GIANNI RIOTTA, La Stampa 16/1/2012, 16 gennaio 2012
Addio a Lally Kamenetzki simbolo discreto della New York italiana - Nella comunità degli italiani a New York era un volto noto, «la sorella di Ugo Stille», somigliante come una gemella al fratello, storico corrispondente e poi direttore del «Corriere della Sera»: Lally Kamenetzki è scomparsa ora a 90 anni, e con lei svanisce un mondo di affetti, storie, ricordi
Addio a Lally Kamenetzki simbolo discreto della New York italiana - Nella comunità degli italiani a New York era un volto noto, «la sorella di Ugo Stille», somigliante come una gemella al fratello, storico corrispondente e poi direttore del «Corriere della Sera»: Lally Kamenetzki è scomparsa ora a 90 anni, e con lei svanisce un mondo di affetti, storie, ricordi. Da Mosca la famiglia Kamenetzki emigra a Riga, dove nasce la piccola Myra, subito soprannominata Lally. Le vicende politiche russe portano a una nuova emigrazione, a Roma, dove il fratello Misha si incontra con i giovani poi protagonisti dell’antifascismo, Giaime Pintor e Lucio Lombardo Radice, coniando con Pintor lo pseudonimo che diventerà sua firma, Ugo Stille, oggi ereditata dal figlio Alexander, docente alla Columbia University. E proprio i nipoti Stille, Alexander e la sorella Lucy, agente letterario, hanno ricordato sul «New York Times» di ieri la zia Lally, mai sposata e legatissima ai figli del fratello. Lally Kamenetzki, dopo i travagli dell’arrivo a New York l’imbarco periglioso su una delle ultime navi a lasciare l’Europa - comincia una nuova vita, senza nostalgia ma senza cancellare il passato. Lavora all’ufficio americano della casa farmaceutica Carlo Erba, poi insegna italiano nelle scuole e all’Hunter College, storica università pubblica dove generazioni di studenti con pochi soldi e molto cervello si preparano alla vita. Docenti seri e senza fisime, laureandi spesso già al lavoro e senza illusioni, in cattedra scrittori come Nathan Englander, Colum McCann ed Eva Hoffmann, artisti come Motherwell, politici come Donna Shalala, il giornalista Jim Aronson, tra i banchi i futuri Nobel per la Medicina Yalow e Elion, la leader femminista Bella Abzug, gli scrittori Evan Hunter e Grace Paley, i chitarristi della rock band Strokes, Fraiture e Valensi. A centinaia di loro, compreso il nipote Alexander, Lally Kamenetzki offre i rudimenti della nostra lingua, continuando da insegnante privata dopo la pensione e ogni avvenimento culturale legato all’Italia la vede in prima fila. La studiosa Jenny McPhee ricorda nel suo blog http://jennymcphee.com la notte in cui proiettarono alla Casa Italiana della Columbia University, bizzarro edificio in stile rinascimentale alle porte di Harlem, «Riso amaro», il celebre film con Silvana Mangano. Colpita dal nome di un’attrice americana nei titoli di coda, Doris Dowling, McPhee chiede a Lally, che le è seduta vicina, chi fosse. Lally Kamenetzki, con pazienza, le racconta la storia dell’arrivo della Dowling a Cinecittà nel dopoguerra, ma soprattutto della sorella, Constance Dowling, di cui si innamora perdutamente Cesare Pavese, dedicandole le ultime poesie di «Verrà la morte e avrà i tuoi occhi», fino al suicidio disperato. «Quella sera - scrive McPhee - decisi di cominciare a lavorare al mio romanzo “A Man of No Moon”, protagonista uno scrittore italiano nel dopoguerra, conteso tra due sorelle. La scintilla discreta, in questa come in tante altre avventure di Manhattan, venne da Lally Kamenetzki, che però non chiese mai nulla per sé, restando nell’ombra e dedicando il tempo libero dal lavoro al bridge e al Festival di poesia italiana che, senza stancarsi, tenne in vita a lungo. Approfittava di ogni occasione per parlare nella lingua della sua infanzia e quando vide in casa di un amico una copia del Giornalino di Gianburrasca di Vamba, si commosse: «Lo leggevamo così tanto, che emozione, Giannino Stoppani!». Ricevuto in regalo il volume, lo conservò felice come reliquia del mondo sospeso tra Roma e New York che, con tanta fatica, aveva popolato di nuovi cittadini.