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 2012  gennaio 15 Domenica calendario

LA DECISIONE DI

S&P FRENA IL RIENTRO DEI GESTORI ESTERI - Era una calma piatta e surreale, quella dei BTp dello scorso venerdì, mentre serpeggiava sui mercati la voce velenosa di un declassamento dell’Italia di due gradini e dell’arrivo della temuta "BBB+" di S&P’s sui 1.600 miliardi di titoli di Stato in circolazione. Lo spread tra i BTp e i Bund si è temporaneamente allargato oltre i 500 punti ma poi non ha fatto fatica a restringersi per chiudere a 487 con il rendimento sotto il 7 per cento: movimento minimo, in tutto un allargamento finale di 8 punti dello spread, rispetto alla portata, potenzialmente devastante, della decisione dell’agenzia americana. «La retrocessione era già scontata nei prezzi, non c’era conferma della notizia e la Bce ha comprato», hanno minimizzato i traders appellandosi al clima timidamente ottimista delle prime sedute dell’anno.

Un’altra chiave di lettura circolata ieri, in attesa della riapertura di domani, la vedeva diversamente: i BTp si sono mossi poco perchè la quota in mano agli stranieri è ridottissima e gli italiani non vendono.

C’è da aspettarsi che a partire da domani mattina, la cattiva nuova dei nove declassamenti e dei 14 outlook negativi sui debiti sovrani europei, tra i quali l’inedita "BBB+" italiana, inizierà a infiltrarsi negativamente nelle strategie d’investimento dei grandi portafogli sul reddito fisso europeo.

Gli stranieri che erano usciti dal rischio-Italia dalla scorsa estate rinvieranno ora ulteriormente la decisione di tornare sui propri passi. Gli asiatici hanno disinvestito in maniera massiccia nella seconda metà dell’anno scorso, e se già non avevano nessuna intenzione di rientrare prima del declassamento, la "BBB+" li rende ora irremovibili, ha fatto notare uno strategist londinese. La decisione di S&P è destinata a raggelare chi invece, sempre dall’estero ma in Eurolandia, aveva iniziato a sciogliere qualche riserva sull’Italia ai primi di gennaio. «Il 2012 era iniziato con un miglioramento del sentiment sull’Italia, che aveva portato ad una significativa riduzione dei rendimenti e a risultati molto buoni alle aste di BoT e BTp - ha rimarcato Fabio Fois, economista ed analista di Barclays Capital -. A inizio anno abbiamo visto sui BTp il ritorno dell’interesse da parte degli investitori, qualcosa iniziava a muoversi in segno positivo». Fois riconosce che la "BBB+" «psicologicamente non aiuta», ma è anche incoraggiato dal fatto che «gli investitori non italiani si stanno concentrando sui fondamentali, come il surplus primario che prevediamo allo 0,8% del PiL nel 2011. I conti pubblici italiani sono andati molto meglio di quelli spagnoli l’anno scorso, e non ha senso paragonare l’Italia e l’Irlanda, ora con stesso rating S&P. L’Italia ha probabilmente centrato i suoi obiettivi sui conti pubblici nel 2011, non la Spagna e l’Irlanda che potrebbe avere difficoltà invece a farlo quest’anno nel caso in cui la crescita dovesse rallentare. Cio’ detto, in una fase di alta incertezza per la zona euro, il supporto degli investitori domestici e soprattutto della BCE rimane fondamentale».

La "BBB+" è anche un rating scomodo per i fondi che replicano gli indici, perchè scendere lo scalino dalla "A" al mondo delle "B" pesa, nel senso che porta a un alleggerimento delle posizioni. Ma, faceva notare ieri un tecnico della materia, la "BBB+" non è disastrosa, rispetto alla composizione degli indici che seguono i titoli di Stato, quanto invece lo è il passaggio dalla categoria d’investimento (che termina con la BBB-) e quella speculativa o junk (che inizia con la BB+). Venerdì la cassa di compensazione Lch Clearnet ha rialzato i margini (la misura sarà effettiva dal 17 gennaio) per l’utilizzo come collaterale dei pronti contro termine dei titoli di Stato italiani con durata tra i 3,25 e i 30 anni, compresi gli indicizzati all’inflazione: non per colpa del peggioramento del merito di credito ma per l’alta volatilità. Neanche questo aiuterà nei prossimi giorni e nelle prossime settimane a invogliare gli stranieri ad aumentare la quota dei titoli italiani in portafoglio oppure ad aprirla.

