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 2012  gennaio 13 Venerdì calendario

“FATTI” DI INTERNET COME DI ALCOOL E DROGA

Negli scorsi anni la materia ha visto contrapposti, l’uno contro l’altro di (pochi) argomenti armati, apocalittici e integrati. Dipendenza da web: questo il tema. Da una parte indignati di professione dicevano tutto il male possibile della Rete, di come questa svilisse i rapporti umani, assorbisse la “vita vera” e portasse all’isolamento (stessa accusa venne fatta al walkman negli anni Ottanta). Dall’altra parte, molti blogger e smanettoni in generale, decantavano le magnifiche e progressive sorti di Internet, di quanto questo avrebbe cambiato le nostre giornate e di come, presto, anche il sesso sarebbe passato attraverso soddisfacenti connessioni di bit.
Ora che Internet è pane quotidiano per moltissimi (secondo Audiweb la metà degli italiani è connesso) è tempo per discussioni più ragionate. Sempre più sono le pubblicazioni, gli studi, i saggi – anche di successo – su come la Rete influisce sulle nostre vite e su come, a volte, il nostro stato di connessione perenne ci sfugga di mano. Ora una nuova ricerca ha trovato riscontri importanti sulla dipendenza da Internet, questa volta facendo un salto scientifico, perché ciò che è stato osservato avviene a livello neuronale, non più psicologico.
Un gruppo di ricercatori cinesi, diretti da Hao Lei dell’Accademia cinese delle scienze di Wuhan (lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Plos One”), ha mappato il cervello dei 17 giovani – di entrambi i sessi, tra i 14 e i 21 anni – affetti da “Internet addiction disorder ”, dipendenza da web. Grazie a una speciale risonanza magnetica hanno rilevato per la prima volta alcuni cambiamenti nella materia bianca del cervello (la parte che contiene le fibre nervose). Hanno trovato, in particolare, segni di un’interruzione nelle connessioni delle fibre nervose che collegano aree cerebrali coinvolte in emozioni, processo decisionale e autocontrollo. “Nel complesso – ha spiegato Hao Lei – i risultati indicano che questa modernissima forma di dipendenza può generare crisi di astinenza paragonabili a quelle causate da alcool e droghe”. Gunter Schumann, titolare della cattedra di Psichiatria biologica al King’s College di Londra, ha spiegato alla Bbc che “simili riscontri si sono avuti anche nelle persone dipendenti dai videogame”.
BISOGNA però spiegare a cosa si riferisce il termine “webdipendenza”. Da un punto di vista clinico, il disturbo (riscontrato soprattutto per quanto riguarda pornografia, videogaming e giochi d’azzardo online), si registra in chi passa almeno 40-50 ore a settimana perennemente davanti a uno schermo. Inoltre, come tutte le altre malattie, la situazione diventa clinica quando condiziona le nostre abitudini quotidiane. Chi passa la giornata in ufficio davanti al computer, insomma, può stare tranquillo. Eppure la nuova ricerca indica anche una tendenza che, seppur a livelli più blandi, è presente nella nostra società: quella che ci porta ad un uso ossessivo delle connessioni. Questo è un tema che riguarda davvero tutti: basta che ognuno faccia un rapido calcolo di quante volte al giorno controlla la posta elettronica o il profilo Facebook, anche se non aspetta o non cerca nulla di particolare. Internet è tra noi, ma bisogna imparare a gestirlo, capire come il suo utilizzo si riflette anche su gesti, sensazioni e sentimenti. Questo, a parte i disagi clini, uno dei compiti per i prossimi anni.