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 2012  gennaio 15 Domenica calendario

Si può leggerla come la più grande schedatura di massa della storia: entro la fine del mese, 200 milioni di indiani — praticamente tutti poveri — saranno entrati nell’operazione Unique Identity (Uid)

Si può leggerla come la più grande schedatura di massa della storia: entro la fine del mese, 200 milioni di indiani — praticamente tutti poveri — saranno entrati nell’operazione Unique Identity (Uid). Entro fine 2012 — calcola Nandan Nilekani, ex boss della mitica Infosys di Electronic City a Bangalore e anima dell’iniziativa pubblico-privata — 400 milioni avranno registrato, o staranno per farlo, le loro impronte digitali o la mappa della retina nel database di Uid. Volontariamente. Questa straordinaria operazione (portata ai riflettori internazionali dal settimanale Economist) solleva problemi etici di controllo politico ma sta avendo un successo enorme perché accende in milioni la speranza di uscire dalla povertà. Uno dei problemi maggiori dei villaggi e degli slum indiani è che gran parte della popolazione non ha identità: non si sa quando sia nata, non è stata registrata, ha nomi che si ripetono all’infinito in ogni villaggio, non ha indirizzo (quindi non può ricevere posta), non ha documenti, neanche pensabile che possa aprire un conto corrente. Qualcosa che li esclude del tutto da ogni attività economica. Non solo: qualcosa che li esclude anche dal ricevere gli aiuti di Stato, nella forma di cibo, di denaro, di sementi. Anzi, centinaia di «intermediari» che dovrebbero distribuire i sussidi pubblici hanno la possibilità di inventarsi nomi fantasma e incassare gli aiuti. Se avrà davvero successo, l’iniziativa potrebbe fare compiere a milioni di indiani un passo decisivo per avvicinarsi alle opportunità che l’economia indiana in crescita può offrire: una carta d’identità, un indirizzo e un conto corrente, sommati a un telefono cellulare, possono fare la differenza in ogni piccolo business. Le opposizioni sono ovviamente forti, non solo da parte di chi vede minacciate le proprie truffe. Si teme che l’operazione diventi un’orribile schedatura dei poveri. Paure alle quali New Delhi dovrà rispondere. D’altra parte, il problema è di tutti: le nuove tecnologie offrono grandi opportunità ma sono oltremodo invadenti. Si pensi alla battaglia contro l’evasione fiscale in Italia. Chissà che la vecchia India non sappia dire una parola saggia anche su questi dilemmi. Danilo Taino