L’effetto che avrà S&P sul rischio-Italia, secondo Sian Harvinder, strategist di Rbs, si vedrà sulla lunga distanza. «L’impatto negativo inizialmente verrà attutito dagli acquisti degli investitori italiani sulla parte a breve della curva dei rendimenti e della Bce sulla parte più lunga della curva – ha spiegato –. Ma in prospettiva i mercati torneranno a valutare la probabilità di un ulteriore declassamento dell’Italia che dipenderà da fattori politici ed economici: dall’attuazione del programma di riforme strutturali del Governo Monti e dall’andamento della crescita, che è ciò che preoccupa di più i mercati e S&P. La "BBB+" rende l’Italia più vulnerabile. Più che i firewall come l’Efsf e l’Esm – che senza il supporto diretto della Bce rischiano di fallire – e più che il soccorso finanziario dell’Fmi, servirebbe all’Italia e all’Europa una sorta di nuovo Piano Marshall per la crescita».

Harvinder pronostica che l’impulso positivo dei maxi-finanziamenti LTRO tenderà ad esaurirsi dopo i primi mesi di quest’anno. I mercati non smetteranno di emtrare in ansia per la tenuta delle aste italiane, in un contesto in cui gran parte degli investitori stranieri già usciti non rientreranno e gli italiani, come le banche, avranno i portafogli saturi di "carta" italiana. Isabella Bufacchi • RISCHIO SUI COLLOCAMENTI RISERVATI AI RISPARMIATORI - E se i risparmiatori non potessero più acquistare BTp oppure obbligazioni blasonate come quelle dell’Enel? L’interrogativo, che può sembrare assurdo, è quello che tanti banchieri si sono posti venerdì sera e ieri mattina: dopo che Standard & Poor’s ha declassato l’Italia a "BBB+", e in attesa di decisioni analoghe quasi scontate nei confronti di banche e aziende, alcuni istituti di credito si trovano infatti nell’impossibilità di collocare bond alla propria clientela. Motivo: alcuni istituti hanno il divieto interno di vendere alla clientela obbligazioni con rating inferiori ad "A-". Il problema si pone soprattutto per i bond che l’Enel sta preparando da offrire ai risparmiatori: due miliardi di euro e durata di sei anni.

Andiamo con ordine. Enel sta preparando il prospetto informativo per collocare, il mese prossimo, uno dei suoi soliti prestiti obbligazionari destinati ai piccoli risparmiatori. Il problema è che dopo il declassamento dell’Italia e della Spagna, cioè dei due Paesi su cui il gruppo energetico è maggiormente esposto, è possibile che presto Standard & Poor’s decida di tagliare anche il suo rating: attualmente il gruppo è valutato "A-" da S&P, dunque in caso di declassamento anche Enel scenderebbe nel campo delle "Triple B".

Questo, oltre a forzare forse l’Enel a offrire tassi d’interesse più elevati rispetto a quanto preventivato, pone anche un problema tecnico. Alcune banche, per disposizioni interne, non possono vendere ai risparmiatori titoli con rating inferiori alla "A-". Non solo. Con un rating così basso, è possibile – ma gli addetti ai lavori ancora non hanno la certezza – che i risparmiatori con il profilo «prudente» secondo la direttiva Mifid non possano più comprare obbligazioni come quelle di Enel. O come gli stessi BTp.

Questi problemi sono probabilmente risolvibili, per esempio cambiando le limitazioni interne delle banche o modificando il profilo di rischio dei clienti interessati. Ma comunque testimoniano come i declassamenti di rating, oltre certe soglie, possano provocare una serie di effetti a catena automatici e inattesi. Anche se il problema vero è un altro: più si abbassano i rating, più i big italiani si avvicinano alle valutazioni speculative (quelle inferiori a "BBB-"), più le vendite degli investitori fanno salire i rendimenti. E questo, in un momento in cui il mercato obbligazionario mostrava segnali di ripresa, proprio non ci voleva: «Tante società italiane stanno lavorando per emettere obbligazioni – osserva un addetto ai lavori –, ma quello di Standard & Poor’s rischia di essere un freno». Morya Longo