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 2012  gennaio 14 Sabato calendario

Le coop rosse nel salotto buono di Fondiaria - «Bi-Invest humanum, Fondia­ria diabolicum». Così Gianni Agnelli fulminò tutti quando, anni Ottanta, la Montedison di Mario Schimberni, dopo aver scalato la Bi-Invest dei Bonomi, tentò di prendersi la Fondiaria

Le coop rosse nel salotto buono di Fondiaria - «Bi-Invest humanum, Fondia­ria diabolicum». Così Gianni Agnelli fulminò tutti quando, anni Ottanta, la Montedison di Mario Schimberni, dopo aver scalato la Bi-Invest dei Bonomi, tentò di prendersi la Fondiaria. E fu per di­fendere la compagnia dalla stessa Fiat che, 15 anni dopo, Vincenzo Maranghi chiamò la Sai di Salvato­­re Ligresti. Ora, zitte zitte, nel salot­to buono arrivano le cooperative cosiddette «rosse». E Ligresti esce di scena. Un salotto buono che si af­faccia sul 5,2% del CorrieredellaSe­ra , il 3,8% di Mediobanca, nonché i patti di sindacato di Pirelli e Gemi­na e l’1% delle Generali. Se ne parlava da qualche setti­mana. Da ieri è nero su bianco: Uni­pol, la compagnia assicurativa con­trollata dalle coop, sarà il primo azionista della futura Fonsai, con la quale formerà (assieme a Prema­fin e Milano Assicurazioni) un mi­ni- gigante delle polizze domesti­che, avvicinando il leader naziona­le che resta Generali. Si tratta di un’operazione di«sistema»pensa­ta e realizzata da Mediobanca. Tra­duzione di «sistema»: o si prende­vano i soldi che solo le coop posso­no tirare fuori in questo periodo (un miliardo)o l’intera finanza na­zionale finiva nelle mani di incon­trollabilinuovipadroni. Bastiricor­dare, tra le tante pendenze, che da Fondiaria dipendono 1,1 miliardi di impegni verso Mediobanca e al­tri 500 milioni verso Unicredit: too much to fail . Quindi ben vengano le coop, e di qualunque colore. E poco importa per i maldipancia dei manager delle Generali o di En­nio Doris di Mediolanum: né Trie­ste né la sponda berlusconiana di Mediobanca potevano fare nulla di fronte al minore dei mali. E poco importa anche se, con set­te anni di ritardo, si realizza uno dei progetti dei «furbetti del quar­tierino ». Allora il gran capo di Uni­pol, Giovanni Consorte, tentò la scalata alla Bnl e il colore politico dell’operazione fece clamore. E al di là del folklore mediatico e politi­co (la galeotta frase di Fassino a Consorte, «abbiamo una banca», è diventata un caso anche giudizia­rio), l’allora vertice dell’allora Ds non nascose la propria soddisfazio­ne. Ma venne giù, oltre al mondo, anche un governatore della Banca d’Italia.E non se ne fece nulla.Chis­sà cosa penserà in questi giorni, An­tonio Fazio, già condannato in pri­mo grado a 3 anni e sei mesi per aver difeso con ogni mezzo l’italia­nità di Bnl. Lo stesso intento, a ben guardare,che ha spinto l’ad di Me­diobanca, Alberto Nagel, un mese fa, a chiedere per Fonsai un cam­bio di rotta, portando la Unipol di Carlo Cimbri dentro alla partita e i Ligresti alla porta. Perché per Fon­sai le alternative erano entrambi francesi: da un lato Groupama (più organica al sistema Medio­banca, ma già respinta mesi fa an­cheperl’opposizionedell’asseTre­monti- Vegas); dall’altro Axa, che certo avrebbe significato portarsi in casa un concorrente pericolosis­simo per le Generali. Lo stesso attuale numero uno di Unipol di quella scalata alla Bnl fu un protagonista, essendo il brac­cio destro finanziario di Consorte. Tanto da essersi preso anch’egli una condanna (3 anni e sette mesi) per aggiottaggio. Tutto questo, sia chiaro, non ha nulla a che fare con la trasparenza e pure la velocità con cui Nagel e Mediobanca han­no portato a termine il salvataggio di Fonsai coinvolgendo Cimbri e Unipol. Ma pensare che la bologne­s­e holding Finsoe diventi oggi il pri­mo azionista del nuovo gruppo Fonsai al posto di Ligresti fa un cer­to effetto. «Diabolicum», verrebbe da dire. Segno di un capitalismo finito con la morte di Enrico Cuccia del 2000 e lentamente in estinzione. La crisi ed il mercato, cogliendo im­preparate Mediobanca, Generali, Unicredit e le loro leadership,stan­no concludendo l’opera. Mentre il clima parlamentare di solidarietà nazionale che, obtorto collo , sostie­ne il governo dei tecnici ,rende og­gipossibileun’operazioneche, so­lo qualche mese fa, sarebbe appar­sa impensabile.