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 2012  gennaio 13 Venerdì calendario

Chiude il monastero del vin sacro - Sangue di Gesù Il bianco realizzato dalle suore di Santo Stefano Belbo è utilizzato durante l’eucarestia Vocazioni in calo Le due anziane consorelle che se ne occupavano sono state trasferite

Chiude il monastero del vin sacro - Sangue di Gesù Il bianco realizzato dalle suore di Santo Stefano Belbo è utilizzato durante l’eucarestia Vocazioni in calo Le due anziane consorelle che se ne occupavano sono state trasferite. E ora manca personale Dalle botti all’altare Immagini storiche della produzione di moscato al monastero di Santo Stefano Belbo. Tutto iniziò nel 1906 a opera di don Giovanni Battista Pagliero Sono rimaste in due. Le «suore del vin bianco» come le chiamano in Langa. Toccherà a loro, dopo 105 anni, chiudere per sempre il portone del bel monastero a ridosso del Belbo. E portar lontano da queste colline raccontate da Pavese i segreti del vino bianco che viene usato per celebrare messa da cardinali, vescovi e preti di mezz’Italia. Suor Annarita, 66 anni, origini veronesi, e suor Maria Rosa, 70 anni, calabrese, sono state trasferite «in altra comunità». Non raccontano dove, ma lontano di qui per occuparsi del «culto dell’eucarestia». Hanno atteso di smaltire le scorte della vendemmia 2010 di moscato. Come tradizione secolare vuole, a guidare le fasi di vinificazione e imbottigliamento è stata la madre superiora, suor Angelita da Verona. A lei la responsabilità di quelle bottiglie di vino battezzate «Clemen’s» e «Rosaly’s» dai nomi dei fondatori della congregazione: il sacerdote Clemente Marchisio, proclamato beato, e suor Rosalia Sismonda. «Ringraziamo i sacerdoti e le persone che hanno accompagnato il nostro cammino in tutti questi anni - è il saluto di suor Angelita -, senza dimenticare coloro che ci sono stati vicini, condividendo l’amicizia e sostenendoci nei momenti di gioia e di difficoltà». Una chiusura che dispiace alla gente di Langa. «La presenza delle Figlie di San Giuseppe - chiosa il sindaco di Santo Stefano Belbo, Luigino Icardi - ha segnato per oltre un secolo la storia del nostro paese. Una risorsa spirituale, economica. Un punto di riferimento per la comunità». La madre superiora: «Dispiace alla gente, ma di più a noi. Avremmo voluto continuare a produrre questo vino che durante la messa diventa Sangue di Gesù. Ma non ci sono vocazioni. Manca personale. Una decisione sofferta, ma che abbiamo dovuto prendere. Ora decideremo il futuro della struttura che ha ospitato generazioni di consorelle». Centrale, anche nella cantina, il grande crocifisso, quasi a richiamare la preghiera anche durante il lavoro. Una struttura moderna e funzionale. Tutto è ben conservato e pulito: dalla pigiatrice alle presse automatiche, ai filtri delle vasche in acciaio, alle pompe automatiche, alle linee di imbottigliamento. L’attività è ferma dalla vendemmia del 2010. Smaltite le scorte di vino, sono pronte a smantellare o a passare il testimone a qualche produttore che sappia rispettare il dettame del produrre un vino buono ma soprattutto così genuino da poter finire ogni giorno sull’altare.