Ste. Ca., il Fatto Quotidiano 13/1/2012, 13 gennaio 2012
LA SETTIMA BOCCIATURA
La Corte costituzionale, nel gennaio 1991, stabilì una volta per tutte la legittimità del referendum elettorale, fino ad allora messa in dubbio a causa di un emendamento approvato dall’Assemblea costituente, ma non recepito dalla Carta. Da allora la Consulta ha dichiarato ammissibili sei referendum, respingendone altrettanti (quello bloccato ieri è il settimo). Nel 1991 fu dato il via libera al quesito per ridurre da tre a una le preferenze per l’elezione della Camera (poi approvato a grande maggioranza) ma furono bloccati i due che intendevano favorire il passaggio al sistema maggioritario per Senato e Comuni, in quanto sprovvisti di “chiarezza, univocità e omogeneità”. Secondo i giudici la vittoria dei “sì” avrebbe lasciato in vita una normativa “incerta e di difficile applicazione”. Il via libera al referendum per il maggioritario al Senato arrivò poi nel 1993. E fu una pioggia di sì (82,7%).
Nel 1995 la Corte approvò il quesito per estendere ai Comuni oltre i 15.000 abitanti l’elezione diretta del sindaco (poi bocciato alle urne) ma bloccò l’abolizione della quota proporzionale del 25% per Camera e Senato perché avrebbe comportato “il rischio di una paralisi dell’ordinamento democratico rappresentativo”. Una vittoria del referendum avrebbe causato un vuoto legisaltivo: “Abrogata la quota proporzionale – scrissero i giudici – occorrerebbe procedere a una nuova determinazione dei collegi uninominali, un iter legislativo lungo e complesso”. Pericolo da scongiurare in quanto “in qualsiasi momento della vita dello Stato deve essere garantita la possibilità di rinnovamento delle Camere. Due anni dopo la Corte ribocciò due quesiti analoghi con motivazioni molto simili: “La normativa residua – scrissero i giudici nel 1997 – deve essere immediatamente applicabile”. Il pericolo della vacatio legis fu superato nel 1999, quando si rivotò per l’abolizione del 25% dei seggi proporzionali alla Camera (quorum mancato di un soffio), nel 2000 (quorum nemmeno sfiorato) e nel 2009 (referendum diverso ma identico esito).