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 2012  gennaio 15 Domenica calendario

Un popolo di crocieristi che vale 4,5 miliardi di euro - Nel 2011 sono stati circa 11 milioni i pas­seggeri imbarcati su una nave da crociera, sbarcati o transitati nei porti italiani; nel 2010, secondo i dati del report Italian cruise watch , erano stati 9,6 milioni

Un popolo di crocieristi che vale 4,5 miliardi di euro - Nel 2011 sono stati circa 11 milioni i pas­seggeri imbarcati su una nave da crociera, sbarcati o transitati nei porti italiani; nel 2010, secondo i dati del report Italian cruise watch , erano stati 9,6 milioni. Gli italiani che scelgono una crociera in Europa, secon­do l’ European cruise council , sono circa 900mila, preceduti da Inglesi (1,6 milioni) e Tedeschi (1,2). Questi numeri, che sembra­no piuttosto diversi, vanno spiegati. Il se­condo riguarda, semplicemente, i conna­zionali che hanno scelto, nell’ambito del tu­rismo organizzato, la crociera; ricordiamo che il mercato del turismo organizzato, cioè dei pacchetti di viaggio, vale 7 milioni di persone, in calo rispetto agli 8 toccati qualche anno fa, su un totale di 19 milioni di italiani che varcano i confini per vacanza. Il primo numero invece conta imbarchi, sbar­chi e transiti di italiani e stranieri: ciò signifi­ca che un passeggero imbarcatosi a Geno­va e che sosta, poniamo, a Napoli e Venezia, viene contato tre volte. Questo spiega anche un’altra caratteristi­ca importante del mercato crocieristico: è un settore «globale» più di ogni altro com­parto turistico, e sulla stessa nave convivo­no nazionalità diverse più che in qualsiasi albergo o villaggio del mondo. Ciò, a sua vol­ta, deriva dal fatto che gli Stati Uniti sono sempre stati il primo mercato per le crocie­re e i cittadini americani sono i principali clienti delle navi nelle due grandi aree solca­te d­a questi ormai colossali alberghi galleg­gianti: i Caraibi e il Mediterraneo (per usare dei concetti grossolani, gli americani meno facoltosi vanno ai Caraibi, più immediata­mente accessibili; quelli più agiati volano in Europa e si godono le città e i siti archeolo­gici del Mediterraneo). Restando al Mare Nostrum, l’internazio­nalizzazione molto spiccata è frutto anche della rotta seguita dalle navi: sempre «circo­lare » - come le navigazioni nei laghi o certi vaporetti di Venezia - nella quale vengono toccati regolarmente gli stessi porti, dove la gente scende e sale.Gli italiani s’imbarche­ranno (e scenderanno) a Civitavecchia (pri­mo porto crocieristico mondiale, avendo scavalcato Barcellona; il primo europeo per imbarchi e sbarchi, esclusi i transiti, è Venezia) o negli altri 10 porti che danno alla nostra penisola una spiccata vocazione al turismo marittimo, gli spagnoli saliran­no e scenderanno a Barcello­na, i francesi a Marsiglia, e a ogni fermata cambia dunque una porzione dei passeggeri. I quali arriveranno all’imbarco in auto, treno o in aereo da altri Paesi europei e dal resto del mondo. Il mercato delle crociere è cresciuto an­che lo scorso anno (del 17 per cento secon­do i primi dati disponibili), ma sta subendo comunque qualche rallentamento. L’im­patto economico complessivo del settore in Europa,sempre secondo l’ European cru­ise council , è di 14,4 miliardi di euro, di cui 4,5 in Italia. Non si tratta comunque di un settore di lusso; o meglio, non «solo» di lus­so. Chi sceglie di fare il giro del mondo, che sicuramente non è alla portata di tutti, è una netta minoranza. Ma i prodotti più semplici so­no ormai accessibili alla grande massa delle perso­ne, e non è casuale che ne­gli ultimi vent’anni l’età del pubblico medio si sia fortemente abbassata, e che in crociera ormai si trovi­no prevalentemente coppie giovani e famiglie. Fu negli anni Ot­tanta che la vacanza in mare cambiò radi­calmente, e al concetto dell’elegante trans­atlantico si sostituì quello dell’elettrizzan­te villaggio in navigazione. La cantieristica e le tecnologie hanno aiu­tato questo corso: navi sempre più grandi e moderne hanno permesso di abbassare i costi medi e di offrire il viaggio a una platea molto più vasta. Ma se anche il pacchetto­base è a basso costo, gli operatori sanno che per aumentare i ricavi possono confidare sui cosiddetti servizi ancillari, ovvero extra, bevande, spa, escursioni e casinò, che con­tribuiscono, in maniera quasi inconsapevo­le, ad aumentare il costo della vacanza.