più di un centimetro e mezzo come è avvenuto oggi». Se il gigante ferito si muovesse, sarebbe pericolosissimo. Proprio come una belva ferita.