Marco Alfieri, La Stampa 15/1/2012, 15 gennaio 2012
«La Lega esiste perché c’è Bossi. Dovrebbero ricordarselo tutti. Le cose stanno così da sempre
«La Lega esiste perché c’è Bossi. Dovrebbero ricordarselo tutti. Le cose stanno così da sempre...». Per Maurilio Canton le divisioni che lacerano il partito sono una contraddizione in termini: «siamo leghisti perché bossiani e bossiani perché leghisti. Fine delle chiacchiere». Eppure lo scorso ottobre, sulla sua elezione alla segreteria provinciale di Varese, si è consumato il primo strappo mediatico nel partito, filmato da un telefonino galeotto. Canton, si può dire che la resa dei conti inizia con la sua contestata investitura nella Betlemme della Lega? «Non distorciamo le cose. Se prendiamo l’ultima polemica su Cosentino, si vedrà che la linea della Lega non è mai cambiata. Se poi qualcuno ha voluto prendersi una visibilità specifica sulla vicenda…». Quel qualcuno è Maroni. Lunedì uscendo da via Bellerio aveva annunciato il sì della Lega all’arresto. «Maroni ha ricordato che il partito era per il sì, ma non ha completato il ragionamento: fatta salva la libertà di coscienza dei singoli parlamentari. Detto questo, per sapere chi ha salvato Cosentino bisogna rivolgersi al Terzo Polo». Veramente è stato ancora Maroni, su Facebook, ad accreditare l’idea che anche la Lega porta responsabilità. «Questo è un errore di comunicazione che doveva evitare». Solo comunicazione? Oppure ha forzato per andare alla conta? «I media puntano a dividerci. La Lega debole fa comodo a molti. Dico solo che comportamenti così rischiano di fare il gioco dei nemici esterni». Da tempo affiorano posizioni diverse al vostro interno: non sarebbe meglio andare ai congressi? «E quale oggetto dovrebbero avere i congressi? Ci fosse una divisione sulla politica di fondo del movimento allora sarebbe giusto organizzarli, altrimenti...». L’emersione di una Lega maroniana, critica con Bossi, non merita il chiarimento di un congresso? «La Lega è una sola ed è per l’indipendenza della Padania. E’ scritto nel nostro statuto. Se qualcuno nel partito vuol cambiare la ragione fondativa allora si vada al congresso chiarificatore. In altri casi la conta non sarebbe utile né funzionale». Addirittura? E i militanti? «Bossi è la Lega Nord, bisogna ricordarselo sempre. E il capo non si mette mai in discussione, nemmeno quando dice cose che in apparenza non piacciono». Quindi fa bene a vietare i comizi di Maroni (decisione poi ritrattata, ndr)? «Se lo ha fatto io non discuto la scelta. Dovrebbero fare lo stesso tutti i veri leghisti, indipendentemente dal cognome che portano». Canton, ma la base protesta e contesta la linea e molti dirigenti hanno invitato Maroni a fare comizi lo stesso. Non potete fare finta di nulla… «Chi compie azioni in violazione alle scelte del Federale se ne assume la responsabilità. Se sei un militante leghista le regole le conosci. La linea del capo va seguita pedissequamente. Altrimenti nessuno ti obbliga a restare nel movimento». I maroniani dicono che Bossi, dopo la malattia, è circuito dal familismo del «cerchio magico» che gli fa vedere le cose che vuole, seminando zizzania per garantirsi potere e poltrone. «E’ un’accusa ridicola. Chi pensa questo mente sapendo di mentire. Magari per conquistare del potere interno. Chiunque conosce Bossi sa che nessuno interferisce nelle sue decisioni». E la vicenda dei soldi del partito investiti dal tesoriere Belsito in fondi africani, non la trova strana? «Anche qui si sta facendo disinformazione. I soldi servono a far funzionare la macchina di partito, i rimborsi elettorali bisogna farli fruttare in modo intelligente». Veramente sono sempre Maroni e i maroniani a chiedere chiarezza sugli investimenti... «Nessuna legge è stata infranta né ci sono fondi neri. La diversificazione degli investimenti può piacere o meno, l’importante sia funzionale al bene del partito».