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 2012  gennaio 13 Venerdì calendario

I PARTITI FINITI? TUTT’ALTRO, OCCUPANO LA SOCIETÀ

Ma veramente i partiti sono diventati così irrilevanti? A partire dalla formazione del governo di Mario Monti si sta diffondendo questa interpretazione, con tutta una serie di varianti che vanno dalla denuncia accorata quanto strumentale della «fine della democrazia» (addirittura!) alla sostanziale irrilevanza del partito in quanto tale.
La situazione è ben diversa: i partiti mantengono un formidabile arsenale di risorse, materiali e politiche. L’unico ambito in cui oggi sono oggettivamente più deboli rispetto a prima riguarda la loro funzione principe di selezione del personale di governo e di determinazione delle politiche. Le decisioni sulla composizione del governo sono state sottratte al diretto controllo dei partiti e altrettanto vale, per ora, per le scelte politiche. Il passo indietro dei partiti si ferma qui, però.
La loro forza rimane intatta a livello subnazionale. Nelle migliaia di amministrazioni locali e nelle migliaia di enti intermedi e di secondo livello i partiti continuano a condurre le danze. Senza il loro placet non si muove foglia. Non solo. La loro pervasività in tutti i settori della società non si è certo arrestata con il governo Monti. La colonizzazione dello stato e della società, come si diceva un tempo, non ha fatto alcun passo indietro. E se non lo aveva fatto al momento della grande crisi del 1994, se non per una brevissima stagione, c’è da dubitare che ora i partiti si ritirino dalle infinite zone di occupazione della vita economica e sociale che presidiano da anni. Del resto, anche i nuovi arrivati del 1994 pretesero subito i loro posti a tavola, a incominciare dalla Lega, onnipresente con i suoi uomini in ogni snodo di potere nei suoi territori di caccia.
Tutto questo porta potere e denaro ai partiti, per vie trasparenti o meno. Per vie trasparenti attraverso il più generoso sistema di finanziamento alla politica delle democrazie occidentali (sono queste le cifre dello scandalo non quelle dello stipendio di 1000 parlamentari). Per vie opache attraverso la colonizzazione della società civile con la quale si determinano le fortune delle carriere ad ogni livello, da quello alto dei grand commis e dei dirigenti di istituzioni "a contatto" con il potere politico, a quello medio dei direttori sanitari e dei dirigenti di aziende municipalizzate e partecipate, e infine a quello basso delle assunzioni clientelari in ogni settore.
Infine, i partiti continuano ad esercitare un controllo, diretto e indiretto, e una influenza abnorme sul sistema informativo. Al di là dell’eterna e mai risolta questione Berlusconi-Mediaset, il sistema radiotelevisivo è infestato dai politici. Dalle sette del mattino all’una di notte, sette giorni su sette, in ogni canale televisivo (un po’ meno in radio, per fortuna) approdano a sentenziare e a litigare i rappresentati dei vari partiti. Nessun paese al mondo ha una presenza così ossessiva di politici nella reti televisive. Ed è un vero peccato che i membri del governo Monti si stiano adeguando a questa pessima consuetudine.
I partiti possono fare passi indietro, operare ritirate tattiche, ma mantengono intatte le loro risorse. Nemmeno il generale de Gaulle, con una crisi di regime come quella del 1958, riuscì a ridimensionare il ruolo dei partiti francesi. Con tutto il rispetto, non ci riuscirà nemmeno il professor Monti che, tra l’altro, a differenza del Generale, non nutre alcuna animosità nei loro confronti. Ma se la "forza" dei partiti rimane sostanzialmente inalterata, non così la loro "legittimità". È questo il loro tallone d’Achille.