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 2012  gennaio 16 Lunedì calendario

Se i lavoratori sono migliori dei sindacati - Una fabbrica dove i dipenden­ti accettano di andare a lavorare alle 5 di mattina ed esserne ben contenti?Un’industria dove i sin­dacati, Cgil e Fiom inclusi, danno l’assenso a concetti di flessibilità impensabili per le loro segreterie nazionali, sedendosi costruttiva­mente al tavolo con la proprietà per disegnare in modo condiviso un miglior ambiente di lavoro? Fantascienza? No

Se i lavoratori sono migliori dei sindacati - Una fabbrica dove i dipenden­ti accettano di andare a lavorare alle 5 di mattina ed esserne ben contenti?Un’industria dove i sin­dacati, Cgil e Fiom inclusi, danno l’assenso a concetti di flessibilità impensabili per le loro segreterie nazionali, sedendosi costruttiva­mente al tavolo con la proprietà per disegnare in modo condiviso un miglior ambiente di lavoro? Fantascienza? No. In Italia non c’è solo la crisi, non ci sono solo i fischietti e gli scioperi e non ci sono solo gli ulti­matum e le delocalizzazioni. Questo mondo collaborativo ed efficiente esiste ed è portato avan­ti da Luxottica, non a caso una del­le nostre aziende di maggior suc­cesso nel mondo, insieme ad al­tre realtà più piccole e di cui si par­la colpevolmente poco. Guarda­re e studiare i buoni esempi fa be­ne. Va quindi reso merito a chi, co­me Dario Di Vico sul Corriere a volte fa la cronaca di un’Italia di­versa, lontana dal solito disfatti­smo del tutto va male che invece tracima dal video dei Santoro ed epigoni vari. Cos’è il«modello Lu­xottica »? In due parole si potreb­be riassumere con buon senso e amore per il territorio e per il lavo­ro. Invece di delocalizzare l’azienda di Leonardo Del Vec­chio ha investito sui propri dipen­denti, dando molto e chiedendo molto in cambio, senza rigidità, senza posizioni preconcette e senza accettare i «no» a prescin­dere che sono il tratto distintivo del sindacato «romano». Il risul­tato è un senso di appartenenza all’azienda che ha pochi eguali e una serie di doveri e benefit che fanno felici i lavoratori ma tali da far rabbrividire il sindacalista «duro e puro», che vede qualsiasi cosa possa ricordare l’odiato pa­ternalismo aziendale come il fu­mo negli occhi. L’elenco delle «anomalie» della Luxottica è lun­go. Si richiede più qualità e pro­duttività ma l’aumento di stipen­dio sarebbe costato troppo? Ecco il «carrello della spesa», con cui viene concessa una spesa gratis nei supermercati della zona per importo pari all’aumento proget­tato. Stessa soddisfazione e mino­ri costi per tutti dato che per gran­di quantità di acquisti si è riusciti a spuntare prezzi più convenien­ti, senza contare il minor impatto fiscale. Si richiede flessibilità ne­gli orari e disponibilità per recar­si al lavoro fuori turno? Ecco la co­struzione di asili nido utili all’in­tera collettività ma con quote ri­servate ai dipendenti e persino un servizio di baby sitting on de­mand per aiutare a gestire le diffi­coltà date dalle emergenze. A tutto ciò si aggiungono aiuti per la salute con assicurazioni ad hoc e persino la possibilità di job sharing , ovvero di farsi sostitui­re al posto di lavoro per periodi limitati dal coniuge disoccupa­to, se fornito della necessaria professionalità o dal figlio desi­deroso di formazione. Nessuno di questi benefit viene «elargito» come regalo ma sempre come scambio per un impegno mag­giore o più flessibile, in modo ta­le­da riuscire a reggere la concor­renza internazionale e sempre tramite discussione con i rappre­se­ntanti dei lavoratori per indivi­duare di comune accordo ciò che davvero serve. Funziona? As­solutamente si, tant’è vero che Luxottica continua a crescere riuscendo a mantenere in Italia gran parte della propria produ­zione ed accentrando tutta la lo­gistica nell’ «hub» di Sedico (Bel­luno) nel quale i dipendenti han­no accettato lo sdoppiamento dei turni con inizio alle 5 di matti­na per il primo e termine alle 20 per il secondo. Come ci ricorda Di Vico, per finalizzare la propo­sta è bastata una cosa rivoluzio­naria e semplice quale un bana­le questionario per chiedere agli operai quale turno preferissero. Metà ha scelto il primo e metà ha optato per il secondo: tutti con­tenti e il centro ora lavora e smi­sta quasi a ciclo continuo. An­che le riforme Hartz, fulcro della riorganizzazione vincente del la­voro in Germania, (oltre ad in­centivi per la na­scita di nuove im­prese) conteneva­no l­’elemento fon­damentale della considerazione «specifica» per le singole situazio­ni, con flessibilità accentuate, sussidi dignitosi per chi perdeva il lavoro ma mai elargiti a pioggia e subordinati all’effettiva verifi­ca dell’indigenza e della buona vo­lontà del lavorato­re che, se rifiuta­va la formazione o il lavoro alterna­tivo proposto ne perdeva il diritto. Se invece di sfornare provvedi­menti «contro» in Italia si conge­gnassero più riforme «a favore», magari prenden­do esempio dai modelli vincenti quali quello Lu­xottica, potrem­mo gettare basi necessarie per tornare a parlare di competitività. Gli esempi servono.