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 2012  gennaio 15 Domenica calendario

IL BUSINESS DELLA FALSIFICAZIONE VALE 7 MILIARDI

Moda, elettronica, giocattoli e articoli sportivi. Ma anche alimenti, bevande, tabacchi e medicine. La radiografia del mondo del falso, vista dall’unica prospettiva attendibile – cioè i sequestri della Guardia di Finanza e dell’agenzia delle Dogane – fornisce dati impietosi e, quel che è più preoccupante, in continua ascesa.
L’ultima istantanea disponibile è la statistica d’attività delle Fiamme Gialle relativa ai primi dieci mesi del 2011, dove la quota dei 100 milioni di prodotti sequestrati è già quasi raggiunta, rispetto ai 110 milioni 660mila dell’intero anno precedente. Se nel 78% dei casi si tratta di contraffazione tout-court (oltre 71 milioni di pezzi), nelle altre ipotesi le violazioni contestate sono quelle non meno gravi sulla sicurezza dei prodotti (18%) e sulla tutela del "made in Italy (4% del totale, con circa 3,5 milioni di articoli intercettati). Più dettagliato il rapporto relativo al 2010, in cui dei quasi 111 milioni di articoli confiscati il record spetta ai beni di consumo (46 milioni) seguiti da fashion (37 milioni) giocattoli (19) e elettronica (8,2 milioni).
Ancora più interessante la diversificazione merceologica del "falso" fermato alle numerosissime dogane nazionali, tra valichi stradali, porti e aeroporti. Nel ramo alimentare, evidentemente anche grazie a un riconosciuto appeal dei prodotti tricolori, i sequestri alle nostre frontiere rappresentano il 51,7% dei 3 milioni di articoli sequestrati nell’intera Unione europea. Un dato emblematico, che supera anche il falso del fashion in cui i 2,9 milioni di pezzi fermati ai valichi valgono il 37,5% dell’interno mercato nero (o perlomeno, quello emerso dall’attività investigativa) dell’Ue. Pur su importi numericamente minori, desta preoccupazione anche il dato relativo ai medicinali contraffatti intercettati prima di finire nella disponibilità di incauti o ignari consumatori: si tratta di 229 mila confezioni, una quota marginale comunque rispetto ai sequestri operati nell’intera Ue (3,2 milioni).
Quanto al valore del retail del falso, si può procedere solo per stime. L’ultima, presentata da Confindustria a inizio dicembre, ipotizza un mercato sommerso da 7 miliardi di euro, cifra che pure non tiene conto del falso prodotto in Italia e commercializzato fuori dai confini. Facile calcolare in via induttiva il danno erariale: il semplice calcolo dell’Iva (prevalentemente al 21% sui prodotti sequestrati) porta a circa 1,5 miliardi il mancato gettito, al netto comunque dalle imposte sul reddito del produttore "fantasma".