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 2012  gennaio 14 Sabato calendario

Per Sarkozy un colpo da ko Ora rischia di perdere l’Eliseo- E adesso per Nicolas Sarkozy la partita si fa dispera­ta

Per Sarkozy un colpo da ko Ora rischia di perdere l’Eliseo- E adesso per Nicolas Sarkozy la partita si fa dispera­ta. La retrocessione della Francia,l’uscita dal club elita­rio della tripla A possono mettere davvero la parola fine alle residue speranze di rielezione. Ha ragione il suo consigliere economico Alain Minc ad attaccare S&P e in genere tutte le agenzie di rating,colpevoli di una boc­ci­atura generale proprio quando l’Europa iniziava a ve­dere la luce in fondo al tunnel: «Fare una cosa così la settimana in cui i mer­cati europei si normalizzano signifi­ca che non abbiamo più a che fare con dei pompieri piromani, ma con persone dai gravi comportamenti perversi». Tutto giusto, l’opinione è condivisa da gran parte dell’esta­blishment continentale. Ma con ogni probabilità i francesi baderan­no ad altro: all’amor proprio offeso e al portafoglio. Sì, perchè prima del­l’immagine c’è la sostanza. E la so­stanza potrebbero essere nuove ma­nov­re di bilancio per riassestare i con­ti pubblici ( in deficit dal 1974) e ridur­re la spesa pubblica, arrivata al 55% del prodotto interno, tra le più alte d’Europa. Il vertice d’emergenza convocato ieri all’Eliseo, con il pre­mier François Fillon e i ministri eco­nomici, aveva come tema la risposta da dare a S&P.Ma sullo sfondo c’era il vero problema po­­litico: come evitare che Sarkò nelle prossime elezioni di aprile-maggio diventi il primo presidente francese da Valery Giscard D’Estaing, nel 1981, a non guadagnarsi il secondo mandato. Gli ultimi sondaggi, di pochi giorni fa, sono stati l’en­nesima delusione: a guidare il gruppo è il candidato so­cialista François Hollande con il 27%, poi viene Sarkò con il 23,5%, infine la destra di Marine Le Pen tra il 19 e il 21%. Nel ballottaggio Hollande vincerebbe a mani bas­se: 57 a 43. Peggio che peggio: il grado di popolarità del Presidente tra i cittadini è al minimo storico del 30%, un picco negativo toccato solo nell’aprile dell’anno scor­so. Per risalire il signor Carla Bruni sta facendo di tutto. Nei giorni scorsi ha fatto trapelare che pubblicherà un Il taglio del rating francese è un assist per i concorrenti di Sarkozy nella corsa all’Eliseo. Il candidato socialista Francois Hollande (a sinistra) non si è fatto pregare per sfruttarlo, accusando Sarkozy: «È una responsabilità del presidente», ha dichiarato. Marine Le Pen, leader dell’anti europeista Fronte Nationale, si è gettata su un suo cavallo di battaglia: «Ora Francia fuori dall’euro» libro per spiegare la sua azione negli anni della presi­denza. Il trucco riuscì a Mitterand nella sua seconda campagna elettorale e Nicolas ha deciso di provarci. Sarkò parlerà all’uomo della strada,cercando di spiega­re anche qualche gaffe. Come il viaggio sullo yacht del­l’­amico miliardario Bolloré o gli insulti a un contestato­re incrociato in una fiera agricola. Per coprirsi a sinistra ha cavalcato la battaglia della Tobin tax, compiendo una svolta culturale e ideologica che ha del clamoroso. Fino a quando era leader del suo partito la bollava con parole di fuoco: «È un’assurdità che se decisa solo in Francia farebbe perdere migliaia di posti di lavoro». Adesso ha convinto mezza Europa a introdurla, chia­rendo anche che lui la approverà comunque, a costo di essere l’unico. Per frenare la crescita della destra di Marine Le Pen Sarkò ha invece adottato niente di meno che lo storico simbolo dell’orgoglio transalpino, Giovanna d’Arco, che è anche una delle icone più usate dal Front Natio­nal. Il 6 gennaio, a 600 anni esatti dalla sua nascita, è andato in pellegrinaggio a Domremy,il villaggio sui Vosgi che ha da­­to i natali alla Pulzella d’Orlèans. Era la pri­ma volta dal 1920 che un presidente fran­cese non visitava la zona. È stato il culmi­ne di un ciclo di incontri pubblici e di di­sc­orsi tutti improntati a orgoglio patriotti­co e perfino autarchia economica ( «Com­prate francese!»). La sua unica speranza sono i limiti dei concorrenti: Hollande, non guadagna nei sondaggi, e anzi, perde qualche cosa. Ma­rine Le Pen ha impostato una campagna a base di manifesti sui lavoratori impoveriti dagli anni di Sarkò. Ma poi si è scoperto che l’operaio fotografato in primo piano nel poster più diffuso era un modello ame­rica­no assoldato a caro prezzo e che le foto­grafie erano state scattate in Irlanda. I due, insomma, non fanno faville. Certo, ora Nicolas deve spiegare ai francesi come mai in settembre dichiarava con atteggiamenti stentorei che il suo governo «aveva un obiettivo e un’obbligazio­ne: conservare la tripla A». E che alla fine di dicembre, con la bocciatura delle agenzie di rating in avvicinamen­to, aveva già cambiato idea: «Un downgrading non sa­rebbe un problema insormontabile ».Sarà un’impresa.