Roberta Scagliarini, CorrierEconomia 16/01/2012, 16 gennaio 2012
FAMIGLIE. MISTER GOLDEN LADY SULLE ORME DI MARCHIONNE
Nerino Grassi nella sua lunga carriera d’imprenditore ha sempre lasciato parlare i marchi: quelli inventati come Golden Lady, e quelli comperati come Omsa, Sisi, Filodoro, Philippe Matignon, Hue o No Nonsense. In cinquant’anni di lavoro ha conquistato la leadership del mercato italiano delle calze e dei collant, ha invaso la Russia e i supermercati Usa, ha superato 600 milioni di fatturato e ha dato lavoro a 2.700 dipendenti.
Tagli
Oggi, che ha 80 anni, suo malgrado è diventato famoso come tagliatore di teste. A Capodanno ha scatenato il biasimo del popolo di Internet che ha attivato una campagna di boicottaggio dei suoi brand con migliaia di adesioni. La ragione di tanto chiasso virtuale è che Grassi ha scelto proprio la fine dell’anno per mandare un fax di licenziamento alle 239 lavoratrici dello stabilimento Omsa di Faenza a far data dal 14 marzo, giorno di scadenza della cassa integrazione.
Il caso è finito sul tavolo di crisi del ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, ma non sarà facile risolverlo visto che l’imprenditore mantovano non ha intenzione di cambiare i suoi piani. E spiega perché.
«Dalla metà degli anni ’90 — racconta Grassi — il mercato della calzetteria femminile, core business del gruppo, ha subito una costante contrazione dei volumi. In particolare in Italia i consumi sono passati da 610 milioni di paia nel 1995, a 230 milioni nel 2011, con una perdita di quasi due terzi dei volumi. In questo nuovo scenario economico, ulteriormente deteriorato con la crisi finanziaria internazionale, mantenere immutata la struttura produttiva avrebbe portato il gruppo a subire un lento ed inesorabile declino».
Nerino Grassi, nonostante l’età, controlla e dirige tutto il gruppo da lui fondato a Castiglione delle Stiviere (Mantova) ma ha ritagliato un ruolo anche per le due figlie femmine, Nadia 52 anni e Monica 48 anni: mentre lui guida la holding capogruppo (Engifin) e la principale società operativa (la Golden Lady Company), le figlie sono amministratrici delegate nella Gilfin, finanziaria intermedia tra la capogruppo e la Golden Lady. La decisione di chiudere Omsa è la conseguenza del processo di delocalizzazione in Serbia avviato da Grassi già qualche anno fa.
Delocalizzato
«Avevamo deciso già 10 anni fa — spiega — di avviare un’iniziativa industriale in Serbia al fine di produrre internamente lavorazioni che in precedenza venivano commissionate a fornitori esterni. Successivamente, in virtù di un trattato di libero scambio che prevede l’esenzione daziaria delle produzioni Serbe vendute in Russia, la Serbia è divenuta una importante opportunità per difendere le nostre posizioni in uno dei nostri principali mercati. Inoltre rappresentava la possibilità di produrre con minori costi di energia e di manodopera».
Il trasferimento produttivo, ci tiene a precisare Grassi, non è stato fatto «per aumentare i profitti ma per far fronte alla crescente concorrenza dei produttori cinesi». Il gruppo Golden Lady ha sviluppato una struttura verticalizzata 14 stabilimenti produttivi (8 in Italia 2 in Serbia e 4 negli Usa) ma negli ultimi anni si è evoluto per far fronte al mutato scenario competitivo.
«Abbiamo puntato sulla ricerca e l’innovazione dei processi industriali — sottolinea il presidente — abbiamo completato la filiera produttiva con l’attivazione di due impianti di filatura, abbiamo ampliato la gamma dei prodotti venduti, realizzato in Italia un unico centro distributivo di gruppo per l’Europa, con la chiusura dei magazzini in Spagna, Francia e Germania».
Uno dei principali competitor di Grassi è in Italia: si tratta del gruppo Calzedonia, un colosso da un miliardo di ricavi fondato dal suo ex genero ed ex partner Sandro Veronesi. Golden Lady non ha i tassi di crescita a due cifre del gruppo dell’ex genero, ma ha il vantaggio competitivo di una distribuzione su tutti i canali di vendita non solo sui negozi: presidia ingrosso, dettaglio, domina la grande distribuzione con una quota del 54% e anche il canale diretto con i 700 punti vendita Golden Point.
«Nei negozi abbiamo dato lavoro a 2.000 persone — ci tiene a precisare Grassi — compensando la diminuzione dei dipendenti industriali». Nel 2010 i ricavi consolidati del gruppo mantovano sono arrivati a 623,9 milioni con una crescita del 7,1% sul 2009 e un risultato netto di 14,1 milioni più che doppio rispetto all’esercizio precedente. «Lo scorso anno invece — precisa Grassi — il fatturato è risultato in leggera diminuzione, così come l’utile operativo. I ricavi provengono per il 34% dall’Italia, per il 35% dagli USA, per 20% dalla Russia, per l’11% da altri Paesi dell’Unione europea».
Roberta Scagliarini