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 2012  gennaio 15 Domenica calendario

Angoscia nella sede Costa “Recuperare subito la nave” - L’ atmosfera ovattata e la suoneria soft non riescono ad attutire l’angoscia di quelle telefonate: squillano in contemporanea tutte le linee del centralino di Costa Crociere, nell’avveniristico palazzo di piazza Piccapietra

Angoscia nella sede Costa “Recuperare subito la nave” - L’ atmosfera ovattata e la suoneria soft non riescono ad attutire l’angoscia di quelle telefonate: squillano in contemporanea tutte le linee del centralino di Costa Crociere, nell’avveniristico palazzo di piazza Piccapietra. Sono i familiari dei passeggeri della «Costa Concordia» che chiedono notizie, mogli e madri dei marittimi che vogliono rassicurazioni. Rassicurazioni difficili, nelle ore in cui i dispersi sono ancora molti e si teme che i numeri della tragedia salgano, confermando l’affondamento della nave come la più grave tragedia in acque italiane in epoca di grandi, colossali e apparentemente sicure imbarcazioni da crociera. Dalle 22 di venerdì il palazzo di cristallo si è riempito e gli uffici non si svuoteranno nemmeno oggi per far fronte alla tragedia. Il direttore generale Gianni Onorato è a Porto Santo Stefano, il presidente Gian Luigi Foschi sta rientrando dall’estero. Nei corridoi e dietro le scrivanie le espressioni sono tese, tirate. Anche i giovanissimi centralinisti sembrano sotto choc, pur riuscendo a conservare i toni cortesi di sempre. «Costa Concordia» al momento è perduta, adagiata su un fianco con tutte le sue 114 mila tonnellate di stazza a riempire i bassi fondali di una secca conosciuta risultata fatale. Eppure, dopo la tragedia del «Titanic», si è imposta la costruzione di navi dotate di tanti compartimenti trasversali stagni per isolare la zona allagata e raggiungere il porto più vicino senza affondare. Il recupero toccherà alla già contattata Smit Tak di Rotterdam, una delle più note società del settore, che ha partecipato in passato allo svuotamento dei carburanti e degli oli lubrificanti ancora presenti a bordo della Haven, petroliera affondata davanti alle coste di Arenzano, e a cui era stato affidato il recupero della Jolly Amaranto in balia della tempesta per un’avaria al motore davanti all’Egitto. La «Concordia» era certificata dal Rina, società di classificazione e certificazione navale in materia di sicurezza della navigazione, norme antinquinamento e altro. L’ultima visita di classe effettuata dal Registro italiano navale è stata effettuata il 3 giugno scorso (la scadenza è quinquennale), l’ultima visita per i requisiti di sicurezza della navigazione risale solo al 13 novembre 2011. La nave è assicurata per l’intero valore di 450 milioni di euro come «corpo» (ovvero scafo e macchine) tramite i brooker di Carnival, di cui Costa fa parte, Aon Corporation con sede a Chicago, mentre equipaggio e passeggeri presso lo «Standard P&I Club per Charles Taylor & Co», mutua assicuratrice degli armatori. I membri dell’equipaggio hanno due anni di tempo, in base al contratto di lavoro per presentare le loro richieste di risarcimento. Per quanto riguarda i passeggeri (ricordiamo che ci sono voluti vent’anni di contenzioso giudiziario per arrivare a una recente definizione dopo la tragedia del «Moby Prince» davanti a Livorno) può essere presa come riferimento la «Convenzione di Atene relativa al trasporto via mare dei passeggeri e del loro bagagli», cui ha recentemente aderito l’Unione Europea. «L’armatore ha una responsabilità oggettiva per tutti i danni fino a 430.000 euro per passeggero, a meno che non dimostri che l’incidente è avvenuto per un fenomeno naturale di carattere eccezionale, inevitabile e irresistibile o che esso è stato interamente causato da un atto o un’omissione intenzionale di un terzo. Risponde anche oltre i 430.000 euro per passeggero se non prova che l’evento dannoso non è imputabile a sua colpa o negligenza» spiega l’avvocato Marco Bona. Il legale con il collega Stefano Bertone fa parte del team internazionale che assiste più di 150 famiglie di passeggeri deceduti nella tragedia del «Boccaccio ’98», il traghetto, battente bandiera panamense, affondato nel Mar Rosso: morirono oltre 1000 persone. Dal 2010 è in corso la causa civile collettiva contro il Rina che aveva classificato la nave come in regola con i requisiti per la navigazione. Per le richieste, come spiegano i legali di Assoutenti, tra i vari codici e normative, è meglio far riferimento alla tempistica più stretta: entro 6 mesi per i danni a cose, 90 giorni in caso di lesioni, 7 anni e mezzo per omicidio colposo. Presidente e vicepresidente di Assoutenti, Mario Finzi e Furio Truzzi, annunciano che a Genova verrà costituito il pool nazionale delle associazioni dei consumatori per tutelare passeggeri e personale coinvolto nella disgrazia.