Stefano Montefiori, Corriere della Sera 15/01/2012, 15 gennaio 2012
DA IPER-PRESIDENTE A ROVINA DELLA FRANCIA. TUTTI CONTRO SARKOZY —
Domani la Francia cercherà di raccogliere sui mercati finanziari 8,7 miliardi di euro emettendo titoli a breve termine, e dai tassi di interesse che riuscirà a ottenere si vedrà subito se la perdita della tripla A è una reale catastrofe; la retrocessione era data per scontata da settimane ormai ed è improbabile che le ripercussioni finanziarie saranno drammatiche. Ma le conseguenze politiche, quelle, sono già pesantissime.
Il presidente Nicolas Sarkozy continua a non commentare la notizia, e ha affidato la reazione francese prima al ministro delle Finanze François Baroin — mandato avanti venerdì sera in tv — e poi al premier François Fillon, che nella conferenza stampa di ieri mattina ha usato la formula «non drammatizziamo, e non sottovalutiamo». Ma è l’assente Sarkozy — già iper-presidente ubiquo e sempre in primo piano — l’uomo inseguito dalle opposizioni, che lo accusano di essere il principale responsabile della bocciatura della Francia; e a neanche 100 giorni dalle elezioni del 22 aprile, chi non lo ama si dice certo che «Sarkozy si è giocato l’Eliseo».
Il favorito socialista François Hollande, che nell’ultimo mese stava subendo la rimonta del presidente in carica, può facilmente trarre vantaggio dalla situazione. «Sarkozy aveva fatto della conservazione della tripla A l’obiettivo della sua politica e un obbligo del suo governo — ha detto Hollande dal nuovo quartier generale a due passi dalla Tour Eiffel —. È così che si sono giustificati non meno di due piani di rigore in quattro mesi. Oggi quella battaglia è persa». Solo l’Austria, oltre alla Francia, ha perso il rating massimo di Standard & Poor’s. «Per la prima volta la Francia passa un gradino sotto la Germania — ha aggiunto Hollande —. Non siamo più in prima divisione».
È questo il dato più imbarazzante per il governo francese, che per oltre un anno ha continuato a proporre il «modello tedesco» come l’unico destino possibile per il Paese. Milioni di persone scendono in piazza contro la riforma delle pensioni? «Guardiamo alla Germania, dove si lavora fino a 67 anni». La sinistra mette tra le sue priorità la riforma fiscale? «Inutile fare da soli, dobbiamo armonizzare il fisco con la Germania». E poi c’è stato il vertice G20 di Cannes di novembre, quando la chimera «Merkozy» è sembrata al massimo della sua potenza.
Oggi, mentre a Berlino la Merkel sale nei sondaggi, la tripla A perde il suo significato tecnico per diventare il simbolo di una rincorsa ormai finita. Dominique de Villepin, con malcelato disgusto, osserva che «La Francia ormai non è più ancorata all’Europa del Nord ma scivola verso l’Europa del Sud». Parigi ha un deficit pubblico pari al 5,5% del Pil, Berlino non supera l’1%; la bilancia commerciale francese è negativa (75 miliardi di deficit) e quella tedesca positiva (160 miliardi di surplus). I disoccupati francesi sono il 10% della popolazione attiva, e quelli tedeschi neanche il 7%. La Francia è AA+, la Germania resta AAA.
Stefano Montefiori