Tobia De Stefano, Libero 17/1/2012, 17 gennaio 2012
ADDIO ALLA POLITICA CONFINDUSTRIA TORNA «NORMALE»
Uno vede la Fiom-Cgil come un interlocutore indispensabile per concludere gli accordi, l’altro se potesse la cancellerebbe dal pacchetto delle sigle sindacali. Uno non considera l’articolo 18 come un totem da annientare, l’altro lo ritiene da anni come il vero tappo alla crescita delle imprese. Uno critica le scelte avanguardiste di Marchionne, l’altro invece le sottoscrive. Uno è l’uomo della Marcegaglia, l’altro è vicino alla Fiat che è scappata a gambe levate dalla Confindustria di Emma. Giorgio Squinzi è la colomba, Alberto Bombassei il falco. E saranno proprio loro, mister Mapei (chimica) e il signor Brembo (freni), a sfidarsi per lo scranno più alto di viale dell’Astronomia. Anche perché l’ulteriore potenziale candidato, Andrea Riello (numero uno del gruppo Riello Sistemi), li guarda da molto lontano. In comune tutti i candidati hanno però i toni. Rispetto agli ultimi due presidenti sembra proprio che vogliano portare più attenzione al territorio e meno ai palazzi romani. Sembra che la Confindustria possa tornare «normale»: addio politica e come un tempo più linguaggio e contenuti da industriali.
La corsa parte il 24 gennaio, quando inizierà il cervellotico iter che si concluderà a fine maggio. Decisivi sono i responsi della Giunta (220 membri tra i quali presidenti regionali e delle confindustrie provinciali) e dell’assemblea (delegati delle associazioni locali e settoriali in proporzione ai fondi che stanziano per mantenere la casa madre) che dà il placet definitivo.
Un vero rompicapo dal quale emerge un dato su tutti: si vince con l’appoggio di territori e categorie. È li che va in scena la partita vera all’insegna del “chi sostiene chi”. E le indiscrezioni della vigilia danno il presidente della Mapei (storico sponsor di una team ciclistico) Squinzi in fuga con Bombassei che prova la disperata rimonta. L’unione industriale di Roma (nell’ultima disputa aveva il terzo pacchetto di voti) sta con lui. Varese (quinta) pure, così come Vicenza (sesta), l’Ance (prima fra le categorie) e i rappresentanti delle Pmi. Mister Brembo invece può contare su Torino, Bergamo, Verona e il gruppo delle aziende pubbliche (che però hanno un diritto di voto limitato) e circa 40 fedelissimi che avrebbe riunito pochi giorni fa a Segrate invitandoli a battere il territorio.
Insomma, ancora una volta dovrebbe essere decisiva la posizione di Assolombarda (la federazione provinciale milanese) che storicamente conta sul pacchetto più consistente di grandi elettori: circa l’8% del totale. Cosa farà? Fonti vicine all’associazione la danno pro Squinzi (ex vicepresidente in via Pantano) nonostante il curriculum dell’attuale presidente Meomartini sia costellato da incarichi nella famiglia Eni (l’ad Scaroni è pro Bombassei) e parlano di una partita chiusa. Ma proviamo a fare un passo più là. Come sarebbe la nuova Confindustria? Con mister Mapei sicuramente più dialogante con i sindacati («Senza scioperi - sottolineava Squinzi in un’intervista al Mondo - ho raggiunto accordi che in termine di flessibilità e adeguamento degli orari di lavoro sono più avanti di quanto chiedeva la Fiat agli operai di Pomigliano e Mirafiori») e meno politicizzata. Squinzi ha fatto sapere al momento della candidatura che la sua non sarà una discesa in campo politica: «In Italia si tende a guardare tutto in termini di contrapposizione. Si gioca per squadre nemiche sul campo di calcio, nell’economia, in politica. Io mi chiedo che senso abbia tutto questo...». Con Bombassei, invece, che ha dalla sua lo storico legame con Montezemolo e il Lingotto, potrebbe riacquistare la Fiat ed entrare in una nuova stagione di lotta all’articolo 18, senza però nessun abboccamento al modello Ichino. Per mister Brembo prevede «troppe tutele costose» a beneficio dei lavoratori e sul groppone delle aziende. Il tutto verrà discusso in azienda e non sulle colonne dei giornali.
Tobia De Stefano