Maurizio Bolognini, la Repubblica 15/01/2012, 15 gennaio 2012
"Allarme disastro ecologico" 2.380 tonnellate di gasolio minacciano l´arcipelago – FIRENZE - La bomba ambientale innescata sugli scogli del Giglio è fatta delle 2
"Allarme disastro ecologico" 2.380 tonnellate di gasolio minacciano l´arcipelago – FIRENZE - La bomba ambientale innescata sugli scogli del Giglio è fatta delle 2.380 tonnellate di gasolio rimaste nel serbatoio della Concordia. Ora la missione prioritaria è disinnescare questo ordigno. «Lunedì ci mettiamo al lavoro per travasare il carburante, Dio non voglia che nel frattempo si verifichi qualche perdita» fa gli scongiuri Piero Neri, l´armatore livornese che ha ricevuto l´incarico a compiere l´operazione di «debunkeraggio» della Concordia in collaborazione con gli specialisti della società Smit già arrivati dall´Olanda. La nave è già stata circondata dai galleggianti, pare scongiurato il rischio di un inquinamento su largo raggio del mare in caso di sversamento, ma l´isola e la sua costa restano in pericolo. L´allerta si sposta dunque sul fronte ambientale. Ieri notte il ministero dell´Ambiente Corrado Clini ha attivato il piano di sicurezza mobilitando i propri mezzi e quelli della società Castalia, leader nella difesa da inquinamento di idrocarburi e altre sostanze inquinanti. «Abbiamo inviato al Giglio quattro navi per l´emergenza, da Civitavecchia, Livorno, Sardegna e Porto Santo Stefano, cittadina quest´ultima raggiunta anche da un Tir - spiega l´amministratore di Castalia, il comandante Antonio Barone - Le navi e il presidio a terra sono attrezzati con 500 metri di barriere galleggianti per arginare l´espansione in mare dell´eventuale macchia di gasolio, 800 metri di panne assorbenti, pompe e altre attrezzature». «Svuotare subito i serbatoi di carburante» chiede anche Mario Tozzi, ambientalista e fino ad un mese fa presidente del Parco dell´arcipelago toscano. E´ un´operazione delicata, ma che si può compiere in poche decine di ore. Ben più complessa, successivamente, la rimozione del colosso del mare incagliato, che ingombra l´ingresso all´isola, ne minaccia la vita e i flussi turistici che sostentano il Giglio. «E´ ragionevole pensare di portare via la nave prima dell´estate» dicono gli esperti. Ma l´affidamento dell´operazione, dei cui costi dovrebbe farsi carico Costa, avverrà a seguito di una gara. Sarà chiusa la falla, il galleggiamento della Concordia dovrà essere assistito da immissione di aria ed enormi galleggianti, poi la nave verrà rimorchiata. «Un ostacolo - dice l´armatore Neri - potrebbe essere costituito dal fatto che a venti metri dal punto in cui si è incagliata la nave il fondo degrada rapidamente. Smontarla e portarla via a pezzi? Un colosso del genere? Non ci voglio neppure pensare che si debba seguire questa alternativa». L´incidente della Concordia è il secondo episodio che mette a rischio l´ecosistema di questo tratto di mare in poche settimane. Il 17 dicembre, vicino all´isola di Gorgona, il cargo «Venezia» dell´armatore Grimaldi Lines ha perso circa 200 fusti contenenti sostanze tossiche. Legambiente dell´arcipelago toscano protesta. «Siamo al centro di un´autostrada del mare - dice il responsabile Umberto Mazzantini - Basta con le centinaia di petroliere, navi passeggeri e commerciali che attraversano un tratto protetto, il santuario dei mammiferi marini Pelagos, dove si verificano continui incidenti, sversamenti di petrolio, atti di pirateria ambientale».