UGO MAGRI, La Stampa 13/1/2012, 13 gennaio 2012
E i partiti tirano un sospiro di sollievo - Nonostante il coro dei volenterosi, i quali promettono di fare in Parlamento quello che la Consulta non ha voluto o potuto, liberarci del «Porcellum» sarà parecchio difficile
E i partiti tirano un sospiro di sollievo - Nonostante il coro dei volenterosi, i quali promettono di fare in Parlamento quello che la Consulta non ha voluto o potuto, liberarci del «Porcellum» sarà parecchio difficile. Per fare la nuova legge elettorale, bisognerebbe che i partiti fossero d’accordo; e per spingerli ad accordarsi, superando le diverse impostazioni, servirebbe un fucile puntato alle loro spalle. Questo fucile poteva consistere in un dispositivo della sentenza (molto se n’è parlato alla vigilia) dove la Corte costituzionale dicesse: il referendum non è ammissibile, però il sistema elettorale vigente cozza contro i principi della nostra Carta repubblicana. Una semplice postilla, sufficiente però a mettere i partiti con le spalle al muro, poiché non si potrebbe certo andare alle urne con una legge incostituzionale. Cambiarla, grazie alla postilla, sarebbe diventato un obbligo... Purtroppo non è andata così. Nelle motivazioni della sentenza, quando verranno rese note, anziché l’arma da fuoco troveremo una raccomandazione, al massimo un monito affinché si tolga il premio di maggioranza. Sarà come appellarsi al buon cuore dei partiti, al loro senso del bene comune. Potrà bastare a vincere i rispettivi egoismi? Napolitano conosce il problema e non a caso s’è attivato immediatamente con i presidenti delle Camere, quasi pretendendo uno scatto di dignità da parte del Parlamento. I politici tutti agiscano perché, viceversa, crescerebbe il discredito nei loro confronti (dai sondaggi riservati a disposizione dei leader risulta che la fiducia nei partiti oscilla in questo momento tra il 2 e il 3,5 per cento). Però qui sorge l’ulteriore ostacolo: per rifare la legge elettorale, è indispensabile che la legislatura prosegua almeno fino all’autunno, e in un clima costruttivo di «impegno nazionale». Fino a pochi giorni fa sembrava scontato che questo governo avesse carburante bastevole fino al 2013; addirittura la riforma elettorale veniva considerata un utile passatempo per i partiti nell’attesa che Herr Monti se la vedesse con la Merkel e con lo spread... Ora queste certezze d’improvviso svaniscono perché Berlusconi e Bossi si sono riavvicinati, complice la battaglia parlamentare sull’arresto di Cosentino. Rozzamente si sostiene (anche nel giro Pdl) che quei due abbiano stretto un vero e proprio patto segreto: niente manette all’ex-sottosegretario in cambio di elezioni presto, prestissimo, forse addirittura a maggio. Di sicuro il Cavaliere ne ha ragionato coi suoi, suscitando entusiasmo nei Matteoli, La Russa, Verdini e Santanché, grande costernazione invece nel «politburo» romano (Alfano, Cicchitto, Gasparri, Frattini) che conosce i sondaggi e teme una Waterloo. Dando corpo alle voci, subito dopo la sentenza Bossi ha dichiarato beffardo: «La migliore legge elettorale? E’ quella che c’è, perché non si impiegherà tanto tempo ad andare al voto». Quanto a Berlusconi, dalla sua bocca è uscita una sorprendente difesa del Porcellum, l’unica che si sia levata ieri: «E’ una buona legge che mira alla governabilità del Paese», al massimo si può «migliorare» estendendo al Senato il premio nazionale di maggioranza che vige alla Camera. Cioè l’esatto rovescio della raccomandazione in cantiere al Palazzo della Consulta. Ma non si rendono conto, Silvio e l’Umberto, della batosta cui andrebbero incontro? Sospira un alto dignitario Pdl: «Credono di avere doti magiche di recupero elettorale. Inoltre, questa legge permetterebbe a entrambi di scegliersi chi portare in Parlamento e chi no. Pure in caso di sconfitta, terrebbero l’opposizione sotto il loro controllo...». C’è chi, perfino nel Pdl, prova a smarcarsi. Quagliariello ribadisce che «il Pdl ha già manifestato la propria disponibilità a modificare il sistema di voto in un quadro di riforme istituzionali», mica si può cambiare linea ogni due per tre, e dal Pd lo applaudono. A Palazzo Madama si intrecciano prove di dialogo, forse già la prossima settimana verrà definita una bozza comune di riforma dei Regolamenti parlamentari. Ma decisive alla fine saranno le trattative sulla «fase due» della manovra e sulle liberalizzazioni. Con il sistema elettorale non c’entrano nulla, però un no di Monti alle richieste di Alfano e del Pdl porterebbe acqua al mulino del Cavaliere e dei suoi «pasdaran».