Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  gennaio 16 Lunedì calendario

Crac Lehman “La banca paghi” - Arriva una delle prime sentenze di merito a tutela dei risparmiatori italiani che hanno perso i soldi con il crac di Lehman Brothers

Crac Lehman “La banca paghi” - Arriva una delle prime sentenze di merito a tutela dei risparmiatori italiani che hanno perso i soldi con il crac di Lehman Brothers. Il giudice Rocco Abbondandolo del tribunale di Ariano Irpino (provincia di Avellino) ha accolto in pieno le tesi dell’avvocato Angelo Castelli di Formia, riconoscendo la responsabilità della banca che aveva venduto al cliente (un medico) obbligazioni per 80 mila euro; la restituzione della somma è già avvenuta. Castelli già nel settembre 2010 aveva ottenuto il primo rimborso in assoluto in Italia da una banca per il default di Lehman con una soluzione stragiudiziale (cioè senza arrivare a sentenza). Nel caso più recente la banca (Fineco) aveva argomentato in giudizio, fra l’altro, che al momento di vendere le obbligazioni non sapeva che la Lehman Brothers fosse sul punto di fallire, infatti le agenzie di rating assegnavano a Lehman il punteggio massimo di affidabilità. Inoltre il cliente era esperto di finanza e in grado di valutare da sé i rischi che decideva di correre. Il giudice è stato di diverso parere. Sul primo punto, ha preso atto dei rating ingannevoli, ma ha anche preso atto, in base alle perizie disposte da Castelli, che i Cds su Lehman (cioè i titoli derivati che fanno da polizze assicurative contro il rischio delle obbligazioni) segnalavano da molti mesi il deterioramento dei bond Lehman, ragion per cui la banca non poteva non essere consapevole del rischio che faceva correre al cliente. Come ulteriori segnali d’allerta c’erano stati, in anticipo rispetto al default, il licenziamento del 5% dei dipendenti di Lehman e il blocco delle attività con i mutui “subprime” che hanno innescato la crisi. Anche i giornali avevano messo in giro il virus del dubbio sulla solidità di Lehman Brothers. Sul secondo punto, ossia sul fatto che l’acquirente delle obbligazioni Lehman fosse un investitore sofisticato, il giudice ha sentenziato che per quanto esperto di finanza, un cliente non ha mai la stessa competenza di un investitore professionale quale è la banca. E a questo punto dai rilievi puntuali si passa al quadro più generale di tutela del risparmiatore. Secondo la sentenza, l’adesione della banca al sistema di autoregolamentazione PattiChiari fa nascere a carico della stessa banca «un insieme di obbligazioni di natura convenzionale» nei confronti dell’investitore. Fra queste obbligazioni figura quella di mettere a disposizione di tutti i clienti, in termini semplici, le stesse informazioni finanziarie che usano le banche per i loro investimenti. Quindi la banca era tenuta a sapere le cose du cui sopra e poi a comunicarle al cliente. Comunicarle quando? Qui il giudice compie un altro passo segnalando che l’obbligo di informare il cliente del rischio dei titoli che compra non si limita al momento dell’acquisto ma si prolunga nel tempo; la banca avrebbe dovuto avvertire man mano il cliente del progressivo degrado delle condizioni di rischio del suo investimento. L’avvocato Angelo Castelli ha vinto già 200 cause contro le banche recuperando ai risparmiatori più di 85 milioni di euro che avevano perso con i crac di Cirio, di Parmalat e dei bond argentini, facendo da apripista e contribuendo a creare una giurisprudenza, e ora tocca a Lehman Brothers.