Umberto Folena, Avvenire 17/01/2012, 17 gennaio 2012
[...] è
con gioia colma di stupore e rispetto che accogliamo la nascita inattesa di una nuova testata. Si chiama ’Tutuklu Gazete’, facile da pronunciare pure per chi non è turco, anche se le labbra rimangono bloccate in una smorfia strana, come se stessimo fischiettando. Sedici pagine, centomila copie, quarantatré redattori che non mettono mai il naso di fuori. Dei reclusi, nel vero senso della parola. ’Tutuklu’ è un raggio di luce, e da un raggio nasce: quello del carcere di Ankara, dove tutti i redattori sono ospiti per reati politici, in attesa di processo. ’Tutuklu Gazete’ significa infatti ’Giornale incarcerato’.