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 2012  gennaio 13 Venerdì calendario

A ROMA OLIMPIADI A COSTO ZERO

Un’opportunità per l’economia e un simbolo dell’orgoglio del Paese che cerca il rilancio. Sono le due leve con cui il comitato promotore ha presentato ieri a governo e Parlamento la relazione di compatibilità economica per la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020.
Il ministro dello Sport Piero Gnudi sembra tirare il freno. «Il sogno di un ministro dello Sport è portare le Olimpiadi nel proprio paese – dice –. Detto questo, l’impegno finanziario è molto oneroso, soprattutto in questo momento. Con un punto di spread si fanno tre Olimpiadi, c’è entusiasmo, ma ci sono problemi finanziari. Il governo ne dovrà tenere conto, non si possono fare errori». Costerà molto, nel prossimo anno e mezzo, sostenere la candidatura e l’esecutivo vuole riflettere bene. Ma, almeno per quanto riguarda l’organizzazione in caso di successo, la commissione di esperti presieduta da Marco Fortis e coordinata da Franco Carraro prova a dare rassicurazioni. La spesa "netta" che graverebbe sullo Stato sarebbe ridotta a soli 100 milioni. Stima che tiene conto di 8,2 miliardi di spesa (tra costi per l’organizzazione, infrastrutture, impianti) e 3,5 miliardi recuperabili da ricavi del comitato organizzatore e ricavi da valorizzazione.
In totale, secondo questo schema, «si avrebbe una spesa pubblica di 4,7 miliardi – spiega Ernesto Albanese, direttore generale del comitato promotore per la candidatura – quasi integralmente compensata dal maggiore gettito erariale, stimato in 4,6 miliardi, derivante dal Pil aggiuntivo». Secondo una proiezione di Prometeia, i Giochi a Roma determinerebbero una crescita pari a 17,7 miliardi di euro nel periodo 2012-2025 per un aumento dell’1,4% del Pil nazionale, con la creazione di 29mila posti di lavoro nel 2020 e di 12mila negli anni precedenti e successivi per un totale di 170 mila unità/anno di lavoro. Ieri il presidente del comitato promotore Mario Pescante, il presidente del Coni Gianni Petrucci, il direttore generale Albanese, Regione Lazio, Provincia e Comune di Roma hanno incontrato il premier Mario Monti, il presidente del Senato Renato Schifani e il presidente della Camera Gianfranco Fini. Roma si giocherà la sua chance da qui a settembre 2013, quando verrà proclamata la città ospitante, con altri cinque candidati: Roma, Madrid, Istanbul, Tokio, Doha, Baku. Di mezzo ci saranno le elezioni politiche, le elezioni presidenziali, elezioni per il Comune di Roma, tante incognite che il comitato dovrà superare. «Siamo consapevoli di possibili difficoltà – dice Albanese – ma siamo anche consapevoli di avere le carte in regola per aggiudicarci la competenza, a cominciare dalla sostenibilità economica della nostra candidatura rispetto a modelli affetti da "gigantismo" che male si conciliano con l’attuale congiuntura internazionale».
La speranza del Comitato è procedere nelle varie tappe del processo di candidatura con l’appoggio di Monti e delle forze politiche che in caso di affermazione italiana, dopo le elezioni del prossimo anno, dovranno traghettare Roma verso i Giochi. Il consenso tra gli italiani sembra essere solido. Secondo un sondaggio Ispo presentato da Renato Mannheimer al Campidoglio, nel corso della presentazione della relazione economica alla quale ha partecipato anche il presidente di Unindustria Aurelio Regina, i sostenitori «caldi», cioè «molto o abbastanza favorevoli» all’evento sono il 74% del campione in Italia, l’86% nel Lazio e il 77% a Roma. I contrari sono l’11% in Italia, il 6% a Roma. C’è chi conta anche nelle Olimpiadi per consolidare nei prossimi anni la ripresa. Sulla sponda opposta, c’è chi ricorda la profonda crisi economica della Grecia che ospitò i Giochi nel 2004. «Non c’è alcun collegamento» commenta Albanese sfogliando i dati di uno studio Bain & Company «che dimostra come il peso del debito pubblico sul Pil greco sia rimasto costante nel periodo di preparazione dei Giochi mentre è cresciuto fortemente dopo la crisi del 2008».