Sara Todaro, Il Sole 24 Ore 15/1/2012, 15 gennaio 2012
SUI FARMACI DI FASCIA C PARTITA DA 3,2 MILIARDI - È
una torta da 3,2 miliardi quella attorno a cui si sta scatenando la nuova guerriglia tra farmacie e parafarmacie, in attesa del Dl sulle liberalizzazioni segnaposto della "fase 2" del Governo Monti. Tanto vale, infatti, nel suo insieme la contesa Fascia C, che alloggia i farmaci attualmente venduti esclusivamente su ricetta medica ma non rimborsati dal Ssn.
Ma nonostante la bagarre sollevata attorno alle ultime ipotesi sul tappeto, tenuto conto delle categorie che per legge sarebbero escluse dall’approdo al bancone della parafarmacia e dei corner Gdo (stupefacenti, farmaci iniettabili, ormoni, ricette non ripetibili) e delle quote di mercato già acquisite dal fuori canale nel ramo dell’automedicazione, la guerra si concentrerebbe attorno a cifre decisamente più contenute: poco più di 300 milioni di euro stando ai conti messi assieme dalle parafarmacie. Secondo altre fonti si arriverà invece a 700 milioni.
Oggi i punti vendita extra–farmacia sono circa 3.300: quasi 3mila esercizi di vicinato e 306 corner aperti nella grande distribuzione organizzata (105, un terzo del totale, quelli delle Coop), con 5mila farmacisti occupati. Dall’esordio i "vicini scomodi" delle farmacie sono hanno conquistato circa l’8% del mercato dei farmaci da banco senza ricetta, gli unici che sono autorizzati a vendere. Rispetto a un giro d’affari 2010 per i farmaci di automedicazione di 2,2 miliardi le farmacie continuano a giocare la parte del leone, assorbendo il 92,8% del mercato (2 miliardi). Le parafarmacie gestiscono circa il 4,5% delle vendite (98,8 milioni), alla Gdo resta il 2,7% del mercato (61 milioni). Il dato è in leggera crescita nel 2011: il preconsuntivo Anifa-Federchimica (industria dell’automedicazione) assegna al fuori canale una quota totale del 9%.
Utilizzando le stesse quote di mercato sul segmento dei farmaci C l’universo del fuori canale acquisirebbe un fatturato complessivo di circa 316 milioni di euro. Secondo le parafarmacie la cifra è troppo bassa per mettere in crisi l’esercito dei titolari. Il fastidio di questi ultimi deriverebbe invece dal maggior afflusso in casa dei concorrenti di una clientela disposta a spendere per prodotti presenti in entrambi i canali che con le medicine poco o nulla hanno a che fare (nutrizionali, parafarmaci, prodotti per igiene e bellezza), terra da arare per entrambe le categorie.
Tornando alla contesa sulla fascia C quei 316 milioni - se mai parafarmacie e corner Gdo riusciranno a portarli a casa - varrebbero un utile mensile medio acquisito di circa 1.500 euro per il corner e di circa mille euro per l’esercizio di vicinato. Che di questa boccata d’ossigeno dicono di non poter più fare a meno.