Riccardo Sabbatini, Il Sole 24 Ore 13/1/2012, 13 gennaio 2012
COLOSSO NEL RAMO DANNI
Un’operazione "di sistema" nata da esigenze di salvataggio finanziario si trasformerà anche in un efficiente progetto industriale? È il principale interrogativo dell’integrazione tra FonSai e Unipol di cui ieri sono state poste le basi con l’accordo raggiunto tra le due compagnie. Fin d’ora può essere tracciato l’identikit del nuovo gruppo in formazione, dei suoi probabili punti di forza e di debolezza. Quello che nascerà dalle preesistenti società sarà, per premi (21,2 miliardi nel 2010) il secondo gruppo assicurativo italiano immediatamente a ridosso delle Generali che, per poche decine di milioni, manterrà la leadership. Nei rami danni, però, la nuova entità sarà di gran lunga la maggiore compagnia della penisola con un quota del 37% nel mercato della Rc auto quasi doppia rispetto a quella del principale inseguitore (sempre Generali con il 16%). In queste cifre c’è già la principale opportunità ma anche il primo problema. Dopo anni di perdite il ramo dell’assicurazione obbligatoria sta tornando in salute e pertanto il nuovo competitor potrebbe raccogliere i maggiori frutti di un’onda di mercato finalmente positiva. Allo stesso tempo una simile presenza, per la sua ampiezza, è addirittura invasiva e già è prevedibile che in alcune province l’Antitrust costringerà la newco a cedere quote di portafoglio. Un’azione di vigilanza che, peraltro, si salda con la strategia del governo Monti in tema di liberalizzazioni e concorrenza. Quella che si va configurando - spiega Davide Corradi, Partner & Managing Director di Boston Consulting – è «un’operazione di indubbio interesse con compagnie largamente complementari e dalla quale è possibile conseguire sinergie per centinaia di milioni. L’aspetto interessante e che di questi potenziali risparmi la grande parte non dovrebbe riguardare il costo del lavoro. Ritengo che le maggiori sinergie potranno essere conseguite sul lato dei sinistri, dei costi operativi, dei ricavi». Il principale contributo che Fondiaria potrà dare alla nuova società, oltre alla sua grande base di clientela (oltre 8 milioni di assicurati) sono le potenzialità ancora inespresse di una compagnia che nell’ultimo anno ha vissuto in una perenne emergenza. Il rischio? Dopo due anni in cui le riserve sono state incrementate di oltre 1,3 miliardi è comprensibile il timore che da qualche parte, nonostante la pulizia dei conti, si possano annidare nuove minusvalenze (ad esempio nel portafoglio immobiliare). Unipol porta in dote al suo partner l’esperienza del turnaround condotta in questi anni che l’ha riportata in utile di bilancio (72 milioni a fine settembre), tradizionali eccellenze in alcuni rami assicurativi (ad esempio fondi pensione e polizze malattia), un innovativo accordo con gli agenti, una compagnia efficiente di vendita diretta (Linear) oltre ad forte innovazione di prodotto nella rc auto (700mila "scatole nere" installate negli ultimi anni). Un punto delicato può riguardare la finanza. Fonsai ha ancora il "fardello" delle sue grandi partecipazioni azionarie. Entrambi i gruppi hanno larghi portafogli di titoli di stato, che in quest’ultimo periodo li hanno penalizzati. Nell’imminente ambiente operativo di Solvency II - la nuova regolamentazione prudenziale che entrerà in vigore con il 2014 – le due compagnie fuse potranno avvantaggiarsi di una maggiore diversificazione. Sul fronte opposto, però, è presumibile un maggiore assorbimento di capitale per la Rc auto. Negli ultimi anni le fusioni assicurative non sempre hanno accresciuto il valore delle unità preesistenti. In molte occasioni è accaduto il contrario. Diversità culturali e manageriali, distinte reti di agenti, hanno spesso intralciato i piani dei manager. Sono tutte problematiche presenti in Fonsai ed Unipol. È in fondo la sfida che attende i due gruppo assicurativi candidati ad unirsi.