Armando Massarenti, Domenica-Il Sole 24 Ore 15/1/2012, 15 gennaio 2012
NICOTINA MADRE DEI LUMI
Al Congresso mondiale della Society for Neuroscience, a Washington, è stata presentata una ricerca, relativa alla nicotina, che potrà sembrare sorprendente: questa sostanza, che in genere associamo alle sigarette, espande la nostra memoria di lavoro (limitando però alcuni processi legati alla scelta e all’avvio del movimento nel cervello) al punto da suggerirne in futuro possibili utilizzi per curare il Parkinson e forse persino l’Alzheimer. È quanto emerge da uno studio realizzato dall’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Cnr (Ibfm-Cnr) di Milano-Segrate in collaborazione con Alice Mado Proverbio, docente di Psicobiologia dell’Università di Milano-Bicocca. Confrontando gruppi di fumatori e non fumatori, spiega Alberto Zani, è emerso da un esperimento che «nel compito d’attenzione visuo-spaziale» non vi è differenza tra i due gruppi quanto a «velocità di risposta agli stimoli». Ma «nel doppio compito attentivo-mnemonico, i fumatori, in media, sono stati 50 millisecondi più veloci, mostrando anche molte meno omissioni di risposta. Questo gruppo, però, risultava di circa 100 millisecondi più lento nel compito di programmazione e decisione motoria». Con immagini di risonanza magnetica tridimensionali si è poi evidenziato «il ruolo fondamentale svolto dai neuroni frontali e prefrontali dell’emisfero destro nella capacità di gestire un aumento del carico di lavoro e nell’espansione della working memory, indotte dai livelli plasmatici di nicotina». Dobbiamo dunque diventare tutti fumatori per diventare più efficienti?
Un amico mi ha raccontato di aver parlato a lungo con il Premio Nobel Daniel Bovet (1907–1992), le cui ricerche nel campo della chemioterapia e della farmacologia hanno permesso sorprendenti miglioramenti, in qualità ed efficacia, di molti trattamenti medici. Bovet sosteneva di non poterlo dire, perché sarebbe stato considerato politicamente scorretto, ma che era convinto che l’Illuminismo e l’aumento dell’intelligenza in Occidente siano stati merito dell’arrivo del tabacco. «Da quella volta – mi ha confidato l’amico – ho guardato in modo diverso il tabacco e da quando ci sono le pasticche e i cerotti alla nicotina ne faccio regolarmente uso quando ho bisogno di essere più efficiente nel lavoro (per esempio mi devo concentrare per scrivere qualcosa di complicato). Il mio rendimento intellettuale si moltiplica!». Verrebbe quasi voglia di imitarlo.