Marco Gasperetti, Corriere della Sera 17/01/2012, 17 gennaio 2012
«ANDIAMO A VEDERE IL RELITTO». ECCO I TURISTI DEL MACABRO —
«La vedo, è bianca come un fantasma», sibila inquieta la signora bionda mesciata, giubbotto griffato, tacchi a spillo (ma con ricambio comodo, che mostra all’amica, per la passeggiata dell’orrore), mentre spia dall’oblò del traghetto della Toremar. È come il richiamo della foresta. Tutti si alzano armati di videofonini, fotocamere con Gps, videocamere palmari, binocoli con super zoom e altre diavolerie hi-tech, per poi sprofondare di nuovo delusi sulle poltrone. «A signò, che dice. Quella è l’isolotto dell’Argentarola, mica siamo un siluro, c’è ancora di mare da fare», le spiega un marittimo.
Eccola la mini crociera della sciagura di un gennaio freddo di tramontana. Uno dei quei giorni da bollino bianco candido sulle rotte turistiche da Porto Santo Stefano all’Isola del Giglio, una delle tante traversate snobbate di questi tempi dai vacanzieri, anche se è domenica, anche se splende il sole e il mare è piatto.
Viaggio strano sul traghetto diviso, per contingenza e sensibilità, in due umanità: quelli che aiutano, quelli che guardano. I primi sono i Vigili del fuoco, i volontari della Protezione civile, le squadre di subacquei, gli intrepidi speleologi. Gli altri, o parte di essi, sono i voyeur dell’incidente.
Amiche e amici, famiglie intere con bambini ai quali spiegano, come in un film con un finale tragico, il particolare più raccapricciante. «Lo sai, c’è anche una bambina là sotto, poverina». E accompagnano i pargoli al finestrino appena il relitto rovesciato della Costa Concordia appare veramente e diventa una parte del paesaggio.
Un papà si inventa cicerone: «Quella è Punta Gabbianara, quella è cala Lazzaretto, quella è la chiglia capovolta, lì ci sono i ponti uno e due, laggiù il ponte di comando mezzo sott’acqua». E poi il pezzo forte. La ferita, ancora grondante, con parte dello scoglio infilzato. Trenta metri da togliere il fiato a chi guarda.
Sull’isola il punto di ritrovo è il Promontorio del Lazzaretto. Visuale eccezionale, ci sono anche le telecamere! Il problema è come entrare. C’è una villa con giardino, prima, di una nobile famiglia. Che per fortuna ha deciso di aprire, non sapendo che dietro i soccorritori c’è anche l’orda dei guardoni.
«Tanti hanno telefonato per prenotare alberghi chiedendo se si potevano fare foto — dice Gina Magnani della Pro Loco —. Si mescolano con i giornalisti e scattano, scattano».
Franca Anichini, una gigliese doc, dice che un’invasione di turisti di gennaio all’Isola del Giglio non l’aveva mai vista. «Domenica sembrava di essere d’agosto e non era solo per l’arrivo delle squadre di soccorso. So che qualcuno ha noleggiato anche alcune imbarcazioni per raggiungere i punti più nevralgici del naufragio e poter vedere lo scafo da vicino».
Il panorama più gettonato? Gli scogli delle Scole, centrati dalla Concordia nella manovra costata la vita ad almeno 6 persone (oltre ai dispersi). «Certo che sono arrivati i turisti — conferma don Lorenzo, il parroco che ha aperto la chiesa ai naufraghi —. Hanno imparato dai paparazzi, forse. Anch’io ho scattato foto, che terrò come un ricordo di sofferenza. Guai però a godere delle sventure altrui».
Marco Gasperetti