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 2012  gennaio 15 Domenica calendario

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

BERLINO — «Le agenzie di rating fanno il loro lavoro, noi dobbiamo fare i nostri compiti». Angela Merkel ha rispolverato ieri la sua parola preferita, usata molto spesso durante la crisi del debito per richiamare all’ordine i Paesi meno virtuosi. Adesso, all’indomani della clamorosa bocciatura collettiva decisa da Standard & Poor’s, i «compiti» devono farli in molti «per riportare la fiducia degli investitori velocemente». E la Germania? La Germania è salva, ma è preoccupata. E chiede a tutti i governi dell’Eurozona un forte impegno per realizzare il Fiscal Pact e per fare nascere senza perdere tempo il nuovo Meccanismo di stabilità finanziaria (Esm) che sostituirà il Fondo salva-Stati. All’indomani della tempesta, per la Merkel «merita considerazione», poi, la proposta del vice-capogruppo Cdu-Csu al Bundestag, Michael Meister di limitare il peso dei giudizi delle agenzie di rating.
Si vedrà in futuro. Intanto, intervenendo a Kiel ad una manifestazione della Cdu, la cancelliera ha detto che il declassamento di nove Paesi annunciato è una «sfida». Si tratta proprio per questo di attuare «il più rapidamente possibile» l’accordo sull’unione fiscale che si sta negoziando a Bruxelles e di «farlo risolutamente», senza ripensamenti o tentativi di renderlo meno rigoroso. Già nei colloqui con il presidente francese Nicolas Sarkozy la Merkel aveva mostrato una grade volontà di fare in fretta, parlando di un accordo politico entro la fine di gennaio e della firma prima dell’inizio di marzo. Questo calendario, più che un auspicio sembra adesso diventare un obbligo.
La cancelliera è preoccupata anche perché quanto è accaduto venerdì può incoraggiare nuovi malumori all’interno della maggioranza di governo e può ridare fiato agli avversari dei piani di salvataggio. Come per esempio il deputato liberale Frank Schäffler, che vede nell’annuncio di Standard & Poor’s la conferma del suo giudizio negativo sulla partecipazione della Germania al bail-out della Grecia. Era contrario prima, figuriamoci adesso. A suo giudizio, infatti, solo per effetto del downgrading dell’Austria il contributo della Germania al fondo salva Stati dovrebbe passare dal 40 al 75 per cento dell’onere totale. Anche un parlamentare cristiano democratico, Klaus-Peter Willsch, ha invocato la revisione di tutte le misure previste nei piani di aiuto europei al governo di Atene.
Le possibili conseguenze del dopo-declassamento sono utilizzate invece dall’opposizione socialdemocratica per criticare nuovamente con forza il pacchetto di riduzioni fiscali deciso recentemente dal governo. «Questo colpo di avvertimento non può rimanere inascoltato», ha detto uno degli esponenti di punta del gruppo parlamentare della Spd, Thomas Oppermann. Il verde Gerhard Schick chiede invece alla cancelliera di spingere per un programma di investimenti europei e di accantonare la sua contrarietà all’introduzione degli eurobond. Difficile che venga ascoltato. La cancelliera va per la sua strada, confortata anche dai sondaggi che vedono in crescita il suo partito. Nonostante il caso Wulff.
Paolo Lepri