Claudio Velardi, www.thefrontpage.it, 17 gennaio 2012
Ma che cosa ci succede? O meglio, che cosa ci è già successo? E quando? E io dov’ero mentre ci succedeva? Capita che stamattina posto su Twitter una mia opinione su Schettino e dintorni, in cui manifesto un sincero fastidio per “la crocifissione mediatica” cui è esposto ogni ora di più questo signore, in particolare dopo la telefonata con il Comandante della Capitaneria, oscenamente ascoltata, divulgata e vivisezionata con il compiaciuto e vile voyeurismo di sempre
Ma che cosa ci succede? O meglio, che cosa ci è già successo? E quando? E io dov’ero mentre ci succedeva? Capita che stamattina posto su Twitter una mia opinione su Schettino e dintorni, in cui manifesto un sincero fastidio per “la crocifissione mediatica” cui è esposto ogni ora di più questo signore, in particolare dopo la telefonata con il Comandante della Capitaneria, oscenamente ascoltata, divulgata e vivisezionata con il compiaciuto e vile voyeurismo di sempre. Lo stesso di Cogne e Avetrana, di Amanda e Raffaele, di Salvatore e Melania. In più, al Giglio non ci si può dividere in innocentisti e colpevolisti. E’ evidente, è solare che il mostro è lui: uno spaccone incosciente che, con inadempienze operative, palese infingardaggine e bugie conclamate, ha avuto delle chiare responsabilità nella tragedia vera, quella con tanto di morti e dispersi. E che poi, nella telefonata famosa, mette in scena la metafora finale della lotta tra il Bene e il Male. Da una parte il Comandante giusto e severo che, con voce solida e schietta, gli detta regole di comportamento e norme morali. Dall’altra lui, eterno italiota che, tra parole smozzicate e contraddizioni patenti, cerca scuse, viene meno ai suoi doveri e pare refrattario ad ogni richiamo etico. Non c’è gara. E infatti la rete si scatena, dicendone di tutti i colori contro Schettino. “Vadaabordocazzo” vola in cima agli hashtag. Nascono t-shirt con la frase del giorno. Nessuno si esime dall’aggiungere considerazioni scandalizzate e lezioni di morale, con il contorno obbligato di freddure e battutine. (Nel frattempo parecchi dispersi sono ancora rinchiusi dentro il Concordia o chissà dove). E le poche voci che si sottraggono all’ondata di sdegno e risentimento a tanto al chilo provocano risposte infastidite e/o inferocite, che fanno perno su tre argomenti principali: 1) Schettino è colpevole, colpevolissimo. Il processo nei suoi confronti è solo – e non può essere che – una formalità. Io non la penso così. Siamo uno Stato di diritto perché qualunque cittadino ha diritto ad un processo giusto; nei processi si raccolgono testimonianze, reperti, prove, e le sentenze vengono fissate dopo tre gradi di giudizio. Sarà un processo “giusto” quello contro Schettino, dopo l’impiccagione mediatica che ha subito, con l’aggiunta della pubblicità – illegale, se non erro – data alla telefonata con il Comandante della Capitaneria? 2) In Italia non ci sono solo gli Schettino. E giù con riconoscimenti per il Comandante De Falco, emblema dell’altra Italia. Quella buona, onesta, che fa il suo dovere. Non quella della casta, dei politici, di Berlusconi, etc… Il popolo della rete, ormai rappresentativo dell’Italia intera (se non vado errato, paese di evasori fiscali e falsi invalidi, oltre che di poeti e – ops – navigatori) si specchia gioioso nel modello De Falco (almeno al momento, se non scopriremo qualche magagna anche sul suo conto) e mette al bando lo Schettino che è in noi. Autoassolvendosi, e tralasciando il fatto che è in Italia che Schettino fino all’altro ieri ha vissuto e lavorato, è stato promosso e ha fatto carriera. 3) Schettino non ha dignità di essere umano. Quanta premura, quanta fretta e veemenza da parte di tanti nello sbandierarlo ai quattro venti, proprio come se in tanti avessero dei dubbi su se stessi. Cosa avrei fatto io al posto di Schettino? Non lo so, e non è questo il problema (potrei dirvi dei miei principi e della mia vita quotidiana, ma lascio stare). Il punto è che lì c’era Schettino, e noi non abbiamo il diritto di fargli la morale. L’unica lezione morale consentita è quella che ognuno mette silenziosamente in pratica ogni giorno e di cui risponde solo a se stesso. Ecco, i tre argomenti usati per crocifiggere Schettino li trovo un vero e serio segno di imbarbarimento civile. E mi chiedo che origini abbia. E’ il quasi-crash del sistema che lo genera? Sarà l’assenza di prospettive e di futuro? La crisi di rappresentanza, la crisi della politica, quella economica, o il semplice impazzimento del circuito mediatico-giudiziario? Mah, al momento mi sembrano tutte cazzate, onestamente. Alle ore 18 e 47 di martedì 17 gennaio 2012 sono preso solo da un vago, indelebile smarrimento. Non sono in sintonia con quello che mi succede intorno. Ma non fa niente. ShareThis 18 commenti a “Schettino siamo noi” sophia colpiacca scrive: 17 gennaio 2012 alle 19:32 siamo (almeno) in due. zamba scrive: 17 gennaio 2012 alle 19:38 claudio un abbraccio, ti linko su fb claudio velardi scrive: 17 gennaio 2012 alle 19:40 zamba, è durissima… mario2 scrive: 17 gennaio 2012 alle 19:42 sole, pizza,ammmore e….schettino ? no, non funziona così. Schettino ha fatto quello che non doveva fare. De Falco ha fatto quello che poteva e doveva fare. Schettino doveva essere fermato prima, perchè non era la prima volta che faceva, se non sbaglio, una manovra criminale. Chi doveva fermarlo prima non lo so. Tommaso Ederoclite scrive: 17 gennaio 2012 alle 19:43 Scusa la saccenza Claudio…ma si scrive hashtag…con la h. andrea lucangeli scrive: 17 gennaio 2012 alle 19:44 e poi verrà pure fuori che ha votato per Bserlusconi….la mazzata finale… Enzo scrive: 17 gennaio 2012 alle 19:44 saremo in pochi a pensarla in questo modo, ma sono fiero! credo che la “grande compagnia costa” abbia dato in pasto alla stampa un buon bocconcino!!! per altri mesi sentiremo parlare solo di schettino! Ciro scrive: 17 gennaio 2012 alle 19:46 Concordo sul principio generale che i processi mediatici non si fanno. Ma un responsabile per questo disastro esiste e si chiama Schettino. Non perché lui abbia o non abbia fatto questo o quello ma perché essendo il Capitano della nave ha la responsabilità di quanto è successo. Questo è nel suo contratto e nelle regole di navigazione. Il vero problema è che in Italia adesso ci vorranno 20 anni prima che forse si arriva ad una verità sentenza. La gente è stufa di questa è si è “messa in proprio”. In USA o qualsiasi altro Paese civile in 20 giorni si avrebbe la sentenza. Da noi appunto va bene se si ha giustizia per le vittime e riparazione del danno entro 20 anni. claudio velardi scrive: 17 gennaio 2012 alle 19:46 @ Ederoclite. Ahia, l’errore sull’acca mi getta in uno smarrimento più grave… hai ragione un Esule scrive: 17 gennaio 2012 alle 19:47 Il codice della navigazione e’ lapidario. Il comandante, pena reclusione dai tre ai dodici anni, deve essere l’ultimo ad abbandonare la nave. La telefonata di De Falco non era un cazziatone, ma un invito a comportarsi in un modo che gli avrebbe evitato l’arresto. Obbligatorio secondo il codice di procedura penale. E’ vero, queste comunicazioni potrebbero inficiare la posizione di Schettino. E i manettari esultano. Ma stavolta dico che il PM di Grosseto non aveva molta voglia di montare un caso. Schettino ha fatto tutto da se’. Abbandono dei passeggeri Disobbedienza alla Guardia Costiera Strage colposa Se poi si scoprisse che era anche ubriaco… Ma concordo sul fatto che ci deve essere un processo non mediatico, con tutte le garanzie. Anche se dovra’ solo stabilire tra 3 e 12 anni quanto gli daranno. MG scrive: 17 gennaio 2012 alle 19:47 Caro Velardi, hai parlato con il cuore. E secondo ragione hai lasciato il giudizio a chi di dovere. Non hai infierito sull’uomo, che certo non è diverso da come siamo noi. E non solo noi italiani. Certo, le colpe e gli appuntamenti. andrea lucangeli scrive: 17 gennaio 2012 alle 19:48 @Enzo: E’ molto meglio essere una minoranza intelligente piuttosto che una maggioranza forcaiola…. Comunque su questo blog – a parte i soliti pochi facinorosi – siamo abbastanza “civili” da evitare le impiccagioni senza processo… GdS scrive: 17 gennaio 2012 alle 19:50 Ci ho provato anch’io a scrivere qualcosa. Ma ho desistito subito. La barbarie mi annichilisce… Lorenzo scrive: 17 gennaio 2012 alle 19:51 Possiamo scandalizzarci quanto ci pare per il linciaggio mediatico di Schettino, ma non si possono ignorare i doveri del comandante: CODICE DELLA NAVIGAZIONE Art. 1097 – Abbandono di nave o di aeromobile in pericolo da parte del comandante Il comandante, che, in caso di abbandono della nave, del galleggiante o dell’aeromobile in pericolo, non scende per ultimo da bordo, è punito con la reclusione fino a due anni. Se dal fatto deriva l’incendio, il naufragio o la sommersione della nave o del galleggiante, ovvero l’incendio, la caduta o la perdita dell’aeromobile, la pena è da due ad otto anni. Se la nave o l’aeromobile è adibito a trasporto di persone, la pena è da tre a dodici anni. fabio scrive: 17 gennaio 2012 alle 19:53 concordo con esule. sophia colpiacca scrive: 17 gennaio 2012 alle 19:53 A questo siamo ridotti. A questo ci ha ridotto la mancanza di fiducia nel giusto processo per cui l’immediata impiccagione mediatica ci estingue, per un attimo, l’arsura di sete di giustizia. Tanto che dimentichiamo, anzi colpevolizziamo chi prova ‘pietas’. La stessa che dobbiamo a quei genitori che, per sbadataggine, hanno dimenticato i propri figli legati al seggiolino della macchina. Siamo impastati male, con il male. Poi, ovviamente,pena giusta e monito per tutti. QR DeNameland scrive: 17 gennaio 2012 alle 19:54 Sto con te Claudio ed ammiro il tuo coraggio. Tra l’altro, visto che questo “inchino” pare fosse pratica comune, per lo meno bisognerà capire come mai fosse tollerata dalla società. La quale, peraltro, è americana… Tutto questo – aggiungo per i soliti noti della banda di multinick – nulla toglie al fatto che il capitano dovrà espiare le sue colpe se e quando saranno confermate. Mario Giardini scrive: 17 gennaio 2012 alle 19:56 “Ecco, i tre argomenti usati per crocifiggere Schettino li trovo un vero e serio segno di imbarbarimento civile. E mi chiedo che origini abbia.” Lo stesso che ha portato a individuare nell’avversario politico il Nemico. L’odio furioso, irrazionale, patente, indelebile, inestinguibile, assoluto. Le idee non contano più, non sono quelle il bersaglio. Le persone, meno ancora, perché sono esse il bersaglio. E’ una caccia continua. Lo dimostra perfino il ns piccolo spazio in tfp. Non conta il confronto, ma l’annientamento; non dell’idea, ma dell’individuo. Sono decenni che assistiamo allo spettacolo, Claudio. Schettino è solo un (marginale) episodio di questa saga miserabile. E’ tutta la politica del ‘900, con i suoi lacché prezzolati nei media ed in ogni strato della società, che ha costruito il mostro. Tutto è stato ridotto ad uno stato di guerra perenne. Perfino il linguaggio è divenuto militaresco: ma nessuno ci bada più. Neanche se si fa la cronaca di una partita di calcio o dello sciopero dei tassinari. Siamo anestetizzati. Cloroformizzati. Amiamo il grande fratello. Poi ogni tanto capita che alle 18 47 di un martedì ci si chieda come tutto ciò sia diventato possibile. Per dirla in altri termini: mai visti tanti idii in opera. Nell’ultimo secolo, milioni di individui si sono cimentati in un’opera che non era riuscita neppure al Creatore dell’Universo Mondo: cambiare, dalla sera al mattino, l’Uomo.