Enrico Netti, Il Sole 24 Ore 16/1/2012, 16 gennaio 2012
SPAZIO ALLE RETI MULTIMARCA
Quasi una rivoluzione copernicana. È quella che promette la prossima liberalizzazione, la quarta, dei carburanti. La bozza del decreto legge ipotizza un pacchetto di provvedimenti che spaziano dalla perdita dell’esclusiva (il gestore si dovrà rifornire per almeno il 20% da grossisti che dovrebbero praticare prezzi più bassi) all’arrivo dei self service interamente automatizzati. Al distributore si potranno acquistare più prodotti non-oil, mentre gli orari di apertura potrebbero diventare più ampi. Sono anche previste nuove forme contrattuali, che regoleranno il rapporto tra gestori e compagnie. Le società dovrebbero essere obbligare a cedere un terzo dei distributori di proprietà: impianti che verrebbero riscattati dai gestori, individualmente o riuniti in società o cooperative, o da altre figure di investitori non legate alla filiera del greggio. E altri punti potrebbero essere inseriti nel Dl sulle liberalizzazioni che verrà varato dal Consiglio dei ministri di giovedì.
La deregulation dei carburanti, a regime, dovrebbe valere circa 530-540 milioni l’anno, secondo le stime dell’Osservatorio sulle liberalizzazioni del Cermes-Bocconi. Importo nel complesso "leggero", ma i rincari alla pompa alimentano la spirale inflattiva. «È un primo passo, ma si dovrà aumentare il numero dei gestori non "legati" alle compagnie - commenta Roberto Ravazzoni, coordinatore dell’Osservatorio -. Il mercato si aprirà solo con un maggior numero di pompe bianche e della Gdo».
L’obiettivo del Governo è di arrivare a una limatura del prezzo al litro, per effetto della razionalizzazione della rete e dal diverso mix di ricavi portato dai prodotti non-oil. Una mission ambiziosa, considerando che il margine d’intervento è solo quello della distribuzione, pari a quasi 13 centesimi al litro, a cui si sommano altri 4-5 centesimi di margine lordo del gestore. Accise e Iva invece pesano per quasi il 60% sul prezzo della benzina.
«Nella bozza è previsto l’obbligo per le compagnie, soggetti privati, di vendere parte della rete - premette Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia -. Il mio giudizio è negativo e ricordo che in Europa è prassi consolidata che i punti vendita siano di proprietà delle compagnie». Scetticismo anche per quanto riguarda il calo del prezzo portato dall’auspicata maggiore concorrenza. «È tutta da dimostrare anzi temo di doverla escludere - dice -. C’è invece il rischio che le compagnie straniere abbandonino il nostro mercato: così perderemo dei player che per loro natura si fanno concorrenza». Il giudizio è positivo per l’introduzione degli impianti non presidiati e la vendita dei prodotti non-oil.
Scettico sugli effetti del decreto Pasquale De Vita, presidente dell’Unione Petrolifera: «Non darà gli effetti sperati e la vendita coatta di una parte degli impianti non ha nessun senso giuridico nè precedenti in Europa. Sarebbe bastato seguire le indicazioni dell’Antitrust, per esempio, con i self service iper automatizzati e le nuove forme contrattuali».
Sul fronte dei gestori Luca Squeri, presidente nazionale della Figisc, la federazione che riunisce i benzinai della Confcommercio, paventa il rischio d’estinzione per la categoria. «Sarà una lenta eutanasia. La scorsa settimana c’è già stato chi non si è visto rinnovare il contratto». Squeri lancia anche un allarme criminalità. «Ai gestori verrà offerto di comprare gli impianti, ma è un’offerta inutile per migliaia di microimprese non in grado di sostenere l’investimento. Incassiamo in contanti e immagino che la criminalità organizzata potrebbe essere molto interessata, avendo le risorse, all’acquisto degli impianti, che saranno venduti dalle compagnie. C’è il rischio riciclaggio ed è un rischio reale».
Le associazioni dei consumatori riunite nel Comitato contro le speculazioni e per il risparmio (Casper) si attendono da questa liberalizzazione, sempre che trovi applicazione concreta e che vengano rispettati i contenuti della bozza, buone chance per i consumatori di spuntare un risparmio in linea con quello delle pompe bianche.
«Rispetto alla media dei prezzi il pieno a un distributore con l’insegna dell’iper permette di risparmiare oltre il 3%, almeno 6 centesimi al litro», sottolinea Umberto Aguzzi, Store audit managing director di Nielsen. Una presenza concorrenziale che spinge le altre pompe nei dintorni ad applicare prezzi leggermenti inferiori. «Si crea un effetto calmieratore e gli altri operatori riducono il prezzo di oltre l’1%, poco più di 2 centesimi